Il “Senso critico” per la vita e per l’arte, di Davide Dormino

Aggiornato il: mar 23


"Anything to say"

Nell’estetica di Davide Dormino, esaltata dalla energia dei metalli, sono distintamente rintracciabili alcuni punti cardinali che fanno da stella polare alla sua fertilità creativa. Troppo ricorrenti per essere casuali, troppo svelati in ogni fattezza, da quella materica della scultura a quella verbale, per non essere stratificati nella sua forma mentis. Dormino guarda incessantemente ad archetipi ed ideali senza tempo. Coraggio, ribellione, libertà sottendono e corroborano il suo pensiero che plasmato, diviene arte. Non può essere un caso che Giordano Bruno faccia breccia tra le ferree maglie dei suoi ragionamenti. Attualmente il suo “Senso Critico”, una scultura a tre figure dal notevole potere suggestivo, arricchisce B-Jesus, l’installazione-presepe ideata a curata dallo stilista Guillermo Mariotto attualmente in esposizione a Roma, nel parco al centro di Piazza Vittorio.


L'arte è nella sua essenza, comunicazione, e lo è tanto più quando è arte pubblica. Il tuo progetto Anything to say, sottolinea il diritto alla libertà d'informazione. Oggi ci si confronta sull'arbitraria censura che i proprietari di social network esercitano eludendo appunto il diritto ad esprimere opinioni, e questo senza il parere di un soggetto neutrale che valuti contenuti e posizioni. Il tema sembra essere divisivo, qual' è il tuo pensiero in merito?

Personalmente credo che l'arte sia visione, espressione individuale e la libertà, capacità di immaginare il mondo diverso da come ci viene presentato e l'arte contemporanea ci aiuta a comprendere lo spirito del tempo, a renderlo visibile. L'arte pubblica poi si relaziona con un pubblico più vasto ma anche con i luoghi e le istituzioni.

Il momento storico che stiamo vivendo è complesso, il nostro senso critico è costantemente minato da incertezze determinate da un corto circuito, più che mai evidente tra gli interessi politici, quelli economici e la virtualità. Le persone senza nutrimento culturale appassiscono. Stiamo abdicando all'idea di essere liberi.

Dall'altra parte c'è il problema di milioni di persone che si informano solo su internet e sui social dove leggono qualsiasi cosa e si convincono delle teorie più assurde, vedi il successo del complottismo da non confondere con la controinformazione, il che pone un grande problema perché un mondo dove i cittadini non sono informati correttamente è senz'altro un mondo dove la democrazia è malata. Poi, in realtà, le regole della democrazia e del dibattito dovrebbero essere sorvegliate da un'autorità pubblica e invece sono in mano ad aziende private. La cultura e la conoscenza sono l'unica arma che abbiamo per rimanere in piedi.


Ti sei misurato recentemente col tema della spiritualità aderendo al progetto B-Jesus di Guillermo Mariotto, hai un rapporto col mistero e col trascendente? E se sì, di che tipo?

Ho aderito alla proposta di Guillermo, che conosco da quasi 20 anni, perché mi piaceva l'idea inclusiva di B-Jesus.

Ogni personaggio del presepe è traghettatore di un una virtù, un super potere, reale o immaginario che poggia le sue radici sulla nostra Italia in cui tutte le opere sono le colonne portanti del bel Paese che giornalmente vengono minate, partendo dal senso di appartenenza ad un'unica comunità legata da lingua, costumi, storia, letteratura, arte, modi di vivere. Il mio rapporto col trascendente è nel processo creativo che mi porta a vedere le cose dall'astratto fino alla formalizzazione nel concreto. Ogni opera d'arte che realizzo, è alla costante ricerca di spiritualità intesa come innalzamento del proprio io, ricercando armonia anche per il semplice rifiuto del materialismo legato a dei barbari e agli ignoranti

"Senso Critico"

“A dei barbari e agli ignoranti” mi riporta seguendo un flusso di pensieri associativi, al passaggio di un testo composto da due geni che è al tempo stesso un manifesto...” E gente giusta che rifiuti d'esser preda di facili entusiasmi e ideologie alla moda”. L’arte contemporanea quanto rischia? Lo stesso termine “contemporaneo”, non è di per sé una sorta di artifizio dialettico in quanto qualsiasi espressione dell’atto umano al momento di essere realizzata è giocoforza contemporanea al suo contesto?

