"Le canzoni sono la colonna sonora della vita": viaggio nel mito del Rock con Maurizio Guccini
- Vito Tripi
- 26 gen
- Tempo di lettura: 7 min
Fonte Nuova riparte a ritmo di Rock: 67 storie tra ribellione, leggenda e futuro della musica
Una splendida serata presso la Tana dei Musicisti a Fonte Nuova, un’associazione culturale che esiste dal 2015, e che ha avuto uno stop nel periodo COVID, e che ha finalmente riaperto le danze. Un punto d’incontro dell’hinterland romano in cui si fa scuola di musica, sala prove, laboratorio musicale e jam session.

Una serata in cui in tanti sono accorsi per ascoltare e parlare con Maurizio Guccini autore del libro Rock Tales – Storie dimenticate e indimenticabili edito dalla Pav Edizioni (pag 188 € 18). Lo scrittore ha subito cominciato ad interloquire con gli astanti spiegando che l’interesse verso i suoi racconti perché “le canzoni, in fondo sono una colonna sonora della nostra vita ed entrano nella nostra playlist, soprattutto quando noi diamo un senso e un significato ad esse. A volte glielo diamo noi, a volte sono loro che ce lo raccontano”.
“Io potrei chiedere ad ognuno di voi – continua - qual è la canzone che in questo momento della tua vita ascolti di più e se c'è un significato dietro. Ed esso può essere nel testo, può essere unicamente l'artista, il suo modo di condividere, di comporre musica che ti appassiona, può essere semplicemente una melodia che in questo periodo della tua vita ti è più congeniale”.
Quindi hai voluto portare su carta questa tua visione?
Sì, perché comunque un libro lo puoi leggere la sera, durante una pausa, quando ti pare. E poi ho voluto fare tutte storie brevi di due pagine, tu prendi il libro, apri una pagina a caso e leggi la storia che in quel momento vuoi ascoltare. E quando le ho scelte, ovviamente ne avevo circa 300 da scegliere, ne ho scelte 67, un po' per esigenze ovviamente di editoria, un po' perché 67 mi piaceva come numero, in quanto è l'anno principale della storia della musica rock in cui cambia tutto. Ormai il rock già esisteva, ovviamente, da almeno 15 anni all'incirca, però nel '67 cambia un pochino tutto. Ho detto "Facciamo 67 storie". E quindi le ho scelte non solo in base anche alla a quanto erano avvincenti, a quanto erano curiose e divertenti, ma anche in base ad alcuni aspetti.
Quali sono stati i vari quid per la stesura di questo libro?
In realtà mi sono fatto tutta una serie di domande Come nasce una canzone?
Come fa un artista che non viene cagato da nessuno improvvisamente a diventare famoso?
Perché sono domande che ci facciamo oggi, ma anche all'epoca se le facevano gli artisti degli anni '50, '60, '70. C'erano mezzi diversi, magari c'era più possibilità, c'erano meno paletti, però comunque sempre quelle tematiche rimanevano. E allora mi sono chiesto "Come si sentivano i giovani dell'epoca, soprattutto quelli che poi sono diventati famosi?" E ho recuperato un po' di queste storie.
Se dovessi spiegare il rock…
Se fermi una persona per strada e gli dici "Cos'è un pezzo rock? ", ti risponde che un pezzo rock è arrangiato in un certo modo, suonato con le chitarre distorte, con il basso etc. Il rock, invece, quando nasce, lo fa come forma di ribellione, cioè una canzone poteva essere anche arpeggiata con la chitarra classica ed essere rock. Poteva anche essere una canzone fatta al pianoforte ed essere rock. Poteva essere una canzone cantata anche semplicemente a cappella con la voce ed essere rock, come se non sbaglio proprio l'ultimo brano di Janis Joplin fu inciso solamente a livello vocale.

E quindi qual è la prima volta che un artista rock diventa famoso a livello planetario?
