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“La Valle dei Sorrisi” la nuova via del folk horror italiano.

La quarta pellicola di genere di Paolo Strippoli è una chicca che concede nuova linfa al cinema horror nostrano.


Il cinema di genere made in Italy, in special modo quello dell’orrore, continua a soffrire di un immotivato complesso d’inferiorità. E’ vero se dovessimo basarci solo sugli ultimi in commercio come quelli di Domiziano Cristopharo avremmo un quadro desolante ma, fortunatamente, non è così. Su varie piattaforme, Prime Video in primis, è pieno di pellicole italiane orrorifiche, anche coproduzioni internazionali, veramente pregevoli.


La valle dei sorrisi

Tra i registi emergenti in questo settore spicca il talentuoso Paolo Strippoli che ha già diretto i bellissimi film horror, A Classic Horro Story e Piove più il thriller L’Estranea. Strippoli ha uno stile forte, deciso ma che sa anche giocare su i lati più sottili della psiche umana, con gli spettri più profondi ed oscuri che si annidano nelle pieghe della nostra anima. La sua ultima fatica, La Valle dei Sorrisi, uscita al cinema lo scorso autunno, si dimostra già una piccola perla orrorifica. Attualmente è possibile vederla sulle principali piattaforme streaming. Con un budget di 4 milioni di euro ha fatto in Italia un incasso di 358 mila euro. Oggettivamente la pellicola non ha coperto neanche le spese di produzione ma non possiamo definirla un flop almeno per il mercato italiano. Difatti il film è stato acquistato da Shudder (la principale piattaforma horror al mondo) per il mercato anglofono e ha una distribuzione internazionale che garantisce entrate sicure (minimi garantiti) indipendentemente dal numero di spettatori in sala.


Ci sono, poi, i diritti TV e streaming il prodotto essendo una collaborazione con Sky Italia, gran parte del budget è coperta preventivamente dai diritti di messa in onda e dalla distribuzione sulla piattaforma NOW.


Oltre a questo La Valle dei sorrisi ha avuto un percorso trionfale nei festival (Venezia, Strasburgo, Parigi, Chicago). Questo consolida la carriera di Paolo Strippoli come autore di punta, permettendo alla produzione di accedere a finanziamenti pubblici e crediti d'imposta (Tax Credit) che abbattono drasticamente il rischio finanziario iniziale.


La valle dei sorrisi

Ora veniamo alla nostra storia ricordando che il soggetto, L’angelo infelice, ha vinto il Premio Solinas nel 2019. Il film si apre nel 2009 con un tg in cui si parla di una tragedia ferroviaria avvenuta in un paesino del nordest chiamato Remis. Vediamo una coppia che si saluta, mentre lui va a lavoro, con lei che chiede “vuoi abbracciarlo?”, riferendosi al neonato che piange, ottenendo un diniego del marito che si sta grattando una strana escoriazione della mano. Poche scene dopo la donna, mentre da’ la pappa al piccolo, si blocca e gattonando si getta dalla finestra!


Passano 15 anni una macchina sfreccia lungo le strade alberate un uomo piange disperato, alla guida c’è Sergio Rossetti (Michele Riondino), ex campione di judo riciclatosi a fare il supplente di ginnastica proprio il quel di Remis.


La valle dei sorrisi

Il suo arrivo nella città montana è accolto con calore dagli abitanti tutti sorridenti, rilassati con un’affettazione che sembra uscita da una reclame degli anni 80. Rossetti è un uomo spezzato dal dolore per la perdita del figlio, morto suicida, dedito al bere e al piangersi addosso. Durante la sua prima lezione conosce un suo alunno, Matteo Corbin (Giulio Feltri), segaligno, quasi efebico, silenzioso e con una particolare forma di albinismo che copre il lato destro del corpo.


Dopo un’ennesima serata alcolica nella birreria locale il professore sviene in strada e viene soccorso dalla barista Michela (Romana Maggiora Vergana) che decide di portarlo da Lui affinché possa superare tutto il dolore che ha dentro. Il judoka si ritrova in una chiesa in cui il giovane Matteo è usato come una reliquia umana da abbracciare poiché il suo abbraccio ha poteri taumaturgici.


Così Rossetti sembra essere rinato, libero dal dolore si dedica con maggior impegno alla sua funzione didattica e inizia una relazione con Michela però… come disse Erasmo da Rotterdam “i più grandi mali si sono sempre infiltrati sotto la fallace apparenza del bene”. Difatti l’angelo di Remis porta dentro di sé un germe oscuro che ha origine proprio nella tragedia di molti anni prima e che si incentra proprio in una domanda di Rossetti “ma tutto quel dolore che prendi dove finisce?”


L’opera di Strippoli ha molte citazioni importanti da Il miglio verde a The Omen e, al libro horror di J. C. Chaumette Le stagioni del Maligno. Un film che con pochissimi effetti speciali, e nessuna CGI, colpisce dritta la cuore dello spettatore. Ma il vero Male, il vero messaggio del film, è il bullismo. Quella piaga che oggi, più di ieri, in varie declinazioni, ritroviamo nelle scuole, negli spogliatoi, nelle caserme, negli uffici e anche nelle strade.


Ma il messaggio del film è anche sull’accettazione del dolore ossia che non esistono scorciatoie (gratuite) per la felicità e che la sofferenza è una parte irrinunciabile e inscindibile del vivere umano.


Nel cast emerge un sempre bravissimo Riondino che mostra i vari cambiamenti e le fragilità della personalità di Rossetti. Un plauso particolare va al giovane Feltri che ci regala un’interpretazione da brividi. Non delude neanche Paolo Pierobon nei panni di Mauro il padre di Matteo, uomo austero, severo, a tratti insopportabile, ma che porta su di sé il peso di una verità fin troppo tetra. Vediamo anche il ritorno di Roberto Citran che da’ il volto al detestabilissimo Don Attilio.


Se proprio dobbiamo fare i fiscali e trovare un difetto al film, è forse nell’assenza d’immagini nei due flashback, quelli di Michela e di Mauro, che avrebbero dato un impatto visivo ed emotivo sicuramente più forte. Ma queste sono piccole critiche per rendere (forse) perfetto un prodotto già ottimo che si inserisce con successo in quel filone del folk horror assieme a titoli come L’uomo di vimini e Midsommar. Di certo dopo la visione de La Valle dei Sorrisi il concetto di abraccio non sarà più lo stesso.

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