Il senso di Eros Galbiati per la vita e il cinema.

Aggiornato il: lug 4

"Non sono soddisfatto, ma se mi guardo indietro mi gratifico sapendo che le mie scelte sono sempre state funzionali e mi hanno portato dove sono oggi, ovvero il luogo giusto dove devo essere".

Se non spericolata, la vita di Eros Galbiati è in continuo movimento. Si trasferisce a Roma molto presto, dopo alcune esperienze nella pubblicità e i primi passi in televisione debutta clamorosamente al cinema con Notte prima degli esami. Dal film di culto generazionale di Brizzi in poi, ci saranno altre prove cinematografiche e televisive, fino a un altro cult, la serie 1992 su Tangentopoli seguita da 1993 3 1994, nel frattempo si trasferisce a new York dove tra le altre cose si occupa di ristorazione. La cronaca mondana lo tiene sott’occhio perché pare che diviso tra un soggiorno nella Capitale e uno nella Grande Mela o a Milano, sia uno sciupafemmine. Concepisce il suo lavoro davanti e dietro la macchina da presa, è infatti un apprezzato regista di videoclip, ne ha firmati di diversi per Bugo (Sincero, Mi manca, Quando impazzirò). Precedentemente aveva diretto Finley e poi La Scapigliatura con Arisa (alcune fonti su internet gli attribuiscono anche un video per i Gemelli Diversi che non ha girato, ma domanda e riposta rimangono come sono state formulate proprio per sensibilizzare a prestare sempre attenzione alle fonti. N.d.r.). Ho conosciuto Eros Galbiati in occasione della quarta edizione di Etruria Cinema che organizzai nell’Università Roma 3, mi parve un tipo sui generis, riflessivo e dalla mente brillante, ha da poco tagliato il traguardo dei quaranta, una buona tappa per parlare di carriera, e impressioni di vita.


Quando nel 2006 partecipasti a Etruria Cinema come membro della giuria, a momenti veniva già l’Aula Magna di Roma 3, Notte prima degli esami aveva fatto di te e dell’intero cast, un divo, come lo ricordi quel momento?

È stato il momento più intenso della mia vita. Non avevo ben chiaro lì per lì cosa stesse succedendo, ma l’affetto e l’accoglienza della gente rendeva tutto eccitante. Sono stato invitato ovunque, coccolato, ricercato. Sono stati anni molto importanti per capire chi fossi e cosa volessi e cosa fosse profondamente l’industria per la quale avevo appena iniziato a lavorare.


N P D E è stato insieme molte cose: un film generazionale, il trampolino di lancio di un gruppo di giovani attori, la consacrazione degli anni ottanta come epoca mitica, suggestione che poi sarebbe ritornata negli anni successivi nelle mode e in altri titoli. Ma secondo te perché funzionò così tanto?

Funzionò perché la scrittura era perfetta e perché il film riuscì attraverso la storia a unire il gradimento di tre generazioni: i teenagers che affrontavano quel momento, i quarantenni che l’avevano vissuto negli anni 80 e la generazione più adulta che empatizzava con una storia locale e al contempo universale.

Parallelamente alla carriera di attore ce n’è un’altra parimenti lusinghiera: quella di regista di videoclip, da i Gemelli diversi fino alle recenti collaborazioni con Bugo, come ha scoperto questa possibilità espressiva e di averne le qualità?

Ti correggo: non ho mai diretto i GdV (abbiamo partecipato al loro video in NPDE-oggi). Ho iniziato con un video de La Scapigliatura feat Arisa in un brano che si intitola Rincontrarsi un giorno a Milano. Ho sempre sentito una mia qualità di associazione narrativa tra solo musica e immagine e il music video è il mezzo perfetto. Prima avevo diretto alcuni video per dei marchi di moda. Sono molto contento del piccolo percorso che sto facendo nella musica.


Bugo è tra gli artisti più interessanti della sua generazione, avendolo diretto in tre videoclip, credo che lo conosca sufficientemente per descriverlo, che tipo è?

È un artista arrivato al mainstream dopo venti anni di percorso indipendente, in cui aveva comunque un buon riconoscimento. Mi piace molto l’album su cui ho lavorato con quei tre pezzi e mi dispiace che di Bugo si sia parlato di più associandolo ad eventi esterni che al prodotto musicale che ha creato.


Una volta hai detto che hai realmente scoperto cosa sia il mestiere di attore quando ti sei ritrovato a lavare i piatti. Mi sembra una riflessione di buon senso. E a dire il vero non mi sembri uno che ricerchi il nome sul cartellone a tutti costi: quindi la recitazione, la regia, il ristorante cosa sono, soluzioni per pagare affitto e bollette?

La verità è che mi chiedo spesso cosa mi piacerebbe fare di altro, ma non trovo risposte soddisfacenti. Il cinema è la mia vita, la regia è appena arrivata, l’imprenditoria è una cosa che ho sempre avuto. Venendo dal nulla mi sono sempre sentito di inventarmi in un modo che mi permettesse di fare continue esperienze.


Hai da poco compiuto 40 anni, com’è andata fino ad ora? Soddisfatto di te e della tua vita?

Non sono soddisfatto, ma se mi guardo indietro mi gratifico sapendo che le mie scelte sono sempre state funzionali e mi hanno portato dove sono oggi, ovvero il luogo giusto dove devo essere. Si vuole sempre di più, ma ora sono più concentrato sul perché sono ancora qui e sto facendo quello che faccio.


La quarantena dove l’hai trascorsa, a Roma o a New York…?

La quarantena l’ho passato a Milano. È stato un momento che ricorderò sempre con un filo di nostalgia e con la consapevolezza di avere vissuto un momento storico bizzarro e unico che mi ha insegnato moltissimo.


Parlaci di Eric Leiser e di Apocalipsys, dove interpreti l’ Arcangelo

Ho girato Apocalipsys diversi anni fa a NY: la quinta essenza del cinema sperimentale indipendente. Eric è un artista incredibile, un giovane uomo talentuoso che mi ha dato una grande opportunità, quella di fare un prodotto ambizioso senza adeguarsi alle esigenze dell’industria. Il suo percorso artistico è molto bizzarro, come i contenuti che crea. Eric viene dalla videoarte, da esposizione museali, da creazioni uniche. Suo fratello Jeffrey completa il tutto con le sue musiche e la sua visione.


1992-1993-1994 hanno ottenuto grande visibilità in tutto il mondo, è un canone replicabile su cui costruire un nostro stile narrativo?

Assolutamente sì. Penso sia stato il primo prodotto italiano, insieme a Gomorra, ad avere avuto una distribuzione massiccia sulle piattaforme di tutto il mondo. Sono molto affezionato al mio personaggio (Zeno Mainaghi) e grato a chi mi ha scelto per farmi fare quel percorso. È stato un onore fare parte di quel cast e lavorare per anni con quella squadra.


Grazie, Eros e in bocca al lupo, qualsiasi cosa ti venga in mente di realizzare.

Grazie a te, Pier, è stato un piacere.

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