Il fumetto parla giapponese (anche in Italia)

Aggiornamento: 7 gen


È il 18 settembre 2021, e l’elenco dei 100 fumetti più venduti su Amazon dà come risultato 85 prodotti provenienti dal Giappone. Esatto. In un paese occidentale, dove apparentemente le edicole trasbordano di fumetti tra produzioni italiane, traduzioni dagli USA e dalla Francia (e ovviamente anche manga), l’85 % dei fumetti più venduti nel canale più neutro e al di sopra delle parti di tutti (elemento importante, perché garantisce a Amazon una imparzialità di base) sono manga. E gli altri? Tra i 15 troviamo tre prodotti Disney (ristampe) che però conquista la vetta piazzando Le Più Belle Storie Da Ridere al primo posto, UN super eroe, ossia Batman Il mondo, al n. 18 (unico prodotto super eroistico su 100), un volume di Zerocalcare al n.77, e poi libri/libretti/libercoli a metà tra il fumetto e l’umoristico.

Cosa manca totalmente? Tutta la produzione da libreria/fumetteria di editori come Bonelli, Feltrinelli Comics, BAO! (Tranne UN libro), Tunué, Saldapress, 001 Edizioni, NPE, oltre a TUTTA la produzione da edicola italiana e supereroistica di Bonelli, Panini, Saldapress e così via.


Per Amazon (volendo essere cattivelli) è come se la Bonelli non esistesse. L’Aurea? Idem. Bugs? Stessa cosa. Walking Dead? Non pervenuto. Prodotti francesi? Scusate, se rido.

L’unica differenza che un otaku proveniente da Yokohama noterebbe osservando la classifica sarebbe la lingua, ma come proposta di prodotti in teoria vedrebbe le stesse cose che potrebbe trovare su Amazon Japan.


Questa è la realtà. Poi ci sono le riflessioni.


Primo punto: Quanto incide Amazon sulle vendite complessive di un prodotto? E quanto sono stabili questi dati? Per rispondere al secondo punto diciamo che siccome Amazon è un negozio virtuale aperto 24 ore al giorno, 7 giorni su sette, i dati di vendita cambiano di continuo. Dieci giorni fa il fumetto più venduto era Neun. Tre giorni fa One Piece (e la stampa ha scoperto che su Amazon si poteva vedere quali fossero i fumetti più venduti, e vai di articoloni sui giornali). Oggi un fumetto di ristampe Disney, che si può trovare anche nelle edicole. Domani probabilmente al primo posto ci sarà qualcos’altro. Quindi l’attendibilità non è sulla singola posizione o sul singolo fumetto. Il punto non è che Batman Il mondo sia al n.18, e venda. Il punto su cui la Panini dovrebbe riflettere molto molto seriamente è che in una classifica di 100 posizioni, e con film, serie TV e altro che pompano il mondo dei super retori, è presente solo UNO-FUMETTO-UNO. Quel che è stabile è il trend. Il trend non cambia. Sono mesi che se non sono 85 manga su 100 sono 80, o 90. La tendenza è stabile. In Italia il fumetto che si VENDE è giapponese, mentre quello di cui si PARLA è italiano o USA. Ma purtroppo (o per fortuna) i conti si fanno quadrare con le vendite, non con le chiacchiere o i “mi piace”.


Quanto incide Amazon sul venduto complessivo? Amazon è un distributore/negozio puro. Non ha l’esigenza di spingere i prodotti dell’editore X al posto dell’editore Y, come invece (volendo essere maliziosi) potrebbero avere i distributori fisici in fumetteria o in libreria. Se un distributore è legato all’editore X sarebbe anche sciocco aspettarsi che spinga i fumetti dell’editore Y. Se Y vende X venderà di meno, e se il distributore è legato a X per lui è meglio che venda X, e non Y. Amazon invece se ne frega. X vende? Bene. Y vende? Bene. Tanto sia X che Y danno a Amazon la stessa percentuale sulle vendite. Quindi è un discorso asettico. Detto questo quanto incide Amazon sul totale? È ragionevolmente fondato ritenere che Amazon copra tra il 50% e il 60% del venduto totale di un fumetto che vada SOLO in libreria o in fumetteria, e che possa incidere tra il 15% e il 25% di quelli che vadano in edicola.

