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L’ingenuità ottusa e colpevole dei giovani di Ultima Generazione

Aggiornamento: 9 ago 2023


Per ripulire la facciata di Palazzo Vecchio ci sono voluti 5mila litri d'acqua, per avere chiaro quanta acqua sia, si pensi che ogni italiano consuma in media dai 130 ai 140 litri di acqua potabile al giorno. Questo è il risultato ottenuto dagli esaltati di Ultima Generazione. Non v’è alcuna traccia di effetti positivi sulla sensibilizzazione, passano le bravate ma non i contenuti. Forse perché non ci sono. Li ascolti e rimani basito. Completamente impermeabili a qualsiasi tentativo di contraddittorio, vomitano dati aggregati convulsamente, si compiacciono di azioni tanto sterili quanto odiose, si trincerano dietro slogan. Determinano le cause ma ne rigettano gli effetti. Fanno spallucce davanti alla concreta minaccia di essere seppelliti sotto montagne di multe. Sembrano i fratelli autistici delle Sardine, il che la dice lunga su quanto oggi basti poco per balzare in prima pagina e infatti nonostante la pochezza strutturale , stando ai dati riportati da Valentina Petrini, riceverebbero donazioni a pioggia e riscuoterebbero largo consenso, specie da parte dei giovani.

Tutto ciò non è sorprendente, i giovani hanno, naturalmente, vale a dire, in modo naturale, una propensione verso le questioni sociali e verso l’antagonismo. Anche quando è ovattato e senza senso, come il gettare del carbone nella Barcaccia. In questi gesti prende forma un’iconoclastia che ha origine in un disagio personale verso la vita stessa, in che altro modo si spiega la giovane medico dagli occhi allucinati e strabuzzanti che afferma di vivere nel terrore di morire?

Al di là che da una così non ci faremmo prescrivere neppure un’aspirina, viene da domandarsi che educazione abbiano ricevuto lei è la nera Chloe Bertini, nuova divetta da ospitata televisiva, se per paura delle cose brutte come l’inquinamento, si accaniscono sulle cose che rendono la vita più bella, come le opere d’arte. Quale contorto processo mentale sottende un disegno tanto malsano? Il modus operandi è simile a quello con cui operano i seguaci della cancel culture: se non ci piace scatta la profanazione. Tutto qua. Ma se è tutto qua, allora vadano in Cina. C’è il monumento più grande del mondo da prendere a secchiate di vernice. Chilometri di muraglia da tinteggiare, abbattere a picconate, imbrattare, potrebbero finanche urinarci contro, non sarebbe l’apoteosi del gesto dimostrativo? Ma non lo faranno perché sono degli esaltati egomaniaci, poco seguiti da genitori-adolescenti, ma non sono pazzi. In Cina finirebbero gloriosamente come ripieni dei ravioli al vapore e nessuno ne sentirebbe la mancanza. Per ironia della sorte, la Cina è inconsapevolmente (almeno, crediamo), il supremo beneficiario delle loro azioni di sensibilizzazione. Tutto ciò che è repertorio dialettico di questi figli della digitalizzazione e dei social network è prodotto lì, a cominciare dalle batterie elettriche. Insomma , proprio la Nazione che dovrebbe essere lo spauracchio del bravo e giudizioso ambientalista, rischia di fare affari d’oro sulla spinta emotiva del portatore d’acqua con le orecchie. Curioso, no?

E anche inquietante.

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