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La Sirenetta ovvero come costruire un grande bluff

Aggiornamento: 14 set

Dai commenti bloccati al lancio del trailer, passando per le recensioni negative oscurate come stanno cercando di smontare lo slogan “go woke, go broke”.


Il live action de La Sirenetta è stato, probabilmente, uno dei film più chiacchierati, e criticati, sin dalla sua genesi e in grado di spaccare la rete in due tra gli entusiasti e i critici (la fetta più numerosa). La scelta di Halle Bailey, cantante afroamericana, per la parte della fulva e candida Ariel ha scatenato una guerra tra i puristi e i fautori del nuovo che accusavano i primi di razzismo e suprematismo bianco.

Con tali premesse era prevedibile che il lancio del primo trailer ufficiale non sarebbe stata una passeggiata. Difatti la Disney decise di oscurare i dislike su youtube, che avevano superato le cifre a sei zeri, e di bloccare i commenti. Una mossa analoga la fece Amazon dopo il lancio della sua serie pseudotolkeniana.

Arriviamo infine al weekend del 24 maggio, che in America coincide col Memorial Day, quando il fine viene immesso nelle sale. Il risultato è stato buono 183 milioni a livello mondiale di cui 117 solo in patria. Considerando che il film ha avuto un budget di 250 milioni di dollari altri 140 che la Disney ha speso in pubblicità e stampa. Dovremmo, però, fare una precisazione sul colpo mancino fatto dalla Disney. Difatti ha scelto un ponte festivo importante in America ed un fine settimana lungo cominciato addirittura di giovedì.

Dinnanzi ai tali numeri i talebani del politicamente corretto sono andati in brodo di giuggiole al grido di “scacco matto ai razzisti” “rodetevi il fegato ariani” e altre amenità del genere. Soprattutto hanno iniziato a sostenere che il motto, molto in voga negli ultimi anni, del “go woke, go broke”, ossia se ti affidi al politicamente corretto vai fallito, sia solo un fake creato ad hoc dalle destre reazionarie. Ma è veramente tutto oro quel che luccica?

Non proprio. Difatti il mercato locale e quello europeo è stato soddisfaciente ma si sta dimostrano catastrofico quello asiatico in cui il film ha raggiunto a stento gli 8 milioni di dollari tra Cina e Nord Corea. Stando alle proiezioni d’incasso, la pellicola dovrebbe raccogliere, a fine corsa, fra i 300 e i 350 milioni in nordamerica e i 260 milioni all’estero. Questa nella più rosea delle prospettive ma se il flusso asiatico resta così basso l’odore di flop è molto vicino. Facciamo però un raffronto con dati numerici alla mano.

Prendiamo a modello un’altra pellicola live action cronologicamente vicina a La Sirenetta ossia Aladdin. In questo caso il film aveva ottenuto il 66.3% degli incassi fuori da Stati Uniti e Canada fatturando un totale che aveva superato di poco il miliardo di dollari. Pertanto se il film di Bob Marshal dovesse realmente assestarsi su un botteghino intorno ai 560-600 milioni, ben inferiore a quello di Aladdin, supererebbe in ogni caso il punto di pareggio generando anche un profitto superiore ai settanta milioni di dollari. Il pericolo giallo, però, è sempre in agguato difatti se il box-office del blockbuster dovesse assestarsi su numeri più bassi, seguendo il modello cinese, qualsiasi risultato intorno ai 400 milioni di dollari potrebbe cominciare a generare delle perdite milionarie. Perdite che verrebbero poi, eventualmente, mitigate da home video e gadget vari ma si tratterebbe, comunque, di un risultato poco esaltante. In questo caso la Sirenetta farebbe compagnia ad un altro fiasco tokenista uscito dalla casa del Topo ossia Strange World.