Stiamo parlando di un mondo – quello delle edicole – dove gli albi dei super eroi spillati vendono una media di poche migliaia di copie. Dove i Bonelli (a parte Tex e Dylan Dog) in edicola vendono tra le 10.000 e le 20.000 copie. Ossia un mondo dove le vendite di centinaia di migliaia di copie sono un sogno del passato (anche per Tex e Dylan Dog).


Secondo punto: Sono diminuiti i lettori? Sì e no. Sono diminuiti i lettori dei fumetti NON manga, e questo è un dato di fatto. Chiunque dica il contrario mente sapendo di mentina, e di mentire. L’attempato Alessandro Bottero che fino a ieri o l’altro ieri comprava fumetti Bonelli e di super eroi oggi si è (a scelta): A – stufato; B – annoiato; C – non ha più lo spazio; D – non ha più i soldi. Quindi molti lettori storici sono svaniti. Ma diciamo che più o meno lo stesso numero di lettori attempati svaniti è stato rimpiazzato da lettori nuovi ggggggiovani. Solo che i lettori nuovi NON hanno sostituito quelli che avevano lasciato le testate Bonelli o super erotistiche. Si sono lanciati sui manga. E non solo sui prodotti nuovi. Se si osserva con attenzione la classifica da cui siamo partiti si vede che al n.9 ad esempio c’è Dragonball, nella sua quarta o quinta ristampa. Perché Dragonball attira nuove generazioni, e ad esempio Julia no? Perché Berserk di Kentaro Miura (titolo presente nella classifica con 6/7 albi) è in grado di RI-attirare l’attenzione di nuovi lettori, come altri titoli, e invece le collane Bonelli perdono lettori e basta, senza riuscire ad attirarne di nuovi in pianta stabile? Quindi non diminuiti, piuttosto spostati


Terzo punto: È un dato generazionale? Assolutamente sì. Esiste una faglia che separa in modo netto il pubblico dei fumetti: da un lato gli attempati, che pascolano nei territori “italia/USA/sporadicamente Francia”, e dall’altro i nuovi che tracimano e debordano nel mondo manga. Ovviamente questo è un trend generale. Dato che in Italia i Manga sono pubblicati con continuità dal 1991 chi iniziò a leggerli a 18 anni e continua ancora oggi è un attempato 50enne. Ma sono pochi. Lo schema è Attempati vs. Nuovi, con il primo campo che progressivamente perde popolazione.


Quarto punto: Cosa ci svela questo delle politiche editoriali delle case editrici di fumetti? Ci svela che non hanno capito niente. Se i tuoi prodotti non riescono a intercettare chi li compra, puoi avere tutti i “mi piace” e le segnalazioni social che vuoi. Alla fine della fiera non vendi una ciospola. Ed è affascinante vedere come la chiusura repentina di Mondadori Comics, la sezione dedicata solo ed esclusivamente ai fumetti della Mondadori, non abbia insegnato nulla. Mondadori Comics nelle librerie e fumetterie non vendeva meno dei suoi rivali come Feltrinelli Comics, Bao, Panini, o Bonelli. Vendeva esattamente quanto loro. Ossia (a paragone dei manga) un’inezia. Lei ha chiuso.


Ora, è vero che forse riesci a far quadrare i conti con le copie vendute da Zerocalcare. Ma per quanto? Un mese? Due? Tre? Un anno? Alla fine un mulo da solo non riesce a tirare tutta la baracca. E Batman, per quanto personaggio amabile e da rispettare, non può da solo vendere quanto serve per far andare avanti 10 testate DC Comics.


Viviamo in tempi interessanti. Viviamo in tempi in cui il fumetto in Italia parla giapponese.

È meglio se iniziamo a farci piacere il sushi.

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