Italia 1982 - Una storia azzurra

In sala lo splendido documentario di Coralla Ciccolini sul successo della Nazionale in Spagna


Proposto nelle sale per tre giorni, dall’11 al 13 luglio scorsi Italia 1982 - Una storia azzurra di Coralla Ciccolini è un emozionante documentario che visto al cinema conquista. Un po’ perché, se affrontata in compagnia, tale esperienza può essere vissuta come un rito. Un po’ perché di fronte a certi eventi la nostalgia stessa non è da biasimare. E un po’ perché cinematograficamente la rievocazione firmata da Coralla Ciccolini si avvale di una costruzione drammaturgica perfetta.


Messo in produzione per celebrare i 40 anni trascorsi dalla storica (ci verrebbe da dire leggendaria) vittoria dellaNazionale di calcio italiana ai mondiali del 1982 in Spagna, il film grazie a una scansione narrativa a dir poco coinvolgente riesce a emozionare il pubblico, sia che il passato venga ricordato attraverso un’ottima scelta dei filmati di repertorio, sia che tale memoria venga affidata a un pugno di campioni che si sono prestati al gioco, lasciandosi intervistare singolarmente e incontrandosi poi per celebrare insieme l’anniversario. Un momento sublime, questo, con le immagini di Italia Germania proiettate su uno schermo televisivo di fronte ad alcuni di loro, con Dino Zoff ovvero il Capitano in collegamento telefonico, per l’ennesima volta. Ma l’emozione di rivedere l’esultanza di Tardelli o di sentire Nando Martellini che grida “Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!” è sempre la stessa. A questa mai stucchevole fiera dell’amarcord si sono prestati per l’appunto Dino Zoff e Marco Tardelli (in prima fila nella partecipazione al progetto, il che non stupisce considerando il suo ruolo attuale nel giornalismo sportivo), Fulvio Collovati, Beppe Dossena, Franco Selvaggi, Beppe Bergomi, Giancarlo Antognoni e il mitico N°7 della Roma e della Nazionale, Bruno Conti, cui come vedremo più avanti verrà dedicato un finale particolarmente intenso, toccante.


Accanto agli eroi scesi nell’arena, le interviste odierne propongono altre testimonianze d’eccezione, in primis la figlia di quel gran signore che è stato Enzo Bearzot; e presenza non trascurabile nonché contraltare comico di quel racconto, che assume a sprazzi i toni della commedia all’italiana, Antonio Matarrese, il dirigente che qui si è messo simpaticamente e apprezzabilmente in discussione ma che all’epoca, nel confrontarsi con la squadra, non collezionava certo belle figure. Così come discutibile e a tratti odioso fu il ruolo della stampa, specie nei momenti bui del girone di qualificazione alla fase finale, cosa del resto ammessa da molte grandi firme del giornalismo intervistate per l’occasione.


Fatto sta che Italia1982-Unastoriaazzurra si sviluppa come un thriller sportivo di cui catarticamente già conosciamo l’epilogo, inglobando però altre intuizioni, altri segmenti narrativi. Da un lato, ad esempio, il film diventa indagine di costume, sui cambiamenti intercorsi tra l’Italia che allora rialzava gagliardamente la testa, dopo i tetri “anni di piombo”, e il deprimente quadro sociale, politico ed economico che caratterizza oggigiorno il Belpaese: particolarmente drammatiche, in tal senso, le immagini del lussuoso albergo di Alassio attualmente abbandonato, in rovina, messe a confronto col clima gaudente del periodo in cui ospitò il ritiro della Nazionale. Parimenti godibile il confronto vispo e talvolta goliardico tra i campioni chiamati in causa, un gioco condotto a ritmi da sit-com, un po’ come era stato per il tennis con Unasquadradi Domenico Procacci, l’altrettanto riuscito documentario sull’unico, indimenticabile successo azzurro in Coppa Davis. Lodevole invece qui, oltre al ricordo del compianto PaoloRossi(mentre ci saremmo aspettati qualche parolina in più sullo sfortunato Gaetano Scirea) il contributo di tutti i campioni dell’82 chiamati a raccolta per raccontare il proprio punto di vista. Con una punta di preferenza, concedetecelo, per il grande Brunetto da Nettuno alias “Marazico”, spronato come accennavamo in precedenza a regalare al film un finale strepitoso; quello in cui si diverte a cantare, senza risparmiarsi seppur stonando all’occorrenza con invidiabile disinvoltura, il brano che abbiamo scoperto essere il più amato tra i giocatori della Nazionale, in quei giorni: Cuccurucucù del maestro FrancoBattiato. Roba da brividi, che da sola vale il prezzo del biglietto.

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