Stefano Disegni a tutto campo: satira, musica e derby! Intervista esclusiva

Aggiornato il: mar 23


Ciò che non fa difetto a Stefano Disegni è la capacità quasi unica di cristallizzare le diverse sfaccettature della realtà, di volta in volta incasellata in micidiali vignette. Da oltre trent’anni intrattiene, alimenta la riflessione o più semplicemente diverte, mediante le sue celeberrime intuizioni che spaziando tra politica e cinema, campeggiano, orgogliosamente taglienti e genialmente irriverenti, su quotidiani e riviste con delizioso disincanto. Nella sua creatività una e trina, convivono al tempo stesso il vignettista, l’uomo di spettacolo e l’ esperto di comunicazione. Li intervistiamo tutti e tre, saltando dalla politica al cinema, alla musica. E pure al derby…!!


Le tue trasfigurazioni delle trame dei film per Ciak sono quasi insuperabili, dico quasi perché se la giocano con quei frammenti di attualità politica che indipendentemente dalle posizioni personali, chiamano l’applauso, quale dei due ambiti ti diverte raccontare di più e dove credi di dare il meglio di te?


Difficile rispondere. Per un’incredibile botta di culo sono riuscito a fare quello che assieme alla musica mi piace realizzare. Forse il cinema, perché la politica attuale m’immalinconisce. Anche se poi è lo stesso immalinconimento che mi fa scattare la voglia di creare una vignetta che ruggisca il mio disappunto. Poi ci stanno dei film che mi fanno incazzare più della politica per quanto non hanno senso. Soldi buttati.

Al di là dello stare sul pezzo, del fatto di cronaca, c’è un aspetto in particolare che t’intriga scoprire dei personaggi che riprendi? Non so, un vizio, una debolezza… cosa ti innesca?


Sicuramente il carattere. Un aspetto che va al di là della politica. Il carattere è un elemento più caricaturabile, la politica è un fatto etico. Al di là del mezzo, uso la struttura della commedia. Pescare e rimestare nei difetti. A volte non sono molto d’accordo e s’incazzano.


Uno che sì è molto incazzato?


Parecchi. Ma non politici. a parte un paio di querele nella politca non s’incazza nessuno. Più che altro, i privati cittadini. Il politico ha il pelo sullo stomaco, è contento di essere trattato, vuol dire che pesa, la satira lo rende riconoscibile. Quelli dello spettacolo se la prendono di più. Loro lavorano col proprio aspetto. A volte ho rasentato la scazzottata, uno mi ha affrontato in Rai, sì è fermato davanti a me, ha abbassato la testa mi ha detto: "guarda! Mi hai disegnato senza capelli invece li ho!" Ne aveva 22. Cristian De Sica si risentì. Mi pare. Mi dicono che gli sia passata. Comunque è una cosa che brucia. Sono stato satirizzato io e ho rosicato. Mi ci ha fatto riflettere Viccino. Mi ha detto:” scusa ma tu che mestiere fai? E qundi di che ti risenti?” La satira in maniera intelligente funziona e ridi. La Lazio prese una sveglia terrificante ad un derby, un romanista mi fece una battuta che ancora rido.


In un’epoca in cui la scena politica è animata da comici, sedicenti statisti da social network, parlamentari caricaturali, improvvisati allo sbaraglio, c’è ancora spazio per la satira?


C’é spazio? Ma certo, anzi di più. Si satirizzano i loro limiti. Che non sono pochi! Se ne mettono a nudo le manie e le ansie che in alcuni sono vistose.


Con Caviglia imperversavate in quel vaso di Pandora che erano Matrioska e L’Araba Fenice, pensate mai di recuperare lo Scrondo?


Già fatto! Nel 2012 avviammo la serie Il ritorno dello Scrondo. Cioè, doveva essere una serie. Poi sono finiti i soldi e quel numero è rimasto il primo e solo. Però per gli appassionati, che sono davvero tanti, ho messo a disposizione il canale Youtube Stefano Disegni Channel in cui è possibile leggerlo e guardarsi i bozzetti delle altre storie


Da quel vaso emerse anche Moana Pozzi… che ricordo ne conservi?