E’ giusto continuare il raffronto con i numeri perchè con taluni soggetti solo con dati concreti e statistici alla mano, e non è sempre detto purtroppo, si può vincere un contraddittorio serio e civile. Se sfregando forte la lampada di Aladino, sono usciti bei dollaroni possiamo assicurarvi che il rugito del Re Leone ha chiamato a sè tanti bei milioncini. Difatti il film del 2019 diretto da Jon Favreau, remake shot-for-shot fotorealistico in CGI dell’omonimo film del 1994 ha fatturato ben 1,663 miliardi di dollari diventando il nono film con maggiori incassi nella storia del cinema, il secondo film di maggior incasso del 2019, superando Frozen - Il regno di ghiaccio e stabilendo così il record per il film d'animazione di maggior incasso di tutti i tempi. Continuando ad infierire andiamo in casa Universal dove Super Mario Bros. – Il Film l’ha fatta da padrone. Al 29 maggio il film ha incassato 561 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada e nel resto del mondo ha incassato 727,4 milioni di dollari, per un incasso complessivo di 1 miliardo e 288 milioni di dollari; è diventato il film più redditizio basato su un videogioco, nonché secondo film d'animazione con maggiori incassi nella storia del cinema, diciannovesimo film con maggiori incassi nella storia del cinema e attualmente è il film di maggior incasso del 2023.

Oltre agli incassi ancora ballerini c’è un’altra ombra che si staglia sul nuovo prodotto Disney ossia le recensioni taroccate. Premettiamo che la stampa ha accolto in maniera contrastante, specie in Italia, l’uscita del film. Se in linea di massima nessuno ha detto palesemente che il prodotto è scadente si sono usati altri escamotage per criticarlo. Sin da subito, però, ha alegiato sulla pellicola l’ombra delle fantomatiche review bombing ossia il grande alibi ai colossal fallimentari.

Storicamente, il “review bombing” è stato un modo efficace per abbassare il punteggio complessivo di un film sui vari siti, rendendo alla fine le recensioni dei film degli utenti sempre meno significative come metrica per giudicare la qualità. Ora come ha fatto notare l’autorevole e indipendente pagina facebook Crisis in Comics quella del review bombing è una farsa colossale. Difatti, come viene fatto notare, da un punto di vista meramente statistico, quanto potrebbe incidere il voto di una minoranza di odiatori, così spesso vogliono definire e limitare le voci discordanti? Praticamente pochissimo. Parimenti come è possibile che alcuni prodotti inclusivi piacciano ed ottengano voti ragguardevoli ed altri vengano massacrati? Non c’entra nulla il razzismo, il sessimo o altro è unicamente la realtà dei fatti: alcuni prodotti sono scadenti.

Ma torniamo al discorso recensioni il database IMDbnews giorni fa ha emesso un avviso che diceva: “Il nostro meccanismo di valutazione ha rilevato un’attività di voto insolita su questo titolo. Per preservare l’affidabilità del nostro sistema di valutazione, è stata applicata una calibrazione di pesatura alternativa”. IMDb fornisce ulteriori dettagli su questo sistema con la seguente spiegazione:“Sebbene accettiamo e consideriamo tutti i voti ricevuti dagli utenti, non tutti i voti hanno lo stesso impatto (o “peso”) sulla valutazione finale. Quando viene rilevata un’attività di voto insolita, può essere applicata una calibrazione di pesatura alternativa per preservare l’affidabilità del nostro sistema”.

Onestamente questo più che un tentativo di salvare un prodotto è quello di deviare il pensiero delle persone di imbavagliare le voci critiche. È interessante notare che il punteggio dell’audience di La Sirenetta su Rotten Tomatoes si attesta al 95% lasciando pensare che stia cancellando le recensioni negative e ne stia scrivendo di positive inventandosele, probabilmente usando dei bot. Poichè se il review bombing è un’esagerazione costuita ad hoc al negativo lo è pure al positivo. Visto che su altre piattaforme i voti sono decisamente più bassi.

E’ vero che il cavallo vincente si vede a fine corsa ma alla luce dei fatti in casa Disney stanno scomettendo su una cavallina storpia.


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