top of page

Incontriamo Davide Castellazzi dell’Enciclopedia Anime Cult. Lo stato dell’arte dei manga e anime in Italia



Davide Castellazzi, Anime, Manga

Ormai il manga (i fumetti provenienti dal Giappone) è una realtà presente in modo stabile nel mercato editoriale italiano. Come Plusnews non potevamo trascurarlo. Ecco perché abbiamo contattato uno dei nomi storici di questo settore, chiedendo un’intervista esclusiva per la nostra testata. 


Davide Castellazzi, nome storico del fumetto italiano. Per quei pochi che non ti conoscono potresti ripercorrere in breve la tua carriera?


Sarò brevissimo. Da sempre appassionato di fumetto (imparo i rudimenti della lettura prima ancora di andare a scuola per poter leggere il Corriere dei Piccoli), dopo un po’ di esercizio sulle fanzine e dopo aver scritto articoli di cronaca per giornali locali, divento collaboratore di Granata Press ed editor tuttofare di Fumo di China. Poi entro in Panini, dove do forma alla linea Planet Manga. In seguito, collaboro con DeAgostini (nel settore videocassette e DVD), Walt Disney, IF Edizioni, GFB e altri.


Qual è stato il tuo primo contatto con un manga, non come addetto ai lavori, ma come semplice lettore.


Area 88 di Kaoru Shintani, letto in inglese (usciva negli Usa).


Quando ti sei reso conto che la passione per il manga poteva diventare un lavoro vero e proprio?


Intanto la passione è sempre stata a tutto campo, inizialmente non mi occupavo di manga ma di fumetto occidentale (e a volte lo faccio ancora oggi). Diciamo che verso il 1992 decido di non lavorare più come dipendente e di non fare più lavori che non mi piacciono, ma di dedicarmi solo all’editoria (accompagnata da lavoretti saltuari). È stata durissima all’inizio, ma un po’ alla volta le cose si sono mosse. Credo che ancora oggi in Italia vivere di fumetti non sia facile.


Anime e manga di Davide Castellazzi

Sono due/tre anni che il mercato del fumetto e in particolare quello del manga è in costante crescita. Qual è secondo te il motivo? Ed è un fenomeno destinato a durare ancora a lungo?


Credo che i motivi siano diversi e sarebbe lungo sviscerarli. In ogni caso provo a dirne qualcuno. Negli ultimi anni si è sviluppato un grande interesse nei confronti dell’Asia e del Giappone in particolare. Il fenomeno in realtà nasce molti anni fa e oggi ne vediamo gli ultimi sviluppi. I manga offrono “prodotti” molto variegati, diretti a ogni tipo di pubblico (maschi/femmine, giovani/meno giovani, ecc.) e incentrati sugli argomenti più disparati (dall’avventura al golf, dalla vita quotidiana ai viaggi spaziali, ecc.). In altre parole, hanno allargato il potenziale pubblico. Credo sia un fenomeno destinato a durare, anche se non con questi ritmi di crescita.


Nel 2023 hai dedicato molte energie a far nascere Tokoshan, un nuovo soggetto editoriale che presenta fumetti orientali. C’era ancora spazio per nuovi editori (ovviamente sì), ma cosa ti ha davvero convinto a rischiare la sorte?


Dunque, il lavoro di ricerca titoli per Toshokan comincia all’inizio del 2022, anche se i primi volumi sono usciti nel 2023. In realtà io non ho “rischiato” niente, sono stati IF Edizioni e Giunti (Toshokan è una joint venture) a decidere di investire in questo ambito e, conoscendomi, mi hanno chiamato per dare forma alla linea. Dal canto mio ho accettato l’incarico di Direttore Editoriale perché mi è stato chiesto di costruire un progetto di lungo periodo e con svariati titoli. Tempo prima avevo avuto contatti con diversi altri editori, ma tutti volevano muoversi in modo a mio avviso poco sensato: “facciamo un paio di volumi e vediamo come va”, una scelta improponibile oggi, in un mercato dove fare “massa critica” è imperativo. Insomma, in un progetto ci credi oppure no. Inoltre, Toshokan mi consente di spaziare in Asia (non solo Giappone), dove ci sono proposte interessantissime ignorate dagli altri editori. Mi è sempre piaciuto “arrivaredove nessuno è mai giunto prima” perché sono curioso. Credo non si possa fare editoria senza essere curiosi.


Osservando il pubblico che segue il fumetto orientale e quello che segue il fumetto occidentale (USA, Europa, ecc…) la percezione è che per il primo gruppo il fumetto sia ancora uno strumento di aggregazione sociale, mentre apparentemente il secondo gruppo ha perso questa caratteristica. Secondo te è così, o è una lettura superficiale?


Non so se ho capito bene la tua domanda, ma provo a rispondere. I manga (e gli anime e l’intrattenimento asiatico in genere) tendono effettivamente ad aggregare di più tramite fenomeni come il cosplay o il desiderio di vivere l’esperienza asiatica in tutte le sue forme (per esempio il cibo la musica). Ma credo che la differenza fondamentale sia nell’età dei lettori di manga, spesso più giovani di quelli del fumetto occidentale e quindi più propensi fare gruppo, a condividere. Questo è frutto anche della curiosità nei confronti di questa nuova “frontiera culturale”, per cui i ragazzi, per esempio, si organizzano per fare viaggi di gruppo in Giappone e condividere questa esperienza immersiva.


Sei il curatore del bimestrale Disegnare con i Manga, e hai curato i volumi dedicati ai Robot dell’Enciclopedia di Anime Cult (Sprea Edizioni). Perché i “robottoni” hanno ancora tutto questo fascino per il pubblico italiano?


Per Sprea curo Disegnare Manga, Anime Cult Enciclopedia (con i due speciali sui robottoni) e Anime Cult Dossier. Perché i robot hanno ancora tutto questo fascino? Anche qui i motivi sono molti. C’è l’aspetto amarcord (che ovviamente coinvolge solo i fan più “vecchi”), poi il fascino della tecnologia (che attira e spaventa al medesimo tempo). Inoltre, i robot sono sempre un passo avanti a noi, perchè mentre nella realtà abbiamo raggiunto molti di quei traguardi che un tempo sembravano fantascienza, nella finzione i robot si sono evoluti ulteriormente, diventando pensanti, coscienti, non solo di metallo, microscopici o giganteschi e via dicendo.


Progetti per il 2024?


Tanti. Intanto consolidare e ampliare la linea Toshokan, anche con opere provenienti da altri Paesi. In particolare, vorrei pubblicare autori italiani che scrivono e disegnano in stile manga. Con Sprea, invece, sto progettando nuove riviste. Poi mi piacerebbe realizzare un magazine informativo/fumettistico in rete, ma in questo campo gli editori sono ancora diffidenti e per fare qualcosa di serio servono degli investimenti. Infine, ho in programma viaggi in vari Paesi asiatici, alla ricerca di nuovi autori. Vedremo, anche perché per fare tutte queste cose serve tempo.


Davide Castellazzi dell’Enciclopedia Anime Cult

49 visualizzazioni
bottom of page