Negrita, Coma_Cose e Subsonica: a Marina di Cerveteri un tris d'assi

Aggiornato il: 5 giorni fa

Dal nulla alla fiera dell'abbondanza: così si potrebbe descrivere, nonostante l'impaccio a tratti mefistofelico rappresentato dalle norme anti-Covid, l'estate cerenovese 2021. Nel sottoscritto a prevalere è stata la sorpresa. L'evento organizzato nella frazione di Cerveteri, presso il Lungomare dei Navigatori Etruschi di Campo di Mare, si è infatti potuto giovare di spazi accoglienti e riqualificati molto di recente. Chi, come noi, a Marina di Cerveteri viene in vacanza da anni, si era del resto quasi rassegnato a un lungomare brullo, poco curato, privo di servizi, praticamente abbandonato a se stesso. Già in tarda primavera si sono potuti però osservare ingenti lavori. Ed ecco spuntare un mini-stabilimento pubblico riservato ai disabili, nuove fontanelle, qualche doccia, più quell'ampio marciapiede sul lungomare che avrebbe poi ospitato stand e punti ristoro, in occasione dell'Etruria Eco Festival. Già, quell'Etruria Eco Festival che proprio quest'anno ha fatto ritorno al mare, portandosi dietro a partire dal 10 agosto alcuni nomi di sicuro richiamo: La Rappresentante di Lista (una delle ultime scoperte sanremesi), Piotta, Vasco Brondi e Manu Chao, tra gli altri.

Dulcis in fundo, però. Come si usa dire. Noialtri abbiamo infatti scelto gli ultimi giorni della manifestazione per riaffacciarci nella località tirrenica, consapevoli di andare incontro a un vero e proprio tris d'assi: venerdì 20 agosto i Negrita, sabato 21 i Coma_Cose e domenica 22 i Subsonica. Se è poi vero che due di questi gruppi da oltre vent'anni arricchiscono, qualitativamente e in termini di personalità, il panorama della musica italiana, nessuno si offenda per la nostra scelta in porre in primo piano, nel resoconto di queste vibranti serate, l'altra band. Ovvero i Coma_Cose. La (relativa) novità. Il duo che si è messo in luce all'inizio dell'anno a Sanremo, per confermarsi poi qui un'esplosione di energia, grazia, idee originali e ritmiche contagiose.

Prima di entrare nel merito, una doverosa precisazione: per poter accedere ai concerti oltre alla prenotazione era richiesto il green pass. Ebbene, un simile lasciapassare serviva per mettersi comodamente seduti (e anche un po' imbalsamati, quando è di scena il rock) nell'area davanti al palco, recintata come Fort Knox; ma assai rinfrancante è stato scoprire che si era quasi di più ad applaudire gli artisti appena fuori dalla suddetta recinzione, con gli asciugamani sulle dune, dispersi tra le bancarelle dell'attiguo mercatino o a ridosso del cancello presidiato da qualche volontario.

L'apoteosi è arrivata comunque venerdì sera allorché, dopo la storica "Rotolando verso il sud", Pau dei Negrita si è rivolto al pubblico "vicino e lontano" della surreale serata, chiedendo: "Raga, ma vi state divertendo?". E tra i primi a rispondergli un gruppetto di baldi giovani al nostro fianco, tutti pronti a replicare in coro: "Noi sì... e senza il green pass!". Momenti di goliardia, estrapolati da una sorta di Woodstock sulla spiaggia. Torniamo però in ambito più prettamente musicale, così da confermare il sospetto che avevamo sin dalla vigilia: intervallato dalle taglienti uscite di un frontman dalla verve come sempre genuina, inconfondibile, il concerto dei Negrita ha assunto quel gusto antologico che un po' tutti si aspettavano. A partire dai fan. Contenti come il sottoscritto di ondeggiare al ritmo di In ogni atomo o della forse meno nota, ma comunque bellissima, Hemingway.

Veniamo ora alla portata principale. Senza alcun timore di apparire iconoclasti, il piatto forte della kermesse è stato rappresentato per noi proprio dai Coma_Cose! Li avevamo visti duettare, come astri le cui orbite si intrecciano vorticosamente, nella sanremese Fiamme negli occhi. E il brano che li ha consacrati è stato riproposto a Marina di Cerveteri ben due volte, a metà del live e verso l'epilogo, in quella versione acustica capace di accentuarne le venature intimiste. "Galleggio in una vasca piena di risentimento", si sente cantare dal palco. Ma qui è il pubblico a completare i versi: "E tu sei il tostapane che ci cade dentro". Perché gli spettatori, specie quelli più giovani, non soltanto sembrano conoscere bene la loro discografia (con al momento appena due album in studio all'attivo), ma nell'accompagnare i ritornelli di certi brani mettono tanto impeto, da suggerire un'immedesimazione profonda.


