top of page

ALBERTO BRAGAGLIA il pittore filosofo in “OLTRE IL FUTURISMO”

In mostra opere, disegni e cimeli mai esposti prima. Performance e proiezione di contributi video inediti dal 13 dicembre al 18 dicembre 2022 Palazzo Velli EXPO

Alberto Bragaglia, quarto in ordine di età dei fratelli Bragaglia, è considerato uno dei teorici più acuti dell’avanguardia novecentesca, mente eclettica dalla fantasia profusa ma anche “genio incompreso”. Autore di opere visionarie come Panplastica e Policromia Spaziale Astratta, elaborò attraverso la pittura le sue teorie scandendo un ritmo differente dalla “eterna velocità onnipresente” e dalla “violenza travolgente” del Futurismo marinettiano. Questa caratteristica gli fece guadagnare l’appellativo di pictor philosophus.

“Le numerose opere d’arte in mostra non sono che una minima parte di una ampissima produzione che declina insieme classicità del tratto, immaginismo lirico, simbolismo, astrattismo cromatico e intento ardimentoso – scrive Francesca Barbi Marinetti - Produrre arte è il risultato di un muscolo ottico per lui autonomamente intelligente che, facendosi interprete di linee forma e colore, attiva esso stesso pensiero. Una pittura “sovrasensibile”, dunque, che non scinde materia e spirito, astrazione e figurazione, reale e surreale, in quanto aspetti differenti di una stessa cosa”.


La mostra - prodotta dell’Associazione Adrenalina con il patrocinio e sostegno della Regione Lazio e il patrocinio dell’ICAS - punta a far scoprire l’unicità di questo artista meno conosciuto forse proprio perché non completamente asservito alle tematiche di tendenza. Un evento espositivo di spessore internazionale, dunque, in cui emerge la versatilità intellettuale di un artista fuori dal coro e al contempo profondamente sensibile alla sperimentazione estetica e di pensiero novecentesca.

“Avere la possibilità di decifrare la vita e le opere del Maestro – spiega Ferdinando Colloca – è l’epifania di un vivere per l’arte… con l’arte. Un percorso dove bellezza e spirito diventano segno e azione”.

E aggiunge Silvia Mineo: “Nello spazio il segno è librato dalla sua ritualità formale, il vuoto e la pienezza cedono il posto ad una continuità che permea le composizioni e che ne invade la spazialità, sensibile a quel ritmo plastico-dinamico che ne orchestra gli andamenti, senza però negare mai alle masse il loro ordine estetico”.

La pittura per Alberto Bragaglia era uno strumento di approfondimento della conoscenza tanto quanto la scrittura, un veicolo transitante l’intuizione cognitiva, carico di implicazioni esoteriche. “La raffinatezza dello stile, la ricerca della sintesi, la spontaneità del lavoro, la veicolazione del pensiero attraverso anche un semplice foglio di carta disegnato – testimonia Antonio Giuseppe Colloca – E in modo particolare, creare arte senza volerne fare commercio. Tant’è che molte sue opere sono disegnate anche sul retro”.


Il visitatore potrà avvicinarsi alla “purezza del suo pensiero che è la trama con cui riempie migliaia di carte e di tele, la luce che attraversa il colore, il movimento dell’universo che non conosce sosta” (F. Colloca) osservando i suoi lavori, oli su tela, tecniche miste e acquerelli su carta provenienti da collezioni private tra cui alcuni inediti. Una quarantina di dipinti oltre a numerosi disegni e cimeli mai esposti prima sveleranno la sua complessa personalità.

Frequentatore degli atelier di via Margutta e di villa Strohl Fern, a stretto contatto con Umberto Boccioni e Giacomo Balla, dipinse e scrisse d’arte nel corso di tutta la sua vita. Ha vissuto il Futurismo dal suo studio come intellettuale e artista, mescolando lo spirito innovativo con un personale intimismo. Nell’arco della sua lunga vita Alberto Bragaglia dipinge, insegna, scrive articoli e approfondisce la sua ricerca estetica; è critico d’arte e scrive saggi su arte e teatro, sul concetto di ritmo universale e sulla danza, al contempo disegnando e dipingendo atleti, ballerine, ma anche, in una visione di pulsioni universali interconnesse, paesaggi ed alberi.

La sua produzione ebbe inizio intorno al 1915 proseguendo fino al 1985. Prese due lauree, in Giurisprudenza e in Lettere e Filosofia, e per molti anni dipinse, insegnò, scrisse e maturò la sua concezione estetica di pictor philosophus, prendendo le distanze da ogni dogma novecentesco.

Oggi, grazie al nipote Marco Bragaglia Minghi, figlio di Leonardo Bragaglia, al “figlioccio” artista Ferdinando Colloca e al gallerista storico del Maestro, Antonio Giuseppe Colloca, si apre un nuovo capitolo per la sua riscoperta. In vita Alberto condivideva con pochi la sua pittura, considerandola una dimensione di ricerca privata. Motivo per cui la sua prolifica produzione è restata finora prevalentemente confinata nel suo studio.

Una parte delle opere in mostra sarà trasformata in NFT e proiettata nel metaverso, incardinando in pieno il significato del titolo “Oltre“ il futurismo.

“Sentimento, affetti, emozioni, passioni, idealità, si traducono fantasticamente

in valori plastico-cromatici per mezzo di Traslazioni soggettive;

L’essenza della grande arte è l’associazione di idee plastiche con l’anima totale.”

(da Alberto Bragaglia, Policromia Spaziale Astratta)



6 visualizzazioni0 commenti
bottom of page