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Il giovanissimo Roberto Manieri dal mondiale di Karate all’Offi. Un anno di vittorie tra cinema e sport

A fine dicembre si sono tenute le giornate della terza edizione dell’OFFI, un premio all’audiovisivo che di annualità in annualità sta guadagnando consenso e credibilità. Quest’anno se lo sono aggiudicati tra i molti, Francesca Nunzi, Francesco Montanari, Pierfrancesco Campanella, Emanuele Carioti per il suo omaggio a Franco Califano, e Simone Casanica e Roberto Manieri, i due attori protagonisti del cortometraggio Bob e Wave, scritto da Adelmo Togliani e Gianni Di Quinto e diretto sempre da Togliani.


Roberto Manieri Premio OFFI

Abbiamo incontrato Roberto Manieri, simpatico, brillante, con lo sguardo un po’ dolce e un po’ malandrino, un tipo che a dispetto dei suoi 15 anni sembra avere le idee estremamente chiare.


Congratulazioni per il premio per l’interpretazione nel corto di Adelmo Togliani, sensazioni?

Intanto, grazie! Dunque, le sensazioni... mi sembra ancora molto strano! È una cosa eccezionale per la quale voglio ringraziare sia l’organizzazione del premio che mi ha ritenuto meritevole, sia Adelmo Togliani che mi ha offerto questa splendida opportunità e questo ruolo che ho sentito subito mio.


Dicci qualcosa di te

Ho 15 anni,  sono un tipo normale, mi piace stare con gli amici, quando è possibile, andare in discoteca e poi il cinema, lo sport, i viaggi,  la play (station n.d.r), la musica e le ragazze... non è detto che l’ordine sia proprio questo...(ride) studio comunicazione e grafica, un po’ come i miei genitori che si occupano entrambi di marketing e comunicazione. Non credo di essere un attore. Per esserlo devi studiare e fare tanta esperienza e io non ho nessuna delle due cose. A parte le recite scolastiche, la mia unica esperienza precedente è il corto La Città dietro il tunnel di Lucilla Colonna (che colgo l’occasione per ringraziare), non è molto per potermici definire però se devo dirlo,  penso di essere portato,  mi viene naturale e mi diverte tanto. Per ora va benissimo così, poi si vedrà. Se dovessero affacciarsi altre possibilità prenderò in considerazione anche la formazione perché non è che ti arriva sempre il ruolo che ti calza come un abito.


Roberto Manieri Offi

Ecco, appunto, dicci di più del ruolo, cogli punti in comune?

Beh, Mattia è un ragazzo tranquillo e sensibile che viene messo in mezzo dal branco. Lui reagisce nel modo migliore, e cioè con grande dignità. Si segna a pugilato e lì trova una sua dimensione. Mi piace il fatto che non diventi una specie di giustiziere. Il messaggio è un altro. Quello del bullismo è un problema serio anche perché ora è senza confini, ti tormentano sia dal vivo che coi social. In comune abbiamo l’età e il fatto di vivere in una società in cui tutto è sovraesposto digitalmente, social, telefonini, televoti…


Dal pugilato per finzione al Karate nella vita reale. Hai appena vinto il campionato del mondo FUDOKAN di Budo Karate

Già. Era una mia fissa. Dopo il secondo posto mondiale WUKF nel kata volevo fortemente questo risultato. Dovevo farcela e ce l’ho fatta! Ed è arrivato nella espressione più tosta del Karate. Mi è costato il naso ma l’ho vinto difendendo i colori italiani nella selezione AKS Italia.  È stato un anno molto positivo: ho vinto per la seconda volta l’Interregionale Fesik, sono arrivato primo al campionato unificato di Karate tradizionale AKS-UKDI, ho vinto la medaglia d’argento al campionato italiano FESIK e il bronzo all’interregionale FIJLKAM.

Il Karate è la mia vita sportiva. Sono karateka da quando avevo sei anni. Per questo devo ringraziare il mio sensei Fiorello Ferralis per i suoi insegnamenti e la sua pazienza. Dallo scorso anno mi ha promosso a suo assistente, una grande responsabilità e attestato di fiducia. Voglio ringraziare anche mio padre che è sempre presente, mi ha trasmesso lui questa passione. Mi portò a provare quando avevo 6 anni. Non ho più smesso. È stato un judoka e karateka, sa cosa mi passa per la testa perché è stato pure lui sul tatami. Dice che io sono più bravo di lui e…mi sa che ha ragione (ride). Quest’anno studio anche Judo, sono discipline complementari. Praticare Pugilato o Karate è qualcosa che dovrebbero fare tutti i ragazzini, calma i più esagitati e fortifica quella più sensibili. A proposito, sul set ho conosciuto tre persone magnifiche: Alessandro Benvenuti, che… cioè, hai capito con chi ho girato? E poi Simone Casanica che mi ha trattato benissimo e Emanuele Blandamura. Sapete chi è? Un mito! I quattro minuti sul ring con lui non me li scorderò mai!

 

Quali generi di film ti piacerebbe interpretare?

Beh, se potessi scegliere, un action urbano alla John Wick, sarebbe divertente e potrei utilizzare al meglio la mia preparazione. Poi, ci sono più scene d’azione che battute, il che per un non attore è una salvata. Oppure un action-comedy-fantasy come The warriors gate, che ho visto mille volte. Pure lì poi c’è come sottotrama il bullismo.


Ci sono registi con cui ti piacerebbe lavorare?

Beh, intanto speriamo che Adelmo mi chiami ancora, da lui posso solo imparare, poi mi piacerebbe un sacco fare un film con Claudio Del Falco. È fighissimo, è l’unico attore d’azione italiano. Campione del mondo di Karate. Sono stato sul set di Iron Fighter, spacca! Lo scorso anno ho accompagnato mio padre che è critico cinematografico, a intervistare i Manetti Bros per Diabolik, tra l’altro le riprese dell’intervista sono mie, beh, loro sono dei maestri del cinema di genere…se facessero un action…


Insomma, il 2023 è stato un anno eccezionale, i tuoi prossimi obiettivi?

Essere promosso a scuola, guadagnarmi i miei soldini perché non mi piace che me li diano i miei genitori, provare ancora l’emozione del set, vincere più gare possibili, allenarmi con maggior impegno, anzi, il 9 e il 10 ho due competizioni davvero toste e divertirmi. Sempre.

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