Turismo settore da salvare per uscire dalla Pandemia

Aggiornato il: apr 1

Come Paese non siamo stati in grado a creare delle aree turistiche Covid-free. In Europa manca un parametro oggettivo che chiarisca - a seconda dell'andamento dei contagi - quando una nazione può vietare l’entrata di turisti. L’Unione europea non ha stabilito alcuna direttiva e ciò ha consentito il proliferare di accordi bilaterali.

Così, mentre altri Paesi europei hanno colto in questa vacatio legis la possibilità di muoversi accelerando percorsi di rientro nella normalità, il nostro Governo proclama il tutti fermi, mentre l’estate si avvicina e nulla induce all’ottimismo nel settore del turismo. Come nel calcio d’antan, la parola d’ordine è: catenaccio.


Si è letto e si è detto: perché posso viaggiare e pernottare alle Canarie o a Maiorca e non andare a trovare un parente fuori dalla mia regione? Quella che può servire a far risaltare una contraddizione è solo una di quelle semplificazioni per cui una cosa vale un’altra, quando in realtà si tratta di due realtà diverse. Proviamo a spiegare.


La prima differenza è che le destinazioni turistiche in direzione delle quali hanno ricominciato a volare i tour operator sono Covid-free, mentre non altrettanto può dirsi dell’Italia, ancora divisa in zone arancioni o rosse. Secondo, chi viaggia lo fa ottemperando ai protocolli imposti dal tour operator.

E’ l’attuazione dei cosiddetti corridoi turistici, ovvero alcune vie controllate verso quei paesi dove l’incidenza del Covid-19 è assente o minima; dove chi viaggia viene controllato alla partenza e all’arrivo con uno o più tamponi. Cosa che, per esempio, il Governo italiano potrebbe promuovere in alcune isole o micro aree del Paese.

Certamente, nessun Paese ricava un vantaggio dal vedere i propri cittadini andare a fare turismo all’estero, portando fuori dal paese gettito iva e denaro speso in loco. Ma rilanciare il turismo - anche in uscita - è una delle leve per tornare alla normalità che precedeva la pandemia e ci porta a fare un passo verso l’uscita dalla crisi.


Negli ultimi dodici mesi, gli operatori turistici non hanno fatturato poco, più semplicemente hanno fatturato zero. Dunque far ripartire il settore s’impone. Il problema è farlo con chiarezza, non certamente aggiungendo improvvidi inasprimenti delle procedure in corso d’opera, magari proprio dopo aver prenotato una vacanza.

Dunque, evitando le quarantene imposte con l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, che indicano in 5 giorni di quarantena al rientro e ulteriore tampone alla fine dei 5 giorni per chi viaggia fuori dai confini a Pasqua. Ordinanza che sembra voler rendere difficile la vacanza anche nelle destinazioni Covid-free.

Le aziende italiane della ricezione turistica, hanno lamentato le restrizioni che invece pesano su di loro, ma si tratta della stessa incongruenza che chiude le isole delle Baleari ai turisti spagnoli, che non possono spostarsi da una Comunidad all’altra, eppure possono essere raggiunte da viaggiatori europei.

Risulta evidente che i flussi di incoming e outgoing non possono andare di pari passo, per questo motivo è necessario evitare le “guerre tra poveri” dello stesso settore. Al cospetto delle (mancate) politiche del Governo, il “mal comune” non fa “mezzo gaudio”, produce solamente il proliferare delle risposte. Perlopiù sbagliate.

La crisi del turismo è, in tutta evidenza, un problema complesso per il quale non esistono risposte semplici. La riapertura dei flussi verso l’esterno non è certo la panacea del settore, ma sicuramente contribuisce a rimettere in carreggiata e nella giusta direzione, un settore economico strategico del Paese.


Ricominciare dal turismo outgoing, ovvero verso l’estero, vuol dire intanto salvare diverse aziende italiane vicine al fallimento. Circa l’incoming, il Governo dovrebbe concentrarsi su come attuare politiche atte ad intercettare i flussi turistici che riprenderanno, per muoverli con decisione anche verso l’Italia.

Il Governo migliori le proprie pratiche di vaccinazione nazionale, le Regioni impegnino le loro risorse per diventare luoghi Covid-free senza ricorrere a scandalosi sotterfugi contabili, allora sì che potranno invertire la tendenza in atto e tornare a fare dell’Italia una destinazione ambita dai turisti stranieri.


Al contrario di altri settori industriali dove gli investimenti ripagano con tempi lunghi, ogni euro investito nel turismo rende già dalla stagione successiva. Bisogna solo comprendere in quale prospettiva operare e senza il condizionamento delle ordinanze e dei divieti, come sembra voler continuare a fare il Governo Draghi.


Infine, non confondiamo questa timida riapertura turistica di alcune frontiere, con i limiti alla nostra libertà di movimento all’interno del nostro Paese, perché qui abbiamo parlato di un comparto industriale ed economico che ha l’assoluta necessità di ripartire se non vuol chiudere.

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