Perché il rock comunque nasce intorno all'inizio della metà degli anni '50 come genere riconosciuto, però poi c'è stato un artista che lo ha sdoganato e quindi hanno iniziato a conoscerlo in tutto il mondo. Beh, questo artista si chiamava Aaron e semplicemente voleva fare un regalo alla mamma per il suo compleanno ossia inciderle un 45 giri. Tu potevi andare in uno studio di incisione, registrare la tua canzone e all'epoca ti davano l'acetato, ossia il 45 giri. Quindi lui va in questa sala di incisione, incide questa canzone che non gli riesce neanche troppo bene, però una persona che stava dall'altra parte del vetro, in quel momento, fortunatamente, era un discografico, un certo Sam Phillipsdella Sun Record e dice "Mamma mia, questo ragazzo è esattamente quello che serve commercialmente oggi negli Stati Uniti", e cioè, ovviamente questa cosa va pensata con gli standard degli Stati Uniti dell'epoca, gli standard sociali degli Stati Uniti dell'epoca, e cioè un cantante dalla pelle bianca che ha la voce di un nero. È qualcosa che negli Stati Uniti commercialmente era praticamente il top, ma non esistevano. E così lui si segna il nome di questo ragazzo.
E poi cosa successe?
Dopo un po' di tempo decise di andare a riascoltarlo e rimase estasiato. Però, questo ragazzo non si aspettava niente di che, gli fanno incidere un altro brano che doveva semplicemente essere passato nelle radio locali. Il DJ dell'epoca capisce che la canzone poteva avere un certo successo; quindi, lo manda a un DJ nazionale che l'ascolta e la manda a un pubblico che era quello degli Stati Uniti d'America dell'epoca. Quindi, diciamo che quelli che possedevano una radio erano circa 60 milioni di persone e quindi 60 milioni di persone la sera si collegavano per ascoltare la radio e ascoltano la canzone di questo giovane.
E siccome non c'era il rock di oggi, per cui ogni mezz'ora deve passare il brano che è promosso dalla casa, no, cominciavano ad arrivare telefonate e richieste "Ce la rimandi la canzone, ce la rimandi la canzone". Quella canzone quella sera la rimandano 25 volte di fila. Allora il DJ dice "Non mi interessa, dovete andare a cercare questo ragazzo". Lo vanno a cercare, mentre intanto la canzone continua ad andare in diretta.
Lui era al cinema a vedere un film con gli amici, vanno a casa e gli dicono che era al cinema, lo vanno a prelevare al cinema e gli dicono "Devi venire con noi". Lui pensava di essere stato arrestato per aver fatto qualcosa. Lo portano negli studi della radio, lui ha paura, ovviamente, dice "Ma adesso che mi dovete far parlare davanti a un pubblico?" Lo tranquillizzano lui fa questa intervista, non sapeva che stava in diretta e lo ascoltano 60 milioni di persone.
E quindi a quel punto Aaron comincia ad avere una certa notorietà, anche una certa carriera discografica e muterà il suo nome in Elvis, ovviamente, il nome Aaron discograficamente non è che facesse impazzire e quindi decisero di chiamarlo esclusivamente Elvis Presley.
Ma poi che cosa succede?
Succede che il rock and roll crea anche una generazione, perché prima si era bambini e poi si era direttamente uomini. Al massimo si era giovani uomini. Si passava anche nell'abbigliamento, dai pantaloni corti ai pantaloni lunghi. Quante volte voi vedete foto degli anni '50, '60 e ci sono ragazzi di 12 anni vestiti in giacca e cravatta, tutti precisi, perché dovevano assomigliare ai genitori. E invece il rock and roll crea l'adolescenza, crea tutti i pensieri degli adolescenti di oggi, perché cominciano a raccontare la loro vita, soprattutto nei testi delle canzoni.
E quindi nascono le canzoni, ma c'era bisogno di materiale. Quindi c'era bisogno di gente che scrivesse canzoni per adolescenti, c'era bisogno di gente che arrangiasse le canzoni degli adolescenti e anche gente che le interpretasse, perché sì, c'era Elvis Presley, c'erano tanti altri.
