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Augias, Rossi e la Rai al tempo della destra. Mala tempora o propaganda da fan club?

Aggiornamento: 1 dic 2023


Corrado Augias ha 88 anni. Corrado Augias è stato in RAI 64 anni. Corrado Augias ha una figlia, Natalia Augias. Natalia Augias fa la giornalista. Natalia Augias fa la giornalista in RAI. Corrado Augias dice che in RAI ci sono troppi favoritismi. Corrado Augias ha il cuore di un bambino, come gli infanti, non vede mai il marcio, ove ve ne sia. E così, ora, dopo 64 anni, lo scorge. Per la prima volta. Oppure, no. Lo scorge ora, perché solo ora si è manifestato. Ora. Cioè da un anno. Fino a un anno fa, il colosso pubblico era il paradiso della meritocrazia. Curiosamente, il tema dei favoritismi riguarda sempre gli altri. Per esempio, non riguarda in alcun modo chi ha il medesimo cognome. Corrado Augias dice che lascia per sua scelta (ha 88 anni) ma nessuno lo ha trattenuto (ha 88 anni). Il dato anagrafico è insignificante per chi ravvisa in questa fuoriuscita i toni dello scandalo. Per chi scrive, che ambirebbe alla conduzione di un programma, anche piccolo, anche modesto, che tratti musica rock e colonne sonore, cinema di genere, letteratura di spionaggio e fantascienza, fumetti e Pop Art, e avrebbe ancora l’età per non essere percepito come un portatore sano di poltrona incollata al culo e mano saldata al microfono con tutti i privilegi derivanti dall’essere un volto RAI, è invece uno scandalo che sia rimasto fino a ora, quando è più vicino ai cento (da non confondersi con Quota 100) che non all’età pensionabile.

Il fisiologico ricambio anagrafico, principio su cui poggiano tutte le economie del pianeta, necessario per garantire il proseguimento della specie, in RAI sembra essere superato da leggi, logiche e categorie morali e professionali che valgono solo nella RAI-Sfera. O meglio, non in tutta, solo nella parte predominante; quella democratica.


E il ricambio anagrafico, quel fenomeno evidentemente metafisico, deve per forza di cose collimare con un ricambio contenutistico. E qui siamo al vero scandalo. La RAI di destra non funziona! I programmi stentano e i conduttori non bucano. Giampaolo Rossi, l’uomo del Pensiero è sul banco degli imputati. È stato detto che: ha poche idee e confuse. Assenza di visione. Un giocatore da serie B che sta in Champions League. Non ne indovina una. Queste sono solo alcune delle “verità” diffuse sui media. C’è del vero? Certamente. Gli ascolti sono impietosamente lì. C’è pregiudizio? Eccome, se c’è! Grande come una casa! La destra di governo non solo non può sbagliare ma è a tempo zero. Semplicemente non ne ha. Rossi non ne ha. Rossi non può osare. Non può sperimentare. Insegno è un cavallo di razza ma per la critica-tritacarne vale quanto Nunzia Di Girolamo, la quale potrà non essere all’altezza di una conduzione con certe ambizioni ma è reduce da due successi oggettivi, L’estate in diretta e Ciao Maschio che ha ottenuto punte del 16% di share. Per l’ex deputata è forse un salto dal trampolino più alto, forse dovrebbe essere affiancata da un conduttore più navigato, forse il titolo provocatorio non acchiappa, forse gli autori non giocano la stessa partita ma dipingerla come una scappata di casa è una malignità. Per contro, StraMorgan, di Morgan e Pino Strabioli è andato proprio nella direzione della divulgazione culturale e della sperimentazione televisiva.


Improvvisamente, le teste pensanti si sono rese conto che la televisione pubblica è brutta. Imbeccate da Augias, illuminate dal neo e senile illuminato aprono gli occhi ed ecco che la RAI di colpo va a processo per quel pozzo senza fondo d’immondizie musicali, culturali, etiche, estetiche che è.

Ma pensate un po’. Come se una scemenza come i Pacchi l’avesse inventata Rossi, la moltitudine di format di Endemol li avesse acquistati lui (di ascrivibile, forse, il solo Fake Show) i quiz alla “l’accendiamo”, siano un’idea sua, le serie tv più trash della storia della tv a partire da Mare Fuori le abbia commissionate lui, i reality show con assortimento di naufraghi televisivi e cinematografici siano il suo credo. Rossi può e deve fare di più e meglio ma Rossi non è un prestigiatore. è un manager e come manager va misurato nel tempo e non il giorno dopo il suo insediamento in quota alla maggioranza, solo perché un anziano barone altezzoso e non se ne voglia, anche ingordo, non accetta di passare la mano. Rossi può giocare una partita epocale su più campi, può riportare i grandi sceneggiati in prima serata, dare nuova gloria alla tradizione del varietà, restituire la musica al suo ruolo, puntare su prime tv, recuperare terreno sul fronte degli eventi sportivi, il pubblico giovane che oramai esclude sistematicamente i tre canali dai propri passatempi, introducendo il meglio degli anime, programmi musicali, programmi che si occupano di tendenze giovanili. Tutto ciò, insomma, che è stato accantonato per decenni.


La RAI, fino a ieri a guida PD era la stessa di oggi, l’ago della bilancia non lo spostano le dipartite di Berlinguer, Fazio e Littizzetto, ergo, per tirarla fuori dalle acque basse e melmose in cui è arenata da almeno 25 di quei 64 anni che valgono la carriera di Augias, ci vuole tempo. Lasciateglielo, per i linciaggi c’è sempre tempo.

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