Harris come Trump


“Voglio essere chiara e rivolgermi alle persone di questa regione che stanno pensando di fare quel pericoloso viaggio al confine tra Stati Uniti e Messico: non venite. Non venite. Gli Stati Uniti continueranno a far rispettare le nostre leggi e a proteggere i nostri confini". A parlare non è Donald Trump, ma Kamala Harris.

Nell’ultima campagna presidenziale il ticket democratico criticò pesantemente quello che definì l’assalto trumpiano alla dignità degli immigrati. Biden giurò che avrebbe annullato i numerosi ordini esecutivi firmati da Trump per rendere sicuro il confine meridionale degli USA e lo ha fatto.


Appena insediato alla Casa Bianca, Biden ha chiuso il programma dei protocolli di protezione dei migranti, noto anche come politica Remain-in-Mexico, che richiedeva ai richiedenti asilo di attendere che i loro casi fossero giudicati in Messico, piuttosto che negli Stati Uniti.

Biden ha posto fine agli accordi che richiedevano ai migranti di dichiarare asilo nel primo paese in cui erano entrati, invece di farlo dopo aver raggiunto gli Stati Uniti. Ha poi interrotto la costruzione del muro di confine inaugurato da Bill Clinton ed ha emesso una moratoria di 100 giorni sui rimpatri.

Il risultato di queste politiche di apertura non si è fatto attendere. I valichi di frontiera illegali hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi decenni, quando mancano ancora sei mesi alla fine dell'anno in corso. Tutto questo fino alle parole pronunciate da Kamala Harris durante la visita in centro America.


IL DIETRO FRONT DI BIDEN E DUE RIFLESSIONI VALIDE ANCHE IN ITALIA

Il discorso della vicepresidente, concluso con l’auspicio di “aiutare gli immigrati a casa loro”, indica un’inversione di rotta che ricalca i concetti già espressi dall’amministrazione Trump, ma senza sollevare le stesse polemiche tra i media. Anzi, praticamente oscurato da quest’ultimi. Ciò induce ad almeno due riflessioni.

La prima: sull’immigrazione clandestina, più che ideologiche, le risposte sono di buon senso. La seconda: a decidere se dare rilievo o minimizzare tali politiche, è l’establishment e il sistema dei media. Quest’ultima riflessione è come un’ombra che dagli USA si allunga sull’Italia, poiché sono i media a definire i buoni e i cattivi.

La battaglia che attende la destra italiana quando sarà al governo, è la stessa affrontata dai repubblicani negli Stati Uniti. E’ la sfida all’egemonia culturale della sinistra, quella che si manifesta nel mondo della comunicazione con la cancel culture e che domina il lessico della politica e della tecnocrazia.


Mainstream nel mondo culturale, essa non tarderà a manifestarsi coagulando tutti gli indignati in servizio permanente attorno a temi abusati, quanto inattuali. Da qui la necessità della destra di predisporre una contro-narrazione efficace, per conquistare i cuori e le menti della pubblica opinione.

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