Lamb: il film di cui abbiamo bisogno

Aggiornamento: 15 apr


Era il 7 Luglio del 2021 e sul canale YouTube della casa di distribuzione A24 usciva il trailer di Lamb. La prima visione di questo trailer, per me, è stata sconvolgente: ambientazioni islandesi, una fotografia basata sulla luce naturale e una particolare sensazione di sovrannaturale data da pochissime e mirate inquadrature. Insomma, quella strana pellicola di Valdimar Jóhannsson sembrava qualcosa di veramente incredibile. La voglia di guardare questo film era anche troppa e lo scorso 25 Marzo, in occasione dell’anteprima nazionale, è stata soddisfatta.


Che cosa dire di questo film, senza inciampare negli spoiler e senza farsi trascinare dall’entusiasmo? Solo una cosa: “Lamb”, il film di cui abbiamo bisogno! Non ci possono essere definizioni migliori.

Prima ancora che al film, al regista o all’interpretazione di una Noomi Rapace in stato di grazia, è doveroso fare un plauso enorme alla A24 per la ricercatezza dei film che sceglie di distribuire e al suo coraggio nel lanciare i nuovi talenti del cinema; una peculiarità, il coraggio, che è diventata un marchio di fabbrica della casa newyorkese, la quale ha reso possibile non solo la visione del film in questione, ma anche di altri capolavori come “The VVitch” e “The Lighthouse” di Rober Eggers, “Uncut Gems”, “Midsommar”, “The Green Knight”, “First Cow” e tanti altri.


Ma torniamo a Lamb: il film narra le vicende di Maria e Ingvar, due allevatori di pecore che vivono nella loro fattoria in mezzo alle montagne islandesi. Nei due protagonisti è visibile un chiaro malessere dovuto a qualcosa che si scoprirà solo all’inizio del terzo atto, sebbene un occhio attento possa intuire di che si tratti, anche solo dalle immagini del trailer. Questo malessere sembra svanire nel momento in cui una pecora del loro gregge dà alla luce un agnello, il quale desterà particolare interesse nella coppia di allevatori, che decideranno di strapparlo alla madre e accudirlo in casa con loro. A livello di trama non si può andare oltre, il rischio spoiler è veramente dietro l’angolo.

Di che cosa parla Lamb? Lamb è un’esegesi del concetto di famiglia e dei limiti verso cui una coppia può spingersi per definirsi nucleo familiare. È un film che farà storcere il naso a più persone e potete immaginare il motivo. Una persona che abbiamo perso o una cosa che non possiamo avere non possono essere sostituiti da qualcosa o qualcuno che viene estirpato dalla sua vera famiglia, perché prima o poi la natura farà nuovamente il suo corso.


La natura, grande protagonista in questa pellicola, riveste qui un ruolo di fondamentale: quante cose che sembrano inspiegabili ai nostri occhi di umani, in un contesto naturaleinvece sono del tutto normali? L’errore risiede proprio nella volontà, o nell’istinto incontrollato, a seconda dei casi, di piegare e distorcere ciò che riteniamo inspiegabile o crudele, proprio perché visto dal nostro punto di vista di esseri umani, nel goffo tentativo di renderlo “normale”.


Ma che cosa vuol dire questa parola? Riporto dal vocabolario: “normale” vuol dire conforme alla consuetudine; quindi, si riferisce a qualcosa che trova una spiegazione e un nessologico nella regolarità. L’uomo non può piegare la natura per i suoi scopi o, ancora peggio, per soddisfare i propri capricci. Per quanto i nostri desideri siano profondi, questi non possono trascendere gli equilibri imposti dalla natura.


Questo concetto viene ulteriormente ribadito dal regista, tramite la scelta dell’utilizzo dei rettangoli. Costituito da quattro angoli retti, il rettangolo è una figura equilibrata, ma, al contempo, è artificiale e non trova origine nella natura. Molto spesso il rettangolo viene associato alla modernità e al tentativo di rendere meno inospitali quei luoghi che gli uomini definiscono selvaggi. A livello registico, il rettangolorappresenta il passaggio tra due mondi, simboleggia il conflitto di un determinato personaggio. In questo film, il rettangolo è visibile nella forma delle porte della casa dei protagonisti, perennemente aperte verso una natura che non può essere controllata né piegata al loro delirio di onnipotenza.


Se si parla di linguaggi, nel film “Lamb”, bisogna fare una precisazione: probabilmente, in tutta la pellicola, ci saranno 10minuti scarsi di dialogo verbale. Questo potrebbe spaventare la maggior parte dei possibili fruitori; ma del resto stiamo parlando di un film che tratta il rapporto fra uomo e natura. Fra queste due “fazioni” non ci può essere dialogo, ma solo un tentativo di ascolto dei profondi silenzi della natura da parte dell’uomo. “Lamb” è un film che fa degli sguardi il proprio linguaggio e dei silenzi la propria voce; una pellicola che nel marasma dell’oggi, in cui tutto deve essere proiettato verso una modernità, l’unica via possibile per l’uomo per avvicinarsi sempre più all’Empireo, dichiara di voler fare un passo indietro e di tornare a quella natura che da tempo ormai abbiamo abbandonato, per l’impossibilità di sottometterla.


A questo proposito, al discorso fatto finora manca un ultimo elemento: chi è l’antagonista della storia? Bisogna rispondere con un’ulteriore domanda: la natura è crudele o giusta? In questo quesito moltissimi potranno vedere una provocazione;in realtà, è semplicemente una questione irrisolta, che prima o poi tutti ci troviamo a fronteggiare, peraltro con scarsi risultati.


Negli ultimi anni, l’uomo si è allontanato da ciò che è natura, diventando quasi un alieno nel mondo in cui vive. La modernità galoppante vede nella natura l’ultimo grande ostacolo alla totale divinizzazione dell’essere umano; la natura è un nemico invincibile, ma al contempo, è desiderosa di vederci parte integrante del suo grande ordine. Non a caso, i due protagonisti, fin dall’inizio, vivono in una costante menzogna, dettata principalmente da un sentimentalismo, figlio dei tempi odierni, che per loro funge da scusa per la ricerca ostinata di una felicità in realtà malata e distorta.


Valdimar Jóhannsson, con il suo “Lamb”, affronta il senso di umanità inserito all’interno di un ordine naturale, attraverso un tema estremamente attuale e allo stesso tempo universale, come la famiglia.

In conclusione, ecco un citazione tratta da un dialogo della pellicola: "Stupido? Come voi che giocate ad essere una famiglia vera?"


Il trailer ufficiale


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