Manga: crescita all’infinito o abbiamo raggiunto il picco?

C’è un luogo comune che è diffuso da mesi: gli italiani grazie al lockdown hanno cominciato a leggere di più.

Pagine e pagine sui supplementi culturali dei quotidiani, grafici, numeri, colti e competenti intellettuali che hanno detto, asseverandolo con la loro autorevolezza che è “ovvio” come il tempo obbligato a casa abbia incrementato la lettura. Ora, detto che apparentemente di questa maggiore lettura non se ne nota traccia nel dibattito pubblico, in politica, nei social, o nei media, visto che il livello medio delle conversazioni e delle argomentazioni è passato da “semi analfabeta” del 2019 a “cavernicolo incazzoso” nel 2022, ammettiamo pure che si sia FATTURATO di più. Il punto però è che è possibile fatturare di PIÙ (come incasso dato dalle copie vendute) e vendere di MENO (ossia meno copie di uno o due anni fa). Un esempio molto semplice chiarisce al meglio questa affermazione. Ammettiamo che nel gennaio 2019 si vendano 10.000 copie del fumetto “BotMan contro il Malvagio Manieri”, ad un prezzo per singola copia di 2 euro. Il fatturato totale è 20.000 euro. Nel gennaio 2022 si vendono 5.000 copie del sequel “BotMan contro il Malvagio Manieri 2”, a un prezzo di 4,20 euro. Il fatturato totale sarà di 21.000 euro, maggiore di quello del 2019, ma a fronte della metà dei lettori raggiunti.


Ecco perché dire che un comparto produttivo come quello editoriale presenta una crescita globale di fatturato il dato in sé non significa nulla. Sarebbe necessaria una analisi molto approfondita e soprattutto servirebbero i dati di vendita, ossia il numero di copie effettivamente vendute. Ma finché Bonelli, Panini-Disney, Astorina, Star, Aurea non li daranno qualsiasi discorso sulla crescita del fumetto è privo di senso.

Esiste però un dato empirico su cui poter lavorare. Il fatto che concretamente le librerie di varia prima del 2020 schifavano i manga, e nel settore fumetto tenevano solo i volumi Bonelli, Feltrinelli comics, Bao, e altro. Da un paio di anni circa invece i manga sono sbarcati nelle librerie di varia e le hanno colonizzate. Questo è un dato empirico che permette di capire che a prescindere dal numero esatto di copie vendute è innegabile che oggi si vendano molti più manga di prima nelle librerie. La controprova è che se non si vendessero nessun libraio sano di mente occuperebbe scaffali piazzandoci merce che non vende.

La brama di guadagno è indicatrice sufficiente della realtà del dato.

E quindi che nelle librerie i manga vendano tanto è vero.

Altro dato è che la Mondadori, non l’ultima arrivata, ha deciso di acquisire il 51% della Star, ossia la principale casa editrice id Manga in Italia (ci scusi la Panini). Anche qui al di là di grafici e dotte dichiarazioni degli esperti i soldi dicono la verità. Se La Mondadori investe è perché fiuta i soldi.

Quindi ok, è plausibile dire che in Italia il settore editoriale die manga sia in crescita. O Sia STATO?

Questo è il punto. Ricordatevi del 2008. Il mercato immobiliare era alle stelle. Il mattone era un investimento sicuro. A gennaio 2008 chiunque avrebbe detto “Vuoi investire dei soldi? Fallo nel mercato immobiliare”. Poi sei mesi dopo crollo totale. La bolla è scoppiata.

Crescita – picco - e poi?

Abbiamo vissuto la fase della crescita. Siamo sicuramente arrivati a un picco. MA ora?

Da conversazioni avute a Rimini in questi giorni l’idea è che il picco di vendite stia venendo mantenuto grazie all’opera di influencer che su TIkTok o sui social frequentati dai lettori di manga, spingono alcuni prodotti, investendo la loro autorevolezza su QUEI manga, mentre i manga esclusi da queste promozioni stanno calando di vendite, in modo più o meno rapido.

È un dato di fatto che Manga Vibe di Shockdom, rivista lanciata nelle edicole come “la rivista dei manga italiani” sia stata chiusa dall’editore col numero 7, a febbraio 2022. È un dato di fatto che molti manga hanno visto le loro vendite calare da gennaio, e sarebbe interessante ascoltare cosa dicono i distributori.

Il punto è sempre lo stesso. A che punto siamo del ciclo commerciale? Chi afferma che abbiamo superato l’apice, e stiamo navigando negli ultimi mesi del plateau di vendite prima della contrazione autunnale provocata dalle spese sempre crescenti di carta, trasporti e tasse, potrebbe non essere lontano dal vero.

Al tempo stesso ci sono segnali in controtendenza.

Proprio in una situazione del genere esce in edicola Nippon Shock Magazine, rivista in gestazione da un anno, che a sentire la redazione almeno per quattro mesi dovrebbe uscire in edicola.


Il discorso potrebbe allargarsi alla questione influencer. È vero che basta che Chiara Ferragni dica “Comprate La Clinica dell’Amore”, per spingere migliaia di persone nelle edicole a chiedere questo manga?


Se fosse DAVVERO così semplice sarebbe l’uovo di Colombo.

A fronte di un investimento di tot euri, io editore ho un rientro di vendite che mi ripaga dei soldi che posso dare a un influencer per dire “Leggete Sailor BotMan!”.

Allora perché la Bonelli non lo fa?

Perché la Panini non lo fa?

Perché la Mondadori Star non lo fa?


Dai 2.000 euro al mese a un influencer (che per quei soldi venderebbe la mamma, la zia, la nonna e anche la nipotina), e lui promuove i fumetti per cui viene pagato.

Perché nessuno lo fa? O forse… lo fanno già, e non lo sappiamo?

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