Quattro chiacchiere con Gaia De Laurentiis

Aggiornato il: gen 25


Biondissima, bella e sorridente, visetto simpatico ed espressione furba, poi la conosci e ti rendi conto che lei è esattamente così!

Già proprio come il suo nome: Gaia!

Del resto c’è un antico detto latino che dice “Nomen Omen”, cioè nel nome il presagio… E la nostra Gaia de Laurentiis ha davvero uno spirito frizzante e gioioso come il suo nome.


Lavorando con lei ho imparato a gioire di fronte ad una banalissima insalata, a sorridere dormendo con le mani sulla testa nel bel mezzo di una tavolata, abbiamo condiviso e sdrammatizzato i numerosi problemi di mamme in tournée, essendo lei una super mamma di ben quattro figli, insomma Gaia, oltre ad essere una straordinaria collega sulla scena, è una divertentissima compagna d’avventure!


Ricordo che già mi ispirava molta simpatia roteando sui quattro lati della mia televisione quando faceva Target, fortunato format che la rese nota al grande pubblico. Poi Gaia ha fatto tante altre cose in televisione e il suo caschetto biondo sbarazzino e quell’aria pulita conquistarono migliaia di persone che ancora oggi la seguono e la apprezzano nella sua fortunata carriera teatrale!


Ma ora io cedo la parola a lei perché desidero condividere con voi, amici lettori, la conoscenza con questa adorabile attrice, signori Gaia de Laurentiis...


Ciao Ghiaiaia (questo è il nome che ti ho dato io in seguito ad un nostro spettacolo teatrale) ti ritrovi in quello che ho scritto?

Si, mi ci ritrovo in parte. Mi fa piacere che di primo acchito non arrivi la mia parte tormentata, mooolto tormentata, vuol dire che finalmente, dopo tanti anni, sono io a gestire lei e non lei me!

Sinceramente cosa credi che piaccia tanto al pubblico di te?


Credo piaccia, appunto, la mia solarità ed il fatto che io sia, a dispetto del nostro lavoro, molto legata al concreto, alla vita quotidiana.


Sei biondissima, vero, ma a dispetto di quello che dicono delle bionde, tu sei esattamente il contrario della svampita, anzi... sei una persona che va a fondo e approfondisce scrupolosamente ogni cosa le venga sottoposta, da che nasce questa tua attenzione minuziosa?


Credo che questo aspetto di me dipenda da molti fattori messi insieme. Ho imparato a dominare l’ansia con il ragionamento, analizzando le situazioni, della serie “se ti conosco non ti temo”. Poi c’è la formazione, quella personale e quella professionale. Vengo da una famiglia di musicisti, studiavano 24ore al giorno, ho fatto più compiti di scuola nelle sale da concerto che in camera mia… poi l’accademia del piccolo teatro ha fatto il resto. creatività e disciplina era un binomio imprescindibile. C’è anche da dire che, a dispetto del mio aspetto nordico ed un po’ algida, sono una persona passionale e tendente agli eccessi, nel bene e nel male… ecco che il controllo diventa vitale, salvo poi mollare gli ormeggi all’occorrenza!

Io stessa prima di pubblicare un libro o mettere in scena una mia commedia ti sottopongo a noiose letture perché tu vedi sempre qualcosa che mi è sfuggita, questa dote ti è venuta col tempo e la pratica al lavoro o è una dote innata?

E dire che quando leggo i copioni non ci azzecco quasi mai…! Ad Enrico Maria La Manna, regista di rara sensibilità, piace dire ridendo: bene, se a gaia non piace sarà un successo!!!

Scherzi a parte, io amo questo lavoro anche da spettatrice o da lettrice, non ho preconcetti, mi pongo di fronte ad un testo con entusiasmo e lo leggo o lo guardo “di pancia” come se facessi un altro mestiere, mi metto nei panni del pubblico e faccio comunque il tifo per il testo o per gli attori.

Tu sei un’attrice completa, ci sono cose che non hai mai affrontato e che magari vorresti fare?


Accidenti!! penso di aver affrontato pochissimo in realtà.

E' normale che ti si propongano ruoli all’apparenza più congeniali… Tutti noi attori siamo un pochino vittime dei clichès… Difficile scrollarseli di dosso… Ecco perché quando ti arriva un ruolo diverso è un’esperienza incredibile, formativa come poche. Un attore deve fare di tutto per uscire dalla propria “comfort zone”.


Cosa ti spaventa?

Mi spaventa tutto ciò che riguarda la felicità dei miei figli. Quello è il mio tallone d’Achille.

