"Uomini senza uccello": l'ironia di Francesca Nunzi

Aggiornamento: 7 gen

E tutto ebbe inizio una sera d'estate. A luglio, per la precisione. In un luogo peraltro molto caro a chi scrive: il Teatro Marconi, già teatro (scusate il gioco di parole) a Roma di splendide iniziative artistiche e culturali.

La deliziosa serata del 6 luglio scorso verrà perciò ricordata per due validissime ragioni, finite entrambe nell'ampio palinsesto di quel programma all'aperto, che il Teatro Marconi avrebbe poi riproposto nei giorni a venire. Prima la presentazione di un libro, nella fattispecie l'esilarante Uomini senza uccello di Francesca Nunzi. E a seguire la proiezione sul grande schermo dell'attesissimo confronto calcistico tra Italia e Spagna. Attenzione, questo non è uno spoiler, perché si presuppone che nel Belpaese lo sappiano un po' tutti, ormai, persino ipotetici eremiti reclusi da tempo in qualche grotta: non solo la partita in questione, ma gli Europei stessi li avremmo poi vinti! Giusto per dire che quella sortita al Teatro Marconi la si ricorda particolarmente fortunata.

Ecco, un po' come le gustose caricature di maschietti proposte in tale libro, si è partiti proprio da una delle ossessioni che ci vengono rimproverate più spesso: il calcio. Ma non ci vorrà molto per redimersi agli occhi dell'autrice, perché il suo gioiellino di comicità (e umanità) di spunti ce ne ha offerti davvero parecchi. Sin dall'appena menzionata presentazione estiva, condita dagli interventi e dalle letture di alcune bravissime attrici (tra cui quella Caterina Gramaglia che, circostanza invero curiosa e simpatica, avevamo incrociato qualche giorno prima a un altro succoso happening letterario: la presentazione di un romanzo diversissimo da quello che prenderemo ora in esame, ma ugualmente appassionante, Otto di Roberta Calandra), siamo rimasti piacevolmente impressionati dalla verve, dalla genuinità e dall'ironia di Francesca Nunzi. Nel giro di poche righe abbiamo finito per nominare diverse donne di teatro, tutte a dir poco talentuose. Francesca donna di spettacolo lo è al massimo grado. Vantando tra gli altri un Maestro come Proietti, poi, il suo rapporto con la commedia non poteva che avere basi solide, diciamo pure granitiche. Se ne è senz'altro accorto il pubblico del 6 luglio, subito irretito dai vivaci resoconti dell'interazione coi maschietti di casa, in primis marito e figli, che hanno in qualche misura offerto l'ispirazione da cui si è mossa la poliedrica artista. A partire dal loro continuo perdere le cose nei luoghi e nei momenti più impensabili...

Per non essere da meno, quel libricino dal titolo così sfacciato lo avevamo messo in borsa rischiando di perderlo praticamente ovunque, in un'estate resa più ansiogena dall'operato di quei politici che, sulla falsariga di Uomini senza uccello, ci verrebbe spontaneo ribattezzare "uomini senza palle". Ogni riferimento al gallico Macron ai nostri tetri connazionali Speranza e Draghi è puramente voluto. Quando l'irritazione per il green pass e per le sue tristerrime ricadute sulla sfera quotidiana si è parzialmente diradata, quel bizzarro racconto, tenuto tanto a lungo in borsa o sul comodino, ci si è infine rivelato quale lettura snella ma assai accattivante, in grado di riportare un po' di buonumore nella strana estate che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Ma chi sono questi famosi (o famigerati) "uomini senza uccello"? Siamo proprio noi, ritratti come in una commedia plautina attraverso le nostre debolezze, le nostre distrazioni, le nostre piccole meschinità, ma capaci poi di riscattarci quando nel rapporto con gli altri non sono più solo gli "attributi" a determinare le relazioni, bensì ragionamenti un po' più complessi e, magari, empatici. Francesca Nunzi ci ha confidato che un giornalista apparentemente smanioso di intervistarla si era poi mostrato risentito, per come vengono descritti gli uomini nel libro. Una coda di paglia francamente eccessiva. Rispetto a tante visioni ultra-femministe e androfobiche diventate oggi, purtroppo, di moda, lo sguardo umoristico così sapiente, comprensivo, sfaccettato dell'autrice, è il prisma attraverso il quale vengono presi di petto certi atteggiamenti arroganti o superficiali, siano pure peccatucci veniali rispetto a ciò che di più spaventoso ci propone quotidianamente la cronaca, così da approdare poi a una possibile riconciliazione, a una maturazione di tutti i personaggi coinvolti nello "strano caso". E non è questo da sempre uno degli ingredienti più sapidi della migliore commedia all'italiana?

Lo sbadato e fino ad allora poco sensibile Ernesto (nome la cui importanza, drammaturgicamente, è storia nota) un giorno si sveglia, accorgendosi ben presto di un inquietante vuoto, tra i gioielli di famiglia. L'uccello se l'è proprio perso, ma non riesce a ricordare dove! Al lavoro, in macchina, per strada, negli spogliatoi dopo la classica partita di calcetto? tale è la surreale premessa di un racconto agile, incalzante, che conserva specie nei dialoghi la tempistica del teatro, lasciando però spazio oltre che a sane risate pure a qualche riflessione non peregrina su dove sta andando (e su come potrebbe migliorare) il rapporto tra uomo e donna, nella società di oggi. Tutto condito da un linguaggio all'occorrenza sfrontato (come insegnano le recenti vicissitudini televisive di Lino Banfi, un certo perbenismo incline al "politically correct" ha francamente sotto i coglioni, per restare in tema anche nel lessico) ma niente affatto gratuito o volgare. Per cui, non sarà stata epica come la ricerca del Sacro Graal, però la ricerca dell'uccello perduto di Ernesto condotta alla diserata assieme a moglie, amici e colleghi di lavoro ci ha intrattenuto molto piacevolmente, vivacemente, financo beffardamente, in una cornice umoristica indubbiamente pepata, nonché meno futile di quanto il soggetto lascerebbe supporre. Merito di Francesca Nunzi, merito anche... del chiacchieratissimo uccello, capace finalmente di volare, oltre le parti basse cui è di solito relegato!

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