USA: elezioni mid-term fu vera gloria?

Aggiornamento: 23 ore fa

I dem statunitensi parlano di vittoria storica ma i dati alla mano dimostrano ben altro


Le elezioni di metà mandato sono una procedura tipicamente americana vista spesso come un termometro di voto per tastare il polso dell’elettorato in vista delle future presidenziali e come valutazione per la presidenza in corso. Normalmente, tali elezioni vedono quasi sempre perdente il partito del presidente in carica, a favore dell’opposizione.

Lo scorso 8 novembre si sono tenute le mid-term le quali davano per certo il successo della cosiddetta onda rossa repubblicana, in particolar modo trumpiana, e in difficoltà la fazione dem. Non erano mancate sparate come quella del gruppo web The Other 98%, molto vicino alla sinistra radicale, che parlava di una onda blu che avrebbe sommerso il GOP (Great Old Party).

In verità i risultati non sono stati quelli previsti. I repubblicani hanno conquistato la Camera dei rappresentanti con 219 seggi contro i 212 dei democratici. Di contro con 51 seggi, il minimo costituzionale, il partito di Biden conquista il Senato.

Sin da subito la stampa nostrana mainstream ha parlato di grande vittoria democratica, di debacle di Trump e di un nuovo corso più liberal in America. Oltretutto si è rimarcato molto il fatto che il Senato sia in mano al partito presidenziale prima caso nella storia americana.


In verità, numeri alla mano, e un buon volume di storia a portata di mano mostrano un quadro molto diverso da quello che la pseudointellighenzia free radical chic vuole propinarci.

Prendendo come metro di paragone le elezioni parlamentari del 2018 vedremo che siamo ad una ripetizione. Alla precedente tornata elettorale i democratici avevano alla camera 220 seggi e i repubblicani 212. In buona sostanza tolto un seggio, andato ad un indipendente, abbiamo lo stesso equilibrio di poteri. Nessuna onda rossa così come prima non vi fu nessuna ondata blu.

Il voto al Senato mostra ancora una volta la mendacità e la faziosità della stampa nostrana. Biden non passerà alla storia poiché è il terzo presidente americano che conquista il Senato prima di lui ci riuscì per ben due volte il repubblicano Ronald Reagan nel 1980 e nel 1984 (con 54 senatori) e poi l’outsider Donald Trump nel 2018 con 53 senatori. Attualmente il corpo senatoriale statunitense è così composto: 50 seggi ai repubblicani, 48 ai democratici, 2 agli indipendenti (vicino ai dem), ed 1 in automatico alla Vicepresidente Harris per un totale quindi di 51 seggi.


Ecco se la matematica non è un’opinione Biden raggiunge risicato la maggioranza necessaria e nel raffronto con i suoi predecessori del GOP ne esce umiliato.

Non sono mancate anche le stoccate a Trump perché i suoi candidati o hanno perso o hanno vinto di misura. In realtà le sconfitte sono state di sul filo di lana per il vecchio Donald. Difatti la stampa nostrana ha parlato di lui come del vero sconfitto. In verità l’ex presidente ha dovuto lottare anche contro il suo partito oltre che, come sempre, contro opposizione e mas media. In verità lo sconfitto è il Partito Repubblicano che si fa guerra al suo interno mandando un messaggio contrastante all’ellettorato.

Biden non può dormire sogni tranquilli. La Camera non è in mano sua e in Senato basta un solo voto contrario degli indipendenti per fargli perdere la maggioranza. Da queste elezioni fondamentalmente sono usciti un po' tutti sconfitti.

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