Intervista ad Antonio Tentori

Aggiornamento: 8 ago

Dopo l’uscita di The Slaughter, abbiamo scambiato due parole col noto e stimato sceneggiatore

Abbiamo già avuto modo di apprezzare, proprio su queste pagine, l’uscita nelle sale di The Slaughter – La mattanza, piccola produzione italiana dalle idee senz’altro interessanti, in materia di horror. E non a caso vi è qui una firma importante, per quanto concerne lo script: quella di Antonio Tentori, scrittore e celebrato saggista (basti pensare ai volumi "Guida al cinema horror") e sceneggiatore dal curriculum tanto ampio quanto degno di nota, collaboratore a suo tempo di veri e propri Maestri del genere come Dario Argento, Lucio Fulci, Joe D’Amato e Sergio Stivaletti. Con un’esperienza simile accumulata nel corso degli anni, la nostra spigliata conversazione ha toccato per forza di cose non soltanto le circostanze che hanno portato alla realizzazione del film di Dario Germani, ma anche lo stato di salute del cinema di genere in Italia e all’estero…


Antonio, come è nata questa tua collaborazione con Dario Germani?

Dario e io ci siamo conosciuti tramite Gianni Paolucci, un produttore mio amico con cui ho lavorato in diverse occasioni. Lui avrebbe diretto il film che dovevo scrivere, che ancora non aveva come titolo The Slaughter, ma solo un titolo di lavorazione.


In The Slaughter – La mattanza, la tua sceneggiatura si è fatta carico di parecchie suggestioni cinefile. A partire, volendo, dalla particolarissima ambientazione del racconto… una cosa del genere l’abbiamo chiesta anche a Germani, ad ogni modo cosa puoi dirci tu di questa location così evocativa?

La location, un autentico stabilimento cinematografico di sviluppo e stampa, è straordinaria. È’ un personaggio del film anch’essa. Oltre ad essere un vero tempio del cinema, quando ancora si realizzavano i film con la pellicola. Poi funziona perfettamente come ambiente isolato e claustrofobico dove ogni cosa, anche la più allucinante, può realmente avvenire.


Come ha preso forma il personaggio dell’appassionato di cinema, aggregato al gruppo di giovani destinati a fare una brutta fine? Non sfuggono certo le tante ironie disseminate nelle sue battute e nei dialoghi che lo vedono coinvolto…

Insieme a Dario Germani abbiamo cercato di dare un qualcosa in più a tutti i personaggi della nostra storia, perché non siano soltanto semplici vittime sacrificali. Il fan del cinema horror mi piace particolarmente ed è stato divertente scriverlo. C’è ironia, è vero, ma non credo sia demenziale come a volte invece accade nei film horror/thriller americani.


Nei vecchi omicidi, filmati dallo psicopatico di turno tipo snuff movies, abbiamo colto altri omaggi cinefili, per esempio un tocco che può ricordare Fulci, Argento, altri grandi nomi del nostro cinema… cosa puoi dirci a riguardo?

Lucio Fulci e Dario Argento sono registi con cui ho avuto l’onore e il piacere di lavorare. Non potevano mancare omaggi al loro cinema, sta agli appassionati del genere coglierle. Un altro autore che abbiamo omaggiato è Bruno Mattei, di cui sono stato amico e sceneggiatore in diversi film. The Slaughter è fondamentalmente uno slasher metacinematografico/citazionista e io personalmente ho sempre adorato il cinema nel cinema, fin dai tempi di Un gatto nel cervello di Fulci, uno dei primi film che ho scritto.


E cosa pensi, invece, del cinema di genere che si prova a realizzare oggi in Italia, tra tante difficoltà?

Naturalmente tutto il bene possibile. È vero, lo si realizza con difficoltà di vario tipo, ma è comunque un genere che continua a essere praticato, soprattutto dal cinema indipendente, con cui del resto collaboro. Per fortuna esistono anche produzioni come quella di The Slaughter che consentono l’uscita dei film in sala e una certa visibilità.


Dopo un paio di estati parecchio fiacche, dovute anche agli effetti della pandemia e delle draconiane restrizioni, sembrerebbe che ci sia finalmente qualche horror interessante, sanguigno, conturbante, in sala. Hai avuto anche tu questa impressione o hai visto comunque di recente qualcosa che ti ha colpito, al cinema o attraverso altri canali?

Il cinema horror, pur tra alti e bassi, esercita da sempre una grande attrazione per il pubblico, non soltanto dei fan. Tra gli ultimi film visti ho apprezzato in modo particolare il remake di Scream da parte di Bettinelli-Olpin e Gillett, e X di Ty West.


Ci sono altre produzioni cinematografiche, al momento, con le quali stai collaborando come sceneggiatore o in altre vesti?

Esistono diversi progetti, ma è prematuro parlarne.


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