Moana Pozzi.... era una donna molto simpatica gentile ma molto lontana. Metteva una barriera. La confidenza era pericolosa. Di lei ricordo una cosa molto divertente. L’accappatoio di scena non aveva la cinta e ogni tanto s’apriva ma lei non se ne curava. Eravamo tutti lì e veniva a domandarci a che ora cominciavamo le riprese. Improvvisamente tutti con gli occhi verso il soffitto pur di fugare ogni dubbio...


La descrivono come una donna di grande intelligenza.


Vero. Confermo. Non abbiamo avuto molte conversazioni ma mi dava la sensazione di esserlo molto.


Ricci possiede ancora quel tocco?


Il tocco Ricci non l’hai mai perso. Striscia non è mai stato Charlie Hebdo. Vuole fare umorismo e servizi ma con ironia. E sempre un poderoso cazzaro, ed esserlo è un bene.


Passiamo alla musica, l’incontro col Maestro Bacalov, una pagina gloriosa della tua storia musicale!


Assolutamente sì. Era il 1992 e Con Caviglia disegnammo per la Panini. Razzi Amari, che includeva una musicasetta. Nel Gruppo Volante suonava con noi le percussioni Daniel Bacalov, una volta portò il padre che si appassionò all’album e al libro. Si è attivato come produttore e direttore artistico per la realizzazione di Babbuini. Fu una cosa pazzesca!


Il Covid ha silenziato la musica dal vivo, quanto è frustrante per te la lontananza dal palco? Che progetti avevate tra il 2020 e il 21?


Mortificante, desolante e scoglionante. Non solo per i concerti ma per tutto. Fine della pizza con gli amici. Penso sia necessaria. Mi lamento ma sto in riga. Mi piace e mi manca andare a suonare, a provare e fare concerti. Alle 22 finisci davanti alla tv. Il programma era rientrare in sala per dei pezzi nuovi. Ora vedremo a fine febbraio. Speriamo...


Una puntantina a San Remo, mai? Non al casinò…


Per farla devi essere un professionista più attivo... manca l’etichetta. Insomma, una partecipazione non è all’orizzonte. Inoltre ho criticato il melodico italiano tutta la vita, quindi per coerenza eviterei. Ma coerentemente col conto in banca se mi pagano ci vado.


Non credi che l’assenza di una responsabilità ufficiale circa il proliferare del virus abbia qualcosa di surreale ed inquietante?


Sì lo è come è inquietante una valanga che cade giù o un terremoto. Mi piace pensare che quando madre natura decide di farci il mazzo lo fa e basta. Detto questo, propendo per l’idea di un virus. Non ho elementi a sostegno ma la faccenda del pipistrello mi pare inverosimile.


Lo stallo Renzi-Conte è dipeso da: la legge elettorale che porta inevitabilmente all’ingovernabilità. La pochezza dei due protagonisti. La fame di deleghe e di poltrone.


La fame di deleghe e poltrone. Penso che Renzi sia in crisi con se stesso. Renzi ha tentato uno strappo che non dà frutti. Deve rimescolare le carte per venirne fuori. Onestamente non è il miglior governo della storia italiana ma visto il momento non metterei a repentaglio la stabilità.


Direi quindi che auspichi un Conte Ter e non le urne..


No, per quanto imperfetta preferisco la stabilità.


Il politicamente corretto, onnipresente e galoppante è il segno del progressivo disfacimento del mondo occidentale


Sì, in un certo senso, lo è, decisamente. E’ sicuramente invalidante, la scorrettezza è foriera di creatività, se cominci con gli steccati, arrivi alla censura. O meglio, posti certi limiti etici, ma oggi si esagera. Si esagera anche al contrario, perciò non mi piace a livello creativo ma non è detto che sia sempre sbagliato.


Si gioca un derby strano ed alienante senza spettatori. Quale squadra è maggiormente penalizzata dall’assenza e chi rischia di più tra Roma e Lazio?


Penalizzate, tutte, il calore è fondamentale. Una bolgia che spinge la giocata è l’essenza dello sport. Rischiamo noi. La roma va a mille e noi balbettiamo. E per questo sarebbe meraviglioso vincere.


Sì, eh?


Sono scattati gli scongiuri... però dai, stiamo a vedere....


La satira è un mestiere duro e sporco ma qualcuno deve farlo?


Assolutamente sì. Duro e sporco. A volte urta ma se non picchi non è satira.

91 visualizzazioni0 commenti