Addio Gianni Cavina, attore con la faccia da poker

Aggiornamento: 15 apr

Gianni Cavina aveva quella faccia un po’ così, da caratterista. Una faccia grassoccia che ospitava uno sguardo trasognato. Non è il primo attore che ti viene in mente se pensi ai grandi interpreti italiani, ma se rifletti un momento di più, vedi 10, cento, mille Gianni Cavina. Un uomo comune che dava vita a personaggi unici. La sua carriera è stata legata a filo doppiocon quella di Pupi Avati, dagli inizi fino a l'ultimo 'Dante", ancora inedito, dove interpreta il notaio Pietro Giardino.Sarà ancora su un suo set per Una sconfinata giovinezza, Il cuore grande delle ragazze, Il signor Diavolo, del 2019.

Nel 1997, Cavina ha vinto il Nastro d'argento al migliore attore non protagonista proprio con un film diPupi Avati, 'Festival', ma se c’è un titolo e un ruolo che vale un’intera carriera, non può che essere quello di Ugo, l’amico che tradisce nell’archetipico, "Regalo di Natale", al fianco di Diego Abatantuono diretti magistralmente da un Avati in stato di grazia. Regalo di Natale non fu unicamente un film di grande successo. Fu un cult, rivelatore di talenti interpretativi ancora inesplorati. Il regista radunò intorno al tavolo Haber che da qui in poi avvierà una costante collaborazione col cineasta, Carlo Delle Piane, ricorrente nei film di Avati, George Eastman e la seconda scelta, a sorpresa, Diego Abbatantuono.



Dieci anni prima di questo gioiello intimista, Gavina è tra i protagonisti di un altro cult, La casa dalle finestre che ridono, horror di cui è anche sceneggiatore assieme a Maurizio Costanzo e allo stesso Avati. Dei primi anni settanta sono invece, Balsamus, l'uomo di Satana; Thomas - Gli indemoniati; La mazurka del barone della santa e del fico fiorone, con Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio; Tutti defunti... tranne i morti . Un sodalizio durato quarant’anni, sarà presente in Dancing Paradise, La via degli angeli, La rivincita di Natale, Gli amici del bar Margherita. Oltre che da Avati è stato diretto da Luigi Comencini, Marco Bellocchio, Tonino Cervi, Renzo Martinelli.




Cavina, per chi scrive, è cristallizzato a quel tavolo, durante una malinconica vigilia di Natale. Una vigilia di carte, patate bollite, milioni di lire, vecchi rancori e nuovi tradimenti. Si può affermare che c’è un cinema italiano prima e dopo Regalo di Natale, e Cavina, con quella faccia un po’ così, ne fu protagonista.

65 visualizzazioni0 commenti