ARTE - "B-Jesus" l'arte spirituale firmata Gullermo Mariotto - Intervista esclusiva

Aggiornato il: gen 25


Gullermo Mariotto

Il prossimo quattordici gennaio verrà inaugurato il maestoso presepe concepito da Gullermo Jesus Mariotto. Un’opera d’arte che è insieme molto altro. E’ il dono dello stilista e personaggio televisivo alla città che lo ha accolto, come solo Roma sa fare da millenni. Giornate campali quindi, ragione per cui l’intervista, dopo una serie di messaggi e false partenze telefoniche prende il via alle 22,30. Sarà per l’orario, sarà per la stanchezza di queste giornate affollatissime di impegni ma nel suo fluire,l’intervista assume i contorni di una riflessione a due voci... Buonasera dott. Mariotto, mancano una manciata di giorni ancora e si potrà ammirare il suo progetto artistico, un gigantesco presepe futuribile e futuristico al centro di Piazza Vittorio dal nome evocativo. Innanzi tutto: perché un presepe e poi può spiegare il titolo:B-Jesus ? Buonasera, intanto esultiamo perché ce l’abbiamo fatta. Detto questo, certamente, con molto piacere. Ma direi di darci del tu, a quest’ora saltiamo i formalismi...

San Giuseppe di Federico Paris

Sono d’accordo, Gullermo, volentieri. Prego... Sostanzialmente ho dato forma al presepe per rispondere ad una esigenza. L’ho concepito guardando al futuro perché oggi il futuro è un’incognita, diviso tra queste pandemie e multinazionali. Ho pensato ad un messaggio di speranza e rinnovamento, ponendo al centro Lui. E il suo ritorno. B-Jesus. Sii Gesù. Sembra quasi una chiamata… Eccome se lo è! Me l’ha mandato lui. Realizza questo e questo. Mi spinge in maniera così forte a fare, e io mi lascio guidare. Non potrei fare diversamente. Io sono credente. Che posso dirti? Sono fuori moda, a quanto pare. Ma non posso essere diverso da come sono. Anche se lo volessi. Il presepe robotico parte concettualmente dalla mostra Robotizzati… Diciamo che mi è rimasta dentro. Sono partito da lì, poi il progetto è sbocciato un po’ per conto suo. Io sono più un mezzo. Un tramite. L’esposizione mi ha assorbito interamente. Non volevo che fosse bella e basta... Perché è costituita da robot? Non sono esattamente robot. E’ un mezzo, un artifizio dialettico. La chiave era come sarebbe il presepe con il suo ritorno. Qualcosa a cui penso intensamente osservando la situazione attuale del mondo . Mi interrogo sulla sua venuta che sarà piena di valori e doni morali e di virtù, delle 260 profezie se ne sono verificate tutte tranne una...

Arcangelo Gabriele di Giovanni Cavagna

Capisco. Tema profondo su cui torneremo. Si potranno ammirare tra le altre, le opere di Ceccobelli, Serafino Maiorano, Dormino, Lidia Bachis, Tommaso Cascella, quanti sono gli artisti coinvolti? Tanti, ben 75 che ringrazio tutti. Sono provenienti da mezzo mondo. Vorrei anche citare l’apporto delle scuole a cominciare dalla Rufa, i cui studenti hanno realizzato tantissime pecore, e gli alunni radunati della maestra Barbara Riccardi.

- IST. COMPRENSIVO PRINCIPE DI PIEMONTE (RM) - IST. COMPRENSIVO SANT’ALESSANDRA ROSOLINI (SR)

- IST. COMPRENSIVO VASCO PRATOLINIDI SCANDICCI (FI) - IST. COMPRENSIVO DI MANDATORICCIO (CS)

Non posso non citare il Gesù di Giuseppe Verri ingegnere e scultore e l’Arcangelo Gabriele di Giovanni Cavagna. Duminda dallo Sri Lanka ha inviato I tre Re Magi. Mentre di Marianna Masciolini, che fa parte come molti altri che sono coinvolti, degli Amici della Galleria Nazionale d’arte di Roma è lo Spirito di San Giovanni Battista. E vorrei inoltre ricordare gli Artisti della Galleria d’Arte di Via Margutta... Da curatore quale elemento hai richiesto di focalizzare?