Esistono artisti coraggiosi ed altri che strizzano l’occhio al sistema. Per fare un esempio, in questo periodo non ho visto molte dita alzate. Giordano Bruno ha avuto il coraggio di andare fino in fondo per la difesa delle proprie idee. Questo credo che sia, senza incitare per questo a chissà quali gesti ma limitandomi all’azione dell’artista, un elemento imprescindibile. Per chiarezza, non accuso nessuno, comprendo che per sopravvivenza possa subbentrare la mediazione. Oltre al coraggio è anche un fatto di etichette che in effetti, svuotano. SI fanno azioni a favore degli artisti ma loro non ci sono. Non si espongono. Io cerco di fare il mio percorso. Metto, o tento, nelle mie opere il mio vissuto. Cercando di restituire ciò che vedo. Provare a dare un punto di vista prospettico. Lungimirante. Alzarsi dove la massa si siede. Get up, stand up! Stand up for your rights, diceva Bob Marley. Gli artisti dovrebbero aprire un varco. Non è una verità ma una possibilità


La materia è al centro della tua ricerca. Sei in grado di formulare se esista un'insostenibile leggerezza dei corpi? Quindi, la codifica di una estetica in levare? E su un piano per così dire, metafisico, massa e spiritualità come si combinano?

Rispondo con le parole di Gianluca Marziani che racchiudono per me il senso della domanda:

La vera arte non è questione di aste o fiere ma di lampi inventivi, energie compresse nella forma, ispirazioni di uno schizzo su carta che si trasforma in volume plastico. L’arte che dura nasce da un lampo nel vuoto cosmico, una scintilla sibilante che genera nuove forme possibili. E conta la lunghezza dello sguardo, la veggenza del talento, la resistenza iconografica. Conta l’intuito che anticipa la patologia sociale, la costruzione di nuovi immaginari, il disegno di un futuro prossimo.


E come non essere d’accordo con Marziani...una sorta di big bang creativo…concordo. A questo proposito non credi che il ricorso costante (al punto che a volte ha l’odore malsano del pretestuoso), a terminologie come “ricerca”, “concettuale”, “antiestetico”, stia svuotando il gesto, il segno, la forma? Del resto, la forma è di per sé concetto.

Quello che dici tu è esatto. La forma è contenuto. Se vuoi possiamo ragionare sulle percentuali. Quando l’arte è troppo concettuale ma va a discapito della forma, guardi la pittura o la scultura e ti domandi “lì dentro dov’è tutto ‘sto concetto?”, questa “ricerca”, del celebrale che diventa negazione del segno, raffredda il pensiero stesso. Poi è anche vero che ci sono i codici e i processi. E, la mano. La mano asseconda un pensiero. A volte è attraverso un processo retro istintivo che si arriva alla definizione. Rismontando l’opera pezzo per pezzo per arrivare ad individuare il concetto di partenza.

B-Jesus ha in sé e offre diverse chiavi di lettura: può essere osservato da un punto di vista formale, dunque come monumentale installazione collettiva in cui le sensibilità più diverse si fondono e si riplasmano in un'unica realizzazione; può essere percepito come un salvifico inno alla rinascita personale e collettiva, una ode alla redenzione. Può essere un messaggio, un veicolo per tornare a vivere gli spazi e superare la diffidenza ingenerata dal Covid

Non voglio parlare di Covid, ho deciso di rimanere lucido e continuare a fare quello che devo fare. Il progetto B-Jeus nasce con nobili ambizioni, e come scrivevo prima, al suo interno ha diversi livelli di lettura, vista la variegata presenza di artisti e creativi al suo interno.

L'Arte e la cultura servono anche a farci divertire, ad evolverci con intelligenza e ironia, facendo passare, come in questo caso un messaggio spirituale. La grande istallazione, frutto di mesi di progettazione, è collocata magistralmente all'interno della nuovissima Piazza Vittorio di Roma, zona nevralgica della città e luogo multietnico per eccellenza, che nell'immaginario collettivo è anche sinonimo di degrado e la scelta di posizionarla nel parco non è a caso.


Hai coinvolto i tuoi allievi della RUFA (è un istituto di cui conservo sempre un ricordo molto positivo per una collaborazione che mettemmo in piedi per Sguardi al Femminile del 2004 presso l'Ala Mazzoniana della Stazione Termini e per una lezione di cinema che vi tenni assieme a Carmine Fornari), vi siete concentrati sulla realizzazione delle pecore, cosa vi ha orientato verso questo soggetto? Di quale messaggio sono portatrici? Sono lavori materici in cui sono stati impiegati i materiali più diversi...

Insegno Scultura alla Rome University of Fine Arts e mi sembrava di buon auspicio coinvolgere gli studenti del primo anno. Il ruolo della scuola e degli insegnanti è quello di fare spazio, aprire finestre, aprire vuoti nelle teste, aprire buchi nel discorso già costituito, aprire porte, occhi, orecchie, aprire mondi, aprire aperture impensate prima, ogni studente è una promessa per il futuro. L'idea di prendere consapevolezza di sé, e capire che si può essere gregge ma anche pecore nere mi sembrava la prima, necessaria informazione da trasferire.

Ognuno di loro ha lavorato su materiali e quindi concetti differenti, dal ferro al gesso, dalla ceramica all'alluminio, al legno, all'assemblaggio di vari materiali per raccontare l'autodeterminazione, la resilienza, l'adattabilità, l'autosufficienza, il coraggio e la sincerità.

Devo dire che ognuno dei giovani artisti è riuscito a creare una forte congruenza tra forma e contenuto.

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