Le mie angosce più grandi riguardano loro, non poterli seguire fino a quando non saranno adulti…


Quanto c’è della Gaia attrice quando sei a casa con la tua famiglia?

Non saprei dire… io sono fatta di tante cose… una di queste è il mio lavoro, una parte sicuramente fondamentale. Ecco, quello che cerco di evitare in casa è l’aspetto più superficiale diciamo così (che poi, nella realtà è un aspetto divertente) foto, interviste… mi piace che i miei figli crescano con un modello di donna che lavora ma che può allo stesso tempo essere presente come madre e moglie. poi è inevitabile che i figli respirino in casa la passione per il mio lavoro e quello di mio marito… ma bisogna anche lasciare libero il loro orizzonte, aprire il più possibile la loro mente ad interessi e passioni anche molto diverse.


Quanto c’è della Gaia intima quando sei in scena?


In scena c’è tutta gaia ovviamente, è impensabile scindere la persona dall’attrice, ovviamente il lavoro da fare quando affronti un personaggio è qualcosa di piuttosto tecnico, come si muove, come ragiona, come usa la voce e coi via… ricordo sempre una cosa che diceva Giorgio Strehler quando provava uno spettacolo: a me non interessa cosa provi o cosa pensi, a me interessa cosa arriva a me in platea… se per farmi piangere devi pensare alla lista della spesa allora fai pure.


Domanda d’obbligo: come hai vissuto il momento Covid 19 e come vedi il futuro del nostro mestiere?


Argomento spinoso e doloroso… nella disgrazia generale, la mia grande fortuna è quella di stare bene in famiglia, di essere felice nel vivere la quotidianità accanto ai miei figli e a mio marito. penso all’inferno che stanno vivendo le famiglie infelici o peggio, le donne maltrattate. Per il nostro mestiere al momento la vedo grigia… soprattutto per il teatro. Non capisco (soprattutto in un paese con la nostra storia) come si possa trattare in questo modo l’arte e la cultura in generale. In un momento di grande sofferenza sociale, il ruolo del teatro, del cinema e della musica, diventa fondamentale. I teatri sono luoghi di comunione. per definizione, sul palcoscenico ci si uccide, ci si insulta, si ride e ci si ama… per finta. Quello che è assolutamente reale invece, è l’emozione che ne scaturisce, è esattamente questa la magia del teatro, nulla di astratto o di prettamente poetico, la magia in teatro è una cosa estremamente concreta. ed ecco che il teatro diventa un luogo catartico, una vera e propria medicina dell’anima in un momento di dolore. nulla di più antico e di più semplice.

E poi… eravamo contingentati, posti limitati e spesso divisori in plexiglas, davvero non si capisce questo accanimento, temo sia solo ignoranza e negligenza.


Se rinascessi ora, faresti le stesse scelte? Cosa cambieresti?


Bella domanda… con il senno di poi cambierei tantissime cose ma, se rinascessi ora, non avrei quel senno di poi perciò va tutto bene così!


Progetti futuri, Covid permettendo?


Il covid ha interrotto un bel momento professionale… ero in scena con “Diamoci del tu” con la regia di Enrico Maria Lamanna, un bellissimo testo di un autore canadese, avevo un ruolo molto diverso dal solito (a proposito del discorso di prima), una zitella apparentemente inaridita dalla vita ma con un cuore ancora molto vibrante. Poi sarei dovuta ripartire in tournèe con Ugo Dighero con una commedia francese “alle 5 da me?” Regia di Stefano Artissunch. Una cinquantina di date in giro per l’Italia… e, a novembre, avrei affrontato un nuovo progetto “gli occhi della notte” un thriller di cui tutti noi ricordiamo il film con Audrey Hepburn, sempre con la regia di Enrico Maria La Manna. Ora, quando ci riapriranno, speriamo di recuperare il più possibile… e di affrontare nuove sfide!


Un ricordo della nostra tournée!

Amica mia… cosa ricordo della nostra tournè e di “Ti amo o qualcosa del genere”?

Un gruppo di professionisti, di persone per bene, nel senso più profondo del termine…

Ricordo la gioia di andare in scena ogni sera, lo spirito di squadra, quello che fa bene al cuore e al teatro, ricordo le risate, le chiacchiere fino a tarda notte, le mangiate, le confidenze, il mio amato sud, i bagni a mare, la corsa al pronto soccorso (ricordi?!), il mio “buco di scena” voluto perché non mi volevate dire chi mi avrebbe sostituito l’anno dopo (ahimè io sarei stata impegnata con un’altra produzione), ricordo la nascita di una vera e propria amicizia, la nostra.


Grazie Gaia per la tua disponibilità, spero di riabbracciarti presto in scena e fuori scena.

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