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Romics 2023: incontro con Vince Tempera

In occasione della manifestazione autunnale di Romics 2023, tenutasi alla nuova fiera di roma, siamo riusciti a incontrare brevemente il maestro Vince Tempera, nome storico della musica leggera italiana, autore, arrangiatore, di successo, la cui carriera abbraccia dal progressive alle sigle e alla colonne sonore. Dopo l’incontro in cui il maestro Tempera ha incontrato il pubblico per presentare un progetto che raccoglie tutte le varie sigle Tv composte da lui nel corso degli anni, ha accettato di rispondere a alcune domande. Ecco il risultato della chiacchierata.


Romics, domenica 8 ottobre, dopo un incontro ricco di musica e pubblico siamo col maestro Vince Tempera, che ringraziamo. Maestro, cosa pensa a distanza di oltre 40 anni, risentendo questi successi e queste sigle ormai classiche?

Non vorrei peccare di vanità, ma direi che dopo 40 anni dicono ancora molto queste sigle. Le ballano i genitori che erano bambini allora, i figli e i nipoti. Quindi direi che il lavoro fatto all’epoca, casualmente, perché è tutto casuale, fu indovinato nei ritmi, nei timbri e nei testi. Luigi Albertelli si è inventato un linguaggio che non esisteva, linguaggio che i bambini di allora capivano subito, anche se aveva qualche parola difficile. Avevamo in un certo senso cambiato la canzone italiana. E avevamo anche scoperto un mercato che era stato ignorato da chi faceva musica. Mentre io ho sempre pensato che il bambino vada istruito in campo musicale nel modo più semplice, così che poi lo ritrovi più avanti.


Lei non nasce con le sigle.ma come tastierista all’interno della stagione del prog italiano primi anni ’70. Ricordiamo la sua partecipazione ne Il Volo, con Alberto Radius e Ares Tavolazzi. Le è pesato non aver proseguito in modo più costante e pieno la carriera rock prog iniziata in quegli anni?

Io sono convinto che nella musica, proprio perché c’è invenzione, creatività, non puoi rimanere 70 anni a fare sempre la stessa cosa. Io ho dedicato cinque anni del mio percorso a una strada, tre anni a un'altra, anche perché noi invecchiamo, maturiamo, e cambiamo come esigenze. Ho fatto progressive nei miei vent’anni, ma poi l’ho abbandonato. Mi sono dato al cinema, ai prodotti per i giovani, alle sigle. Ho sempre amato amato la musica a 360 gradi, senza steccati tra i vari generi. Anche le filastrocche per bambini.


Ultima domanda: la sua collaborazione con Guccini. Lei ha suonato con lui per anni, sia in studio che live. C’è differenza tra il suonare in studio e l’eseguire gli stessi brani dal vivo, sera dopo sera?

Con Guccini affrontavamo il lavoro in studio solo dopo aver provato i brani nuovi per mesi e mesi. Addirittura le canzoni nuove le provavamo sul pubblico per vedere se funzionavano, se c’erano parole da cambiare e altre cose. Poi dopo che magari eravamo stati due anni su una canzone, ma non in privato, col pubblico, andavamo in studio a registrare, ovviamente migliorando dove restavano ancora errori, delle parti che si scontravano, degli accordi non chiari, così da arrivare al risultato finale su disco.


Grazie mille maestro della sua disponibilità, e per tutti i brani che ci hanno fatto sognare per generazioni.

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