Il sequel del Doctor Strange: un melange tra fan service e l’excursus vitae di Scarlet Witch

Aggiornamento: 11 mag

Nel Multiverso della Follia, il secondo capitolo delle gesta del più potente stregone della Marvel fa da ponte a future storie e tappa alcuni buchi di trama precedenti.


Avevamo lasciato il Dr Stephen Strange che cercava di rimediare agli errori dimensionali causati dal bimboragno Holland in Spiderman no way Home. E in quella pellicola nello specifico siamo venuti a conoscenza di una cosa chiamata Multiverso e di tantissime realtà alternative, che la Marvel chiamò What If, che regge il fragile equilibrio di tutte le cose. Già durante lo scontro con Thanos, Strange aveva accennato a varie realtà possibili.

Il film si apre con uno Stregone Supremo alternativo, con tanto di codino e vestiario informale, che, nel nodo centrale del Multiverso, cerca di portare una ragazzina, chiamata America Chavez, nel tempietto ove è contenuto il Libro Vishanti (summa di tutta la magia bianca), scansando gli assalti di un demone di fuoco.


Il nostro cade sotto gli attacchi del mostro ma America riesce ad aprire un varco dimensionale e a sfuggire su Terra 616 (quella dei nostri supereroi). Nel frattempo, il buon dottore presenzia al matrimonio della sua ex Christine finché non viene interrotto da un’oscena creatura tentacolare che cerca di uccidere la succitata Chavez.

Dopo lo scontro il mago deve fare i conti con una ragazzina dai poteri enormi (la capacità di aprire varchi nel Multiverso) e il carattere spigoloso. Dinnanzi ad una serie di notizie abbastanza inquietanti Strange decide di rivolgersi all’unica persona che abbia una forte esperienza extra dimensionale ossia l’ex vendicatrice mutante Wanda Maximoff. Ma si rende conto che è lei l’architetto dietro tutti questi attacchi essendo entrata in possesso del Darkhold la versione malvagia del Vishanti divenendo Scarlet Witch.

Wanda, difatti, è convinta che controllare il multiverso con il potere di America le permetterà di riunirsi con Billy e Tommy, i bambini che aveva creato durante il suo periodo a Westview. Quando Strange rifiuta di consegnare America, Wanda attacca Kamar-Taj, uccidendo molti stregoni. America accidentalmente apre un altro portale e trasporta sé stessa e Strange attraverso il multiverso verso Terra-838.

In questa realtà incontra una camarilla di eroi nota come gli Illuminati formata dal Professor X, Mr Fantastic, il Barone Mordo (qui nelle vesti di Stregone Supremo), Monica Rambeau alias Capitan Marvel, Captain Carter e Freccia Nera. Ma Wanda li tallona senza tregua e porta il conflitto anche in questa realtà.

Il buon dottore assieme a Chavez ed una variante della sua ex riuscirà, con molti sforzi e non pochi sacrifici, a ristabilire l’ordine dimensionale.

La nuova pellicola di Sam Raimi è un tentativo audace ma di base ben riuscito. Collegandosi alle varie serie tv quali WandaVision e What If non solo rende contenta una buona fetta di aficionados ma crea un continuum tra Tv e Cinema. Non solo l’inserimento di Xavier, interpretato da Patrick Stewart, e di Reed Richards, con le sembianze di John Krasinski, fa da ponte con i supereroi Marvel della Sony facendo sottendere ad una definitiva fusione cinematografica dei due universi.

Anche il discorso sulle incursioni dimensionali potrebbe far presagire un futuro film, o più di uno, inerente alle Seconde Guerre Segrete.

Interessante è stato il tentativo di mostrare l’excursus vitae di Wanda Maximoff e della sua natura tormentata e a tratti oscura. Difatti si uniscono i punti di varie storie da Le notti di Wundagore a tutto l’arco narrativo dei Vendicatori della Costa Ovest con una strizzata d’occhio a Vendicatori Divisi. Alla fine dei conti il vero villain della storia è il lato oscuro presente in ciascuno di noi fatto di paure, rimorsi, rancori e rimpianti perfettamente incarnato dalla nube purpurea che colpisce Xavier mentre è nella menta di Wanda.

Anche il personaggio di America Chavez rispecchia, quasi in toto, quello fumettistico. Forse l’attrice Xochitl Gomez non è esteticamente ficcante col personaggio ma rientra nella sua psicologia. Difatti la Gomez è una supporter dei BLM e delle metoo ed è stata oggetto di varie querelle fuori e dentro la rete. Questo perché i Paesi arabi volevano imporre una censura inerente alle due madri del personaggio ingaggiando un braccio di ferro con la Disney che ormai è il Ministero della Propaganda delle subculture woke, token e gender. A questo aggiungiamo un attacco congiunto sui vari profili social dell’attrice da parte di moltissimi fan critici.

Dopotutto la stessa America Chavez è una marchetta tokenista, figlia di lesbiche, latino-americana e dall’identità sessuale abbastanza “alternativa”. Non è un caso che tale personaggio sia stato pompato durante gli anni della presidenza di Trump. Eroina volutamente “over power”, come si è soliti dire oggi, e alquanto pregna di sicumera. “Qualità” abbastanza comune negli attuali superbimbi Marvel che nulla hanno a che spartire con i loro predecessori quali i Nuovi Mutanti, Generazione X, i Nuovi Guerrieri e la X-Force.

Il resto del cast è ovviamente di tutto rispetto con un sempre valente Benedict Cumberbatch nel ruolo di Strange, una formidabile Elizabeth Olsen nei panni di Wanda e una più che convincente Rachel McAdams come Christine Palmer.

Raimi, ovviamente, non si smentisce regalandoci ambientazioni cupe e con mostri orripilanti e un cameo zombesco.


Ci sono solo due note critiche. La prima è l’aver sminuito un villain come Shuma-Gorath, storica nemesi di Strange relegato a sgherro di Wanda. La seconda, in realtà solo una “delusione” personale, la presenza di Victor Von Doom nelle scene post credit. Dopotutto l’inserimento di Richards poteva far presagire la presenza del monarca di Latveria che in più occasioni ha reclamato la carica di Stregone Supremo… poco male aspetteremo.

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