The Pinocchio Project Imperdibile per i fan di Kubrick, torna STANLEYandUS

Aggiornamento: 28 gen

Da una missione cinefila appassionata e parimenti rigorosa che ha già un paio di decenni sul groppone, ecco affacciarsi un’operazione multimediale che merita di essere seguita con grande passione, in primis da parte dei fan (ammesso che si possa non esserlo) di un Maestro come Stanley Kubrick.

Intanto la “fredda cronaca”: alla Casa del Cinema, il 14 gennaio 2022 ore 20.30, verrà proiettato il primo degli episodi dedicati al cinema di Stanley Kubrick, per l’appunto THE PINOCCHIO PROJECT (46’, inglese, sott. ita.), che a seguire passerà su ChiliTV. Trattasi, per entrare nello specifico filmico, di una riedizione dei capitoli trasmessi per la prima e unica volta da RAISAT Cinema nel 1999 e nel 2001. Ma il lavoro intrapreso allora si è nel frattempo ampliato, nella prospettiva multimediale ed ipertestuale cui accennavamo in apertura, con il volume che porta la firma di Mauro Di Flaviano, Federico Greco e Stefano Landini, Stanley and Us. 1997-2001: un’odissea kubrickiana, Edizioni Artdigiland: libro pubblicato sia in versione cartacea che come ebook. Corollario prezioso dell’impegnativo progetto, l’album della colonna sonora jazz del film Stanley and Us –The Original Soundtrack di Massimo Fedeli (feat. Xavier Girotto), che sarà disponibile dal 1° gennaio 2022 in tutti gli stores digitali: Spotify, Deezer, I-Tunes, Apple Music…


Insomma, tantissima carne al fuoco. Avendo avuto noi la possibilità di visionare in anteprima THE PINOCCHIO PROJECT, piatto forte del giorno, riteniamo però utile non divagare oltre e concentraci su questo primo passo di un’avventura che promette davvero bene. Agile nella confezione, impreziosito da un accattivante commento musicale che permette alle numerose interviste di scorrere sullo schermo evitando qualsiasi pesantezza, il lavoro documentario di Mauro Di Flaviano, Federico Greco e Stefano Landini prende di petto il genio di Kubrick, il suo metodo di lavoro, i rapporti tutt’altro che lineari e convenzionali (per usare un eufemismo) coi propri collaboratori, tramite la mericolosa ricostruzione dei passaggi di sceneggiatura che dovevano portare alla realizzazione di una pellicola, A.I. – Artificial Intelligence, divenuta per lui una sorta di nuova ossessione.

Partiamo ovviamente dal presupposto che il lettore sia già informato, riguardo alla conclusione in un certo senso agrodolce della vicenda relativa ad A.I. – Artificial Intelligence, film che venne poi realizzato nel 2001 da un altro grande nome di Hollywood, Steven Spielberg, il quale, dopo essersi confrontato a lungo con lui (anche sulle questioni tecniche relative alla computer grafica, che si apprestava allora ad effettuare un notevole balzo in avanti), si era incaricato di portare a termine il progetto lasciato incompiuto da Kubrick al momento della morte.

Eppure, molti elementi di ciò che si sarebbe visto sullo schermo erano già in nuce da tempo ed erano stati frutto, per giunta, di un percorso creativo partito da molto lontano e portato avanti un po’ a singhiozzo, un percoro tortuoso ma anche estremamente stimolante sul piano dialettico. Con al centro la storia di un bambino robot che voleva diventare umano. Ma da cosa ha preso forma tale racconto? A Collodi e ai suoi personaggi staranno senz’altro fischiando le orecchie... ed è al contempo al panorama della letteratura fantascientifica degli anni in questione che si era guardato, per trovare l’ispirazione giusta.

Intervistati proprio un anno prima che uscisse il film di Spielberg, gli scrittori e sceneggiatori che erano stati precedentemente coinvolti da Kubrick nell’impresa si raccontano, in THE PINOCCHIO PROJECT (che a detta di Sarah Maitland veniva presentato dal cineasta quale titolo provvisorio dell’opera), spiegando al pubblico qual era stato l’apporto dato agli sviluppi della trama, la genesi stessa del loro coinvolgimento nell’ambizioso progetto cinematografico, ma anche e soprattutto le modalità di quel dialogo con un genio della settima arte indubbiamente accidentato poiché fatto di impennate improvvise, lunghe pause di riflessione, ancor più brusche e talora inaspettate interruzioni.

Tra i personaggi interpellati vi è ovviamente lo scrittore di fantascienza britannico Brian Aldiss, autore del racconto da cui Kubrick prese spunto per il film: Supertoys che durano tutta l’estate, una breve novella commissionata dalla rivista Harper’s Bazaar per il numero di Natale, nel remoto 1968. Fa quasi sorridere, anzi, il (neanche così) lieve disappunto testimoniato da Aldiss, allorché dopo i primi contatti col grande cineasta apprese che egli intendeva rielaborare proprio quella futuristica fiaba tanto essenziale e smilza, invece di altri scritti decisamente più lunghi, impegnativi, che aveva ugualmente sottoposto alla sua attenzione. Come a dire i diversi metri di giudizio adoperati dalla letteratura e dal cinematografo. Altri testimoni d’eccezione sono la già menzionata Sarah Maitland, autrice di fiabe moderne, Ian Watson, prolifico scrittore di fantascienza inglese, Jan Harlan, cognato di Kubrick e produttore esecutivo degli ultimi film da lui realizzati, Phil Hobbs, genero del regista e suo storico collaboratore, Alexander Walker, critico e storico del cinema e amico intimo di Kubrick. Ognuno di loro nel documentario aggiunge un tassello diverso a una detection via via più approfondita, appassionante, foriera di interessanti scoperte.


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