E come dar loro torto? Fausto Lama (pseudonimo di Fausto Zanardelli) e California (ovvero Francesca Mesiano) si sono già scavati un sentiero personalissimo, shakerando con grinta gli orizzonti della musica rap e quelli di un indie pop, che altri già da un po' portano avanti con aria insopportabilmente annoiata, piaciona e spocchiosa, mentre il duo formatosi pochi anni fa a Milano è riuscito quasi miracolosamente a rivitalizzarne sound, liriche, contenuti. Apparentemente non c'entrerebbe nulla, ma ricordate il Guccini incline all'introspezione che in Samantha, uno dei pezzi più ispirati dell'abum Parnassius Guccinii, cantava "Ma Milano è tanto grande da impazzire / E il sole incerto becca di sguincio in questa domenica d'Aprile / Ogni pietra, ogni portone ed ogni altro ammennicolo urbanistico"? Ebbene, ai Coma_Cose non è affatto estranea una certa vena cantautoriale, espressa magari con maggior levità, sfacciataggine e naïveté; ed è proprio il capoluogo lombardo a frammentarsi in più di un testo nei mille siparietti, il cui spleen di fondo finisce per essere sublimato da una foga quasi dadaista. Volete un esempio? Granata, ipnotico brano la cui sferzante ironia si appoggia a ritmiche sincopate, facendo deflagrare il linguaggio verbale così da affrescare scenari suburbani che galleggiano tra impennate di vitalismo residuale, paradossi, allucinazioni metropolitane e potenziali incubi: "Non sottovalutare mai il ritorno / Verso casa o ciò che chiami tale / Mai una gioia tranne la fermata prima di Centrale" E ancora "Non mi ricordo cosa ho fatto ieri / Ma so capire i sentimenti veri / Sono quelli che lavorano di notte come i panettieri / Quanta paura di essere diversi / Ma quanta noia ad essere perfetti / I ponti sono fatti per buttarsi / Mica per metterci i lucchetti".

Lattine di birra. Sigarette. Icone calcistiche. Straniamento. Assurdi giochi di parole. Gente che s'affretta a prendere i mezzi pubblici. Praticamente una pop art in musica, che arriva ad inglobare quale ultimo rifugio un nonluogo come il supermercato, raccontato prima al pubblico tra tenerezza e toni crepuscolari da una bionda California in vena di ulteriore raccoglimento, per dissolversi poi musicalmente nelle strofe quasi diaristiche di un titolo alla George A. Romero, Zombie al Carrefour. E sentendola vien quasi voglia di ritirare fuori gli accendini: "Perché fare la spesa a me fa stare bene / Perché mi fa pensare a quando la facevamo insieme / Perché ora che stai meglio, sento che mi devo prendere un po' più cura di me / Sempre che ci riesco / Adesso pago ed esco / Fuori c'è un'alba splendida". Di canzoni ne potremmo citare diverse altrettanto belle, se non di più, vedi Jugoslavia. Rappegiando sornionamente e con sulfurea euforia: "Cantautori in lutto, natura morta, forse risorge / Antonello Venditi manca una "T" nessuno se ne accorge / Giambellino scendo sotto casa / Faccio colazione con il ciambellino / Senza avere i soldi del tuo paparino / Tiro e faccio i fumetti come paperino. / Perbenisti ci guardano storto perché abbiamo facce tipo Sarajevo / Qualcuno si sta armando, ma Armando chi? / Boh, sarà Diego / Musica pop, te la spiego: Lei lo lascia, lui va in para / E voi che ci cascate, Niagara" Insomma, tra un citazionismo sfacciato di classici alla De Gregori o alla Battisti, momenti di rap duro e puro, sonorità inattese e sconcertanti giochini verbali nelle liriche, i Coma_Cose hanno confermato di essere la lieta novella attesa da tanto, troppo tempo.


E consentiteci allora di tracciare un iperbolico fil rouge con la tappa conclusiva di questo breve viaggio, ovvero quei Subsonica che domenica hanno avuto l'onore di chiudere la kermesse etrusca: loro sin dagli esordi di innovazione ne hanno portata davvero tanta, nella musica italiana. Giocando con l'elettronica e non solo. Quasi scontato che nel loro caso, come e forse più che per gli stessi Negrita, l'esibizione assumesse quel timbro antologico, celebrativo, in grado di mandare in visibilio i numerosi fan presenti a Marina di Cerveteri...

Strade, Incantevole, la più meditativa Istrice ed infine Tutti i miei sbagli, per chiudere il cerchio con il momento di massima popolarità della band. Ma tra un brano e l'altro spazio allo storytelling proprio grazie a Samuel, cantante e Caronte gentile, che con le sue testimonianze non ha mai cessato di guidare il pubblico in questo breve viaggio nel tempo. Ricordando ad esempio a tutti di come la loro Funk Star abbia fatto da apripista per la musica dub in Italia, celebrando al contempo stili di vita e personaggi indubbiamente iconici, all'epoca. E probabilmente anche oggi: Funk star (sentirsi come Shaft, come umm, come Starsky and Hutch). Così io cresciuto qui distruggendo astronavi / dentro il video game. Sentirsi vivere / da sempre nelle storie di qualcuno / e per la strada poi / sognavo una pellicola vicino, vedersi vivere / da sempre nelle storie di qualcuno / e per la strada poi / sentivo una pellicola vicino." Ed è così, con un filo di nostalgia per gli eroi dei leggendari telefilm citati nel testo, che vogliamo chiudere anche noi il resoconto dell'ultima serata di Etruria Eco Festival. Una serata che la luna piena e qualche folata di brezza marina hanno reso ancor più vibrante.

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