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Sergei, Norman e Johan... meglio morti!

Aggiornamento: 12 nov 2023

Kraven, Goblin e il Teschio Rosso le arcinemesi che incontrarono la morte... e che sarebbero stati ancora più iconici se fossero rimasti tali.


Si dice che la grandezza di un eroe si vede dai suoi nemici. E non sono state poche le volte che un cattivo ha offuscato per carisma il suo avversario. Anche nel campo dei villains fumettistici ci sono stati vari lutti, in particolar modo in casa Marvel, specie di nomi illustri.


I più importanti, senza dubbio, furono Kraven il Cacciatore, Green Goblin e il Teschio Rosso. Col tempo, poi, tali personaggi tornarono in vita, in modi più o meno plausibili, ma ciò tolse quel senso di mitico ai loro trapassi. Perchè è vero che esiste una regola non scritta per la quale un personaggio dei fumetti non può restare morto ab eterno, però, in certi casi è meglio andare a cercare la bella morte.


Pertanto abbiamo intenzione di mostrare ai vari lettori come sarebbe stato possibile mantenere viva la fiamma di questi personaggi senza, però, doverli far risorgere coattamente.


Cominciamo con Sergei Kravinoff alias Kraven. Personaggio molto amato dai lettori e spesso definito un antagonista più che un vero nemico dell’Arrampicamuri, tanto da essere, talvolta, definito un antieroe. Figlio di aristocratici zaristi, scappati negli Stati Uniti dopo la Rivoluzione d’Ottobre, affascinato sin da giovane dalla caccia, passa moltissimi anni nella giungla in Africa. Ivi scopre una pozione che gli consente di avere alcune capacità degli animali nonchè una certa longevitò. Rientrato negli USA si scontra con Spidey e da quel momento il nostro eroe sarà la sua ossessione.


Il Cacciatore incontrò la sua fine nello splendido albo L’ultima caccia di Kraven scritta da De Matteis, disegnata da Zeck e inchiostrata da McLeod. Un Sergei ormai conscio del suo invecchiamento decide di uscire di scena in un crescendo rossiniano coinvolgendo il nostro caro Ragno. Dopo aver ottenuto la sua vittoria personale si spara un colpo di fucile imitando la sua defunta madre. Nel triennio successivo l’ombra del Cacciatore tornò a tormentare Peter Parker prima come strumento della strega caraibica Calypso, amante di Kraven, poi in quello che potremmo definire l’epilogo de l’Ultima Caccia ossia L’anima del cacciatore. Tre anni dopo la sua morte, l'anima di Kraven torna sulla terra per chiedere aiuto all'Uomo Ragno per poter accedere al paradiso, perché essendosi suicidato gli è stato proibito. L'Uomo Ragno sconfigge la parte cattiva di Kraven ed il cacciatore è finalmente libero di riposare in pace.


Ogni tassello sembrava essere al proprio posto avevamo, addirittura, un lieto fine per un cattivo... Ma certi personaggi son duri a morire. Nei primi anni 90 uno dei figli di Kraven, Vladimir, raccolse l’eredità paterna e divenne il Tetro Cacciatore. Ebbe un vita molto breve. Si arrivò poi alla Tetra Caccia quando i restanti membri della famiglia Kravinoff ordirono una trappola per l’Uomo Ragno al fine di resuscitare il loro amato patriarca. Lo stratagemma riuscì, non senza alcuni strascichi, e il Cacciatore tornò in vita.


Tutto bello, tutto ricco di pathos nevvero ma... l’iconicità della morte di Kraven perde così il suo senso. Non dimentichiamo che anche Mysterio, ormai piegato da un cancro terminale, decise di uccidersi emulando il suo collega dei Sinistri Sei. Quindi cosa avrebbe dovuto fare la Marvel anzichè attuare l’ennesima resurezzione? Sarebbe bastato, semplicemente, mettere subito in campo il clan Kravinoff che, per mantenere fede ai desideri del capostipite, avrebbero continuato a dare la caccia al Ragno. In alternativa si poteva creare una sorta di circolo della caccia che in memoria di Kraven avrebbero cercato di emulare le sue gesta. Oppure la Marvel avrebbe potuto seguire un'unica via "dinastica": un figlio tra Kraven e Calypso. Si sarebbe trattato di un meticcio che avrebbe avuto le abilità combattentistiche paterne e le conoscenze mistiche materne. Avrebbe reclamato per sé il titolo di Tetro cacciatore e avrebbe ottenuto la leadership della setta degli Uomini Leopardo ossia gli Anyoto. Li avrebbe trasformati in un'organizzazione stile Maggia ma avrebbe continuato la sua personale caccia al Ragno.


Restando sempre in casa Parker adesso è il turno di Norman Osborn alias Green Goblin la vera ed unica nemesi del nostro caro Arrampicamuri di quartiere. Tutti conoscono le origini del verde folletto con aliante tutti sanno che fu lui ad uccidere il primo grande amore di Peter ossia Gwen Stacy. E tutti ricordano l’epicità della sua morte trafitto dal suo stesso aliante con la frase di commento di Conway alla morte di Goblin: “Così muoiono gli uomini orgogliosi, crocefissi non ad una croce d’oro, ma ad un muro di modesti mattoni”.


