Da Fonzie a LoRenzi d’Arabia. Tutte le acrobazie di un cabarettista prestato alla politica


La singolarità del nostro governo fa sì che ogni giorno si aggiungano nuovi capitoli a una trama che di volta in volta passando dal grottesco alla farsa, fino a toni surreali, cambia costantemente registro. Ora siamo alla parodia: Trama? L’ interrogazione parlamentare richiesta da mezza maggioranza nei confronti di quel Gianburrasca di Matteo Renzi. E insomma, l’uomo che ambiva a essere un “ex”, un modo per far parlare di sé lo trova sempre.

Se ne va in gita a Riad scatenando l’ira funesta non dell’opposizione (ma FdI a parte, c’è un’opposizione?), ma degli “alleati”. D’accordo, alleati è un parolone. In cima al M5S s’è collocato Conte mentre Letta è stato eletto plebiscitariamente, guida-guru-comandante in capo del PD (il desiderio d’immolarsi di Letta è commovente). Lui più di chiunque altro dovrebbe sapere che fine fanno i gran capi del più democratico dei partiti italiani democraticamente orientati, non esattamente due amiconi, visti gli sgambetti subiti proprio da quel grullaccio del toscanaccio che voleva essere Fonzie.


Insomma, nulla di strano e non tanto perché chiunque intavoli relazioni diplomatiche con un Governo indiziato di finanziare il terrorismo islamico dovrebbe essere visto con sospetto, quanto per il fatto che rientri nel gioco delle parti. Basti dare un’occhiata, senza andare neppure troppo indietro, i precedenti abbondano. Da Castaldo e Di Stefano (M5S) a Quartapelle, (PD) e viceversa a seconda delle posizioni mano mano ricoperte, gli stessi che prima sollevano obiezioni sono quelli che successivamente intavolano le medesime trattative.


Quindi, ora a sollevare il sopracciglio è il turno di PD, M5S e LeU. Quanto LeU va ricordato che Nicola Fratoianni ha, nella veste di garante per il prestito erogato da Banca Etica per l’acquisto della Mar Jonio, più di un piede nella faccenda che vede Casarini indagato. Ma questo a quanto pare non lo delegittima. Del resto, a sostegno della causa dell’antangonista d'alto bordo, risulterebbe anche un bonifico di Matteo Orfini, per cui è tutto regolare. Tant’è, lunedì scorso il senatore Gianluca Ferrara del Movimento ha presentato una “interrogazione a risposta orale con carattere d'urgenza'”- è questa la dicitura tecnica - in merito alla vicenda che ha come protagonista Renzi in trasferta in Arabia Saudita.

Nelle motivazioni della richiesta si fa notare che "i rapporti tra il senatore Renzi e Riad risalgono almeno al 2016, quando il governo da lui guidato autorizzava una fornitura per 19.675 bombe aeree Mk 80 – prodotte in Sardegna dalla Rwm Italia - dal valore di 411 milioni di euro proprio all'Arabia Saudita, dopo che le Nazioni Unite avevano condannato i bombardamenti indiscriminati della Royal Saudi Air Force su obiettivi civili in Yemen". Al di là del fatto che la Presidenza del Senato ha replicato unicamente che il carattere d’urgenza lo assegna l’organo e non chi avanza l’interrogazione, sarebbe tutto molto giusto e soprattutto corretto se non fosse che nel 2016 Renzi guidava il PD.


Perciò all’epoca andava bene ma oggi, no. Andava bene anche a LeU ma questo evidentemente Fratoianni l’ha dimenticato. Si dirà, ma l’interrogazione l’ha chiesta Ferrara, che c’entra il segretario di LeU? C’entra, perché anche lui solo pochi giorni fa ha sollevato la questione. Quanto al M5S, proprio Castaldo per il 90esimo anniversario dell'unificazione dell'Arabia Saudita, si faceva riprendere davanti alla Camera dei deputati mentre si scusava: "Purtroppo non possiamo riunirci per celebrare la ricorrenza, ma i più sentiti auguri al regno e all'amico popolo saudita. Un regno illuminato". In questo clima da fratelli coltelli

devono essere tempi non comodissimi per il ministro Bonetti e i sottosegretari Scalfarotto e Bellanova.


Una prece è doverosa. Anzi, no.

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