Insidiae Nemoris: il thriller allucinato di Salvatore Vitiello


"Non mi portare nel bosco di sera, ho paura nel bosco di sera". Ma il bosco, volendo, può far paura anche di giorno. Con buona pace di Rosanna Fratello. E il nostrano cinema di genere periodicamente si ricorda di quanta inquietudine possano creare le selve italiche, specie quelle fitte, umbratili e costellate di impervi sentieri, poste al centro della penisola. Gli esempi, più o meno recenti, non mancano certo: da Il bosco fuori (2006) dell'allora esordiente Gabriele Albanesi alle apparizioni di pressoché inediti gladiatori zombie in Morituris (2011), il film-scandalo di Raffaele Picchio. Passando magari per "l'esperienza" spettatoriale ancor più iperbolica rappresentata da Il bosco 1 (1988) di Andrea Marfori...


Forte di un titolo in latino che già di suo tende a creare curiosità, Insidiae Nemoris di Salvatore Vitiello aggiunge un tocco personale al filone, trovando una sua collocazione in bilico tra horror e thriller psicologico. La capacità di affrescare personaggi non banali è infatti, rispetto ad altri prodotti similmente condizionati dal budget ridotto, una delle note di merito più apprezzabili, che rifulge ad esempio nella tempra così arcigna e carismatica del co-protagonista.

Costui, Walter, da fuori viene visto come uno psicologo di successo, mentre i rapporti in famiglia sono sempre più un disastro. La situazione degenera allorché decide di provare a ricomporre almeno il rapporto con la figlia, compiendo un gesto piuttosto azzardato: arriva infatti al punto di rapire la ragazza e rinchiuderla nel portabagagli, così da costringerla a passare qualche giorno con lui nella seconda casa. L'intento sarebbe quello di creare una situazione al limite, per poter parlare e confrontarsi con franchezza su un passato per entrambi non privo di traumi. Peccato però che la rustica villetta si trovi, alquanto isolata, ai margini dello stesso bosco dove da un po' di tempo si registrano feroci delitti...

Con la scenetta invero grottesca dello psicoterapeuta che rapisce e imprigiona la figlia, pensando di fare tutto ciò "a fin di bene", Salvatore Vitiello dimostra sin dall'inizio di voler ribaltare le prospettive, giocando a rimpiattino con lo spettatore e con le poche figure introdotte nel racconto. Il risultato è di un certo spessore proprio per la qualità degli interpreti: molto naturale Elisa Betti, nei panni della figlia "sequestrata" di Walter; dotato del giusto carisma Francesco Biscione, che assicura al disinvolto psicologo quei modi istrionici, quella faccia tosta e quelle decisioni un po' estreme, che complicheranno parecchio la vita a lui e alla ragazza. Infine vi è l'ambiguo personaggio interpretato da Rimi Beqiri, emblematico il suo aggirarsi in compagnia di un'accetta (per far legna... o qualcos'altro), il cui morboso rapporto coi nuovi arretrati avrà un crescendo sempre più ossessivo.

Gli episodi contraddittori, sospetti, inquietanti, cominciano così a moltiplicarsi incidendo sulla psiche dei protagonisti. Ne consegue una sempre più cruda battaglia di nervi, tra il giovane disturbato e i nuovi arrivati. Con all'orizzonte un twist vertiginoso sulla reale natura degli eventi, che, per quanto tagliato un po' con l'accetta (la stessa usata qui per spaccare i tronchi, verrebbe da dire), sommerà allo scontro cui si è appena assistitito una rilettura dei tragici fatti ancor più disturbante. Curato nell'ambientazione, insolitamente portato ad approfondire le tare mentali di carnefici e vittime, Insidiae Nemoris è un più che valido prodotto cinematografico a basso budget, che dal 6 giugno scorso ha trovato ospitalità anche su Amazon Prime.

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