Gesù di Giuseppe Verri

La cifra era non avere un limite di espressione. Che è il bello del fare arte. Nella moda c’è un limite: la devi indossare, la tv è un luogo diabolico. Nell’arte puoi essere libero. Ho coinvolto questi artisti facendo unicamente leva sul senso d’inclusione. Ad ognuno ho ripetuto "invita un tuo amico artista a partecipare oppure qualcuno che apprezzi come lavora ma con cui hai un dissapore. Può essere l’occasione per riconciliarsi". Si è creato immediatamente in tutti un senso d’appartenenza. L’appartenenza è nel credo che unisce e non divide. Hanno aderito buddisti, islamici, ebrei, persino hari krishna, nel segno della fratellanza e della solidarietà. Lo so, suona retorico e poco intellettuale ma è solo riappropriandoci dell’ingenuità che abbiamo tutti quando nasciamo, che ci salveremo. E poi, da un punto di vista artistico, si lavora orgogliosamente sull’Italia che fa da teatro per questa narrazione. Un enorme piattaforma a forma di stivale su cui è distribuito il presepe, disegnata e realizzata da Pellegrino Cucciniello. C’è un elemento che spicca? Seguendo le Scritture ho proposto a tutti di scegliere un soggetto tra angeli, pastori e pecore. Ed è interessante osservare come ognuno si sia identificato nel suo studio. Ognuno nel portare un dono, porta superpoteri come virtù, valori e doti morali. Sono sculture perciò non possono prescindere dall’elemento estetico. Per esempio il San Giuseppe di Federico Paris, amico e collaboratore inestimabile, è un capolavoro. Ma non sono solo belle. Ognuna racconta un’idea. E poi l’apporto indispensabile e illuminante dei bambini, che in fatto di fantasia sono inarrivabili. Eravamo tutti lì, intenti a ragionare su cosa potessero fare queste pecorelle di Dio e ad un certo punto il figlio di Federico ci illumina. E’ facile, dice, hanno le pinne e hanno le ali così possono volare e nuotare. Prende un foglio e ci disegna uno schizzo! Pensa un po.’ E così le nostre pecore possono recuperare quei bimbi smarriti tra le onde prima che spariscano in mare a causa delle follie di questo mondo. Non posso pensare a quelle creature, che intraprendono un viaggio per la prima volta che poi sarà la sola. Laura Mega ha dato forma a dei suggestivi pastorelli migranti. In questo nuovo mondo non può esistere che un bimbo muoia in mare. E quindi, seguendo il suggerimento di un bambino, ecco prendere forma queste strane pecore, simili a chimere, in parte quadrupede, in parte pesce e volatile. In questo ci colgo un altro complesso di riferimenti cristiani, il pesce è il simbolo di Gesù stesso, la pecora, siamo noi, è l’agnello di Dio e le ali rimandano al cielo, allo spirito Santo.

Spirito di San Giovanni Battista - Marianna Masciolini

Un’opera circondata di una notevole poetica… che materiali impiegate? Per la realizzazione delle pecore abbiamo utilizzato cemento e resina con le ali in plastica disegnate dalla Fab Lab Un’opera imponente, i costi? Alti, altissimi. Ancora non so quanto stia costando. Squadre di operai che vanno e vengono, ma non ha importanza. Lui mi ha chiesto di farla. Il resto non conta... So che sei molto credente, la tua fede quanto ti guida e ti sostiene? Quanto è centrale? Guarda, prendi questo incontro nel quotidiano e ti accorgi di quanto tutto sia visto e pensato. Posso raccontarti un mio fatto privato? Se ti fa piacere, certo. Dimmi pure Quando ero piccolo domandavo a mia nonna cosa fosse Dio, e lei mi rispondeva”tutto”. Dormivamo nella stessa stanza e per paura del buio mi teneva la mano da un letto all’altro. E io volevo capire, e la incalzavo. Dio è la luna e le stelle, e le macchine e i treni.. lei rispondeva di sì, che era tutto e in tutto. Finché non crollava. Cercavo di capire cosa non fosse Dio, e non l’ho mai trovato. Dio è in ogni cosa, nelle belle canzoni. Ti rendi conto quanto Dio ci sia in un bel testo? Lo spirito Santo, il Padre e il Figlio. Nulla è di più di Dio. Che periodo è, questo? Il covid quanto lo hai percepito e se lo ha fatto, condizionato? Molto. Più che altro perché te ne accorgi gradualmente. Quando ha cominciato a stringersi il cerchio del covid la parola per definire ciò che sentivo fu “I need”. All’inizio era un suono disarticolato. Il bisogno di respirare come se sei in apnea. E anche la morte piò essere liberatoria per andare dove sia più giusto. Bisogno. Bi-sogno e l’ho ricamato