Alcuni, purtroppo, muoiono in un tragico incidente, ci fu proprio un episodio in cui cadde un aereo durante una di queste tournée e morirono Big Bopper, insomma tanti altri cantanti che erano in quel momento sull'aeroplano.
E quindi c'erano case discografiche che investivano fior di soldi, ma la persona che ci vede più lungo di tutti si chiamava Al Kirshner.

Al Kirshner che cosa fa?
Lui non investe i soldi faraonici, affitta tre stanze al centro di New York, ci mette un pianoforte, tre chitarre e inizia a mettere a libro paga una generazione di ventenni per scrivere e arrangiare le canzoni. E tra questi ce ne sono tre che erano un pochino più bravi degli altri, erano Neil, Jerry e Carol, tre amici per la pelle, tra l'altro. Molto bravi, iniziano a scrivere canzoni per altri gruppi, iniziano a scrivere canzoni per artisti e poi piano piano decidono anche loro di iniziare a cantare, di iniziare a interpretare i propri brani. Carol, Jerry e anche James scriveranno la storia della musica, perché parliamo di Neil Sedaka, Carol King, Jerry Goffin, a loro si aggiungerà anche James Taylor.
Carol King a un certo punto decise di iniziare a cantare i propri pezzi e fece un album di nome Tapestry che ha venduto una cosa come 71 milioni di copie e 71 milioni di copie non sono 71 milioni di download oggi, significa che 71 milioni di persone si sono alzate dal divano, sono scese, sono arrivate fino a un negozio e hanno tirato fuori il portafogli, hanno pagato non so quanti dollari un album e se lo sono portate a casa. È una cosa un po' diversa dall'ascoltare in streaming una canzone o un album.
Secondo te oggi il rock è per nostalgici, di nicchia o è ancora molto attuale?
Allora, partiamo dal presupposto che se noi intendiamo il rock come arrangiamento, ovviamente viviamo in un periodo in cui altri tipi di musica vanno per la maggiore. Però noi come rock intendiamo la ribellione che c'è nelle persone, il fatto di non essere conformisti, il fatto di poter raccontare alcune cose attraverso la musica. E quindi si può essere rock anche con altri generi. Io dico che lo spirito del rock è rimasto intatto.
Se poi, ovviamente, parliamo del rock come genere musicale, allora sono periodi, ci sono periodi in cui il rock magari può ritornare, penso ai Maneskin nel periodo in cui hanno vinto l'Eurovision, i bambini sotto l'albero di Natale volevano la chitarra e le bambine volevano il basso. Quindi, sono semplicemente fasi della vita, fasi della società e fasi anche musicali.
Oggi magari va più di moda la trap o il neo-melodico, tra 10 anni magari il rock sarà nuovamente compreso. C'è da dire che al momento è la musica più longeva perché io non credo che tra tanti anni si parlerà ancora della trap, ma credo che si continuerà a parlare del rock.
Secondo te, invece, i rocker italiani più importanti, quali sono stati e quali sono?
Io sono un grande appassionato della prog italiana degli anni 70, quindi il Banco del Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria Marconi, i New Trolls, le Orme, loro, secondo me, hanno creato una generazione di musicisti che poi magari hanno sfondato anche in altri generi, nel pop o nel rock classico; quindi, a prescindere dal fatto che magari non siano i più famosi, secondo me loro sono stati il passaggio fondamentale del rock in Italia.
Senti, invece, il futuro del rock, non solo italiano, ma in generale, quale sarà?
Il futuro del rock è legato alla capacità di raccontare storie. Se noi riusciremo ancora a raccontare storie e a fare in modo che queste storie non siano necessariamente quelle volute esclusivamente dal mercato musicale, allora il rock può avere un futuro, altrimenti, ovviamente, avremo tempi abbastanza bui musicalmente parlando.




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