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Joe Barbieri: la musica come scelta. Intervista esclusiva

Cantautore, chitarrista, produttore, e anche discografico. Il rapporto di Joe Barbieri con la musica è un rapporto totale, come solo chi è innamorato può capire. Joe Barbieri, preparandosi a un 2024 pieno di impegni, ha accettato di incontrare Plusnews, ed ecco cosa è emerso dalla nostra chiacchierata.


Joe Barbieri

La musica per te è sempre stata una passione forte. 13 dieci pubblicati, 10 in studio, due live, e una raccolta, testimoniano anche una carriera intensa. Ci puoi raccontare come hai iniziato?


Sicuramente alla base c’è una passione e una voglia di mettersi in gioco, che ma ha sempre accompagnato. Se poi vogliamo definire un momento preciso dobbiamo tornare alla scena napoletana anni ’80, che alcuni critici hanno definito come Naples Power, e che ha dato vita a un vero e proprio rinascimento della musica (e non solo della canzone) napoletana. Sono gli anni di Pino Daniele, Enzo Avitabile, James Senese, e tanti altri artisti che hanno lasciato un segno indelebile.


Soprattutto Pino Daniele è stato importante per te, giusto?


Con Pino Daniele ovviamente il rapporto è iniziato con la mia ammirazione come giovane ascoltatore della sua musica. Poi, mentre mi facevo strada nella scena musicale di Napoli, le nostre strade si incrociarono. Daniele rimase colpito da quel che avvertì in me e mi aiutò a capire fino in fondo cosa volesse dire lavorare con la musica. Il suo aiuto nella registrazione del mio primo disco del 1993 GLI AMORI DELLA MIA VITA fu un momento centrale, perché sapere che un grande artista come lui coglieva delle potenzialità nella mia proposta rafforzò la determinazione nell’insistere per la mia strada.


Nel 2003, dopo dieci anni di attività, decidi di fare il grande passo, fondando la tua etichetta, Microcosmo Dischi. È stata una scelta dettata dalla voglia di rimanere indipendente?


La musica che faccio, come anche quella che cerco e pubblico, non è quella del mainstream usa e getta. Le proposte musicali e i progetti artistici ad esse legati vanno seguiti con cura, come figli, ponendo attenzione ad ogni dettaglio, dalla registrazione alla promozione. Ecco perché, senza nulla levare la lavoro che fanno i grandi gruppi industriali musicali, per un certo tipo di musica riuscire a controllare i vari aspetti del processo che porta una musica ideata a diventare realtà su un supporto sia esso vinile, CD, o altro, è basilare. In fin dei conti è quello che è successo sempre nella storia della musica. Accanto alle multinazionali sono sempre esistite etichette più agili, in grado di intercettare in modo più efficace le tendenze più di nicchia e all’avanguardia. Pensiamo alla Island per il prog negli anni ’70, o alla ECM per il Jazz, la Stiff Record con il Punk o la Sub Pop col Grunge.


Joe Barbieri

Nel corso degli anni come autore ti sei spostato da un cantautorato autoriale, ma sempre all’interno dei confini italiani, ad orizzonti più jazz e world fusion, partendo da IN PAROLE POVERE del 2004, passando poi per dischi come MAISON MARAVILHA del 2009 o RESPIRO del 2012, dove il Jazz è molto forte. È stata una scelta o una necessità?


La musica è universale. Partendo da qui era solo questione di tempo che il cammino iniziato a Napoli si estendesse ad altri “sud” del mondo, arrivando al Brasile, con la bossa nova, e il Jazz, linguaggio che partito dagli USA si è esteso fino ad abbracciare tutto il mondo, in mille declinazioni. L’importante è stato sempre mantenere il contatto con le radici, senza snaturare il tutto a un livello puramente calligrafico, ma innestando nuove sonorità sull’essenza da cui provenivo.


Nella seconda metà del decennio scorso hai realizzato due opere tributo a grandi della musica, CHET LIVES nel 2013 e DEAR BILLIE nel 2019, dedicati rispettivamente a Chet Baker e Billie Holiday.


Poter ricordare questi artisti al pubblico contemporaneo è stata una grande soddisfazione. BIllie Holiday è stata una delle voci più importanti del Jazz, e nelle sue canzoni si avverte tutta la tensione della società in cui viveva, segnata dalla segregazione razziale negli USA. Chet Baker rimane tuttora uno dei massimi trombettisti, capofila del Cool Jazz e maestro di un lirismo intimo ed essenziale. Se il mio sforzo ha contribuito a farli scoprire - o riscoprire – dalle nuove generazioni il gioco è valso la candela.


Ultimamente sei diventato anche paroliere, per Le Fate Ignoranti


SI. In occasione della serie TV tratta dall’omonimo film di Ozpetek, ho avuto l’opportunità di scrivere il testo di Eternità, brano composto appositamente per la serie, su musica scritta da Paqeuale Catalano, ottimo musicista. È stata un’esperienza che sicuramente mi ha arricchito, e mi ha permesso di mettermi alla prova in nuove direzioni.


Il tuo futuro è dedicato a Napoli, quasi un ritorno alle origini. Cosa puoi dirci a riguardo?


Nella primavera di quest’anno uscirà VULIO, un disco interamente dedicato a brani tratti dall’immenso catalogo della canzone napoletana. Chi mi segue ne ha avuto un’anteprima conVulesse 'O Cielo, brano “apripista”, che ho pubblicato a dicembre 2023. Più che un semplice ritorno lo considero un rimmergersi nel mare sonoro da cui sono nato tanti anni fa, per cercare di ridare a Napoli quello che lei mi ha donato da sempre, la passione e la voglia di cantarla. Il disco mi vede assieme ai due chitarristi Nico di Battista, e Oscar Montalbano, e spero che tutti coloro che cercano una musica che rimane nel cuore lo ascoltino.

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