Professor Xavier di Lidia Bachis

Il sincretismo è una forza o un limite di questo tempo? Se tu riesci a sdraiarti in cima ad una collina e sfiori l’erba e osservi l’infinito e pensi che Dio è infinito ti accorgi che Dio è in ogni combinazione e in ogni sguardo e in ogni creatura. In ogni cellula. E che il libero arbitrio è solo il senso dell’umorismo di Dio. Dio, è matematica. Nulla mi gratifica più di Dio. Se accetti tutto ciò impari a riconoscerlo in tutto, indipendentemente dal nome che gli dai. Tu invece che opinione hai del sincretismo? Mah, penso che sia sorto tra la fine dell’ottocento e la metà del 900 come una qualche sorta di replica all’Illuminismo e al Materialismo. Ritengo che da un punto di vista antropologico sia interessante studiare i punti di contatto e le analogie e che il dialogo interreligioso porti dei benefici oggettivi, ma penso anche che non tutto sia uguale e sovrapponibile. Si cade facilmente nell’equivoco della religione fai da te. Prendo una parabola del Vangelo, un versetto del Corano, però sono anche padrone del mio destino come indica Siddharta...che ne pensi? Io penso che se sono cose giuste, fanno parte dello stesso Dio. Ma anche le cose che ci sembrano sbagliate, ne fanno parte… In precedenza hai disegnato per Basile e Dolce e Gabbana poi sei entrato nella maison Gattinoni della quale sei stato l’art director per tanti anni Gattinoni è la crescita personale e professionale ed è l’alta moda. Devi tracciare una croce. Che è l’equilibrio perfetto, un diritto filo perfetto verticale e uno centrale. Devi imparare una enorme quantità di regole. E’ come entrare in convento. Regole per qualsiasi cosa. Questo rende l’alta moda, Alta. Mi sono sempre chiesto perché mi abbia messo nella moda... Beh, probabilmente per postare un po’ di bellezza su questo mondo? Vero? Può darsi… poi mi ha fatto fare il giudice delle stelle… A me il signore mi ha fatto fare le cose più varie, lui mi sta portando da qualche parte. E prego sempre. Sono monotematico. Prima mi smarrivo più facilmente. O meglio, lui mi lasciava andare in sentieri più sensuali. Ma poi era sempre con me. Intendi dire che le sue logiche sono imperscrutabili? Proprio così! Tu credi al libero arbitrio? Sì. Penso di sì. Come sequenza di cause ed effetti. E come legge divina. Invece tu no? Penso che non ci sia o meglio, c’è ma come parte di un quadro d’insieme, se sono il relazione con le altre cose e persone come posso essere in assoluto artefice di me stesso? Uno strumento musicale vive certamente la sua identità ma è parte di un’orchestra, ed una orchestra ha un direttore. Il nostro è maestoso e assoluto. Ad un certo punto mi sono reso conto del fatto che lui vive in ogni cosa, compreso e anche attraverso me. Se prendi coscienza di ciò e cioè che c’è sempre una causa e una conseguenza, non puoi che arrivare a consegnarti. Gli dici, fai di me quello che vuoi. Anche se pensandoci bene, dire “fai di me ciò che vuoi” è un atto di arroganza perché lui fa comunque come gli pare. E dunque accetto, qualsiasi sua scelta. Mi tocca vivere anche l’esperienza del distacco e della sofferenza. Assenza, amore rinuncia e accettazione. Il transito per vivere meglio e in pace. Accettazione della condizione transitoria?

Sì. La vita è un passaggio ad un’altra. Hai collaborato con due star dello spettacolo. Beyoncé e soprattutto Madonna Sono artiste, grandi manager ma molto artiste. Le vedi in modo sintetico. Sono circondate da un esercito. Beyoncé è sempre circondata, tu non incontri un individuo ma un’entità. Una macchina. E’ carina. Ti bisbiglia all’orecchio, anche perché non c’è altro modo per sentirsi. Lavorare con loro due è spersonalizzante. Hanno i minuti contati e mentre stanno con te, sono mentalmente in altri venti posti, con duemila persone. Praticamente l’incontro con un macchinario. A Wimbledon c’erano 80.000 Beyoncé. Tutte clonate. Un mio amico voleva scattare una foto col cellulare. Lo hanno seppellito in sei. Sono saltati fuori da tutte le parti e lo hanno atterrato… solo il fotografo ufficiale può immortalarla. Capito? Ci facciamo una risata. Bene, Gullermo, direi che sia tutto, è stato un piacere. Credo che ne verrà fuori una bella intervista...


Grazie, Pier Luigi. Buonanotte!

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