Norman non si pente, non prova rammarico per il suo gesto. Non dice frasi toccanti o altro. Il suo ultimo respiro è anticipato da un urlo di dolore quasi animalesco. Anche questo rese epica la sua dipartita. Dopo di lui ci furono altri individui che cercarono di indossare i suoi panni ma con scarso successo.


Finché non si decise che Osborn non era morto, il siero da lui inventato gli aveva fornito, al pari del siero del supersoldato, una sorta di immortalità. Così scopriamo che molte delle sciagure capitate a Spidey in quegli anni, una per tutte la saga del clone, erano state opera sua. Nella saga Peccati del Passato, molto odiata da alcuni lettori al pari di One more day, scopriamo che Norman aveva sedotto ed ingravidato la cara Gwen cancellandole però la memoria. I due gemelli nati da quell’amore oscuro divennero poi un’arma da usare contro il Ragno. Sappiamo poi che Norman divenne l’uomo più potente d’America in Dark Reign, poi si fuse col simbionte di Carnage divenendo Goblin Rosso e, attualmente, sembra essersi redento.


In ogni caso cosa che alternativa potevano proporre alla Casa delle Idee? Invero avevano già tracciato un solco usando suo figlio Harry come si vide nella tragica saga Il Bambino dentro. Ecco sarebbe bastato inserire Norman o come spettro o come proiezione psichica del figlio, che magari interagiva con la maschera del padre. Solo che Harry non ne sarebbe mai stato cosciente. Peter avrebbe continuato a combattere contro un nemico di cui ignorava l’identità ma che era letale e spietato come l’originale. Col tempo prima i lettori e poi Spidey, con un coup de theatre, avrebbero scoperto la verità.


Infine arriviamo ad uno dei villain più spietati della Marvel ossia Herr Johan Smith alias il Teschio Rosso. La nemesi per antonomasia della Sentinella della Libertà ha avuto un processo similare a quello di Kraven. In buona sostanza un giorno si accorse che le sostanze chimiche che a suo tempo lo tennero in animazione sospesa, avevano terminato il loro effetto. Ergo tutte le decadi arretrate gli piombarono adosso tutte assieme trasformandolo in un vecchio macilento ma ancora molto letale.


Quindi cosa può fare un vecchio nazista impenitente rigonfio d’odio prima di andare nel Valhalla? Fare beneficenza in un centro anziani di sopravvissuti alla Shoa? Assolutamente no! Bensì morire portando con sè il suo odiato nemico e tutti i suoi cari. Così in una delle saghe più belle uscite in Italia, nella testata Star Comics di Cap, il vecchio Johannes ordisce un piano codiuvato dalla figlia Sinthia, al secolo la Madre Superiora, e dal secondo Barone Zemo. Nelle due storie intitolate Nel Bunker e Das Ende scopriamo le vere origini del Teschio ed assistiamo alla sua morte in un violento scontro a mani nude con uno Steve Rogers precocemente invecchiato. Il vecchio nazista morirà stroncato da un’infarto, in una serie di tavole emozionanti, proprio tra le braccia della sua nemesi. Il suo corpo verrà bruciato con disprezzo dalla figlia che griderà “Addio Teschio! Nessuno ti piangerà”. Ella poi recupererà l’innocenza tornando bambina.


Quindi la parola del Teschio Rossa sembrava conclusa e con essa, forse, si voleva chiudere anche la parentesi del Terzo Reich Millenario. Invece no! Anni dopo Johannes ritornò in un corpor clonato di Steve Rogers per rendere la vita ancora più complicato all’eroe a stelle e strisce. Anche qui che alternativa si poteva proporre? La più semplice di tutte. Un giovane neonazista, geniale e ricco, recupera la maschera del Teschio e con essa la sua eredità morale. La sua identità? Onestamente non è importante forse a dimostrazione che il Teschio Rosso non è un uomo bensì un simbolo, un’idea. Non dimentichiamoci che Capitan America nacque proprio per essere un modello da opporre all’“eroe” nazista.


Chiudiamo con un’ultima noticina sempre rossoteschiata, l’idea di un fantasma di Herr Smith fu invero pensata. In una storia intitolata Ritorno alla casa del Teschio, Steve Rogers fronteggiò le apparizioni della sua nemesi storica nonchè di Modok (all’epoca deceduto per mano della Società dei Serpenti), del primo Flagello e di uno terroristi dell’organizzazione anarchica Ultimatum. Si scoprì, infine, che era tutta un’allucinazione indotta da un’altra sua nemesi lo psicologo fascista Faust. Solo che... il buon dottore, costretto all’epoca su una sedia a rotelle, fu aggredito dal vero fantasma del padrone di casa, che era alquanto contrariato, e che lo ridusse in fin di vita. Quest’ultima cosa solleva un quesito che la Marvel, in quel tempo, volesse far tornare il Teschio Rosso come una sorta di presenza infestante nei sogni e nella vita di Cap?

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