The King’s Man – Le origini: intrighi e complotti all’ombra della Grande Guerra

Aggiornamento: 28 gen

La nuova pellicola di Matthew Vaughn, terzo capitolo della saga cinematografica ispirata al fumetto di Mark Millar, è uno dei prodotti migliori di questo 2022 appena cominciato


Tra il 2012 e il 2013 Mark Millar, coadiuvato da Dave Gibbons, diede vita ad una miniserie a fumetti chiamata The Secret Service. Il fumetto era così interessante che già nel 2014 Matthew Vaughn decise di farne un film dal titolo Kingsman – Secret Service con un cast d’eccezione che comprendeva Taron Egerton, Colin Firth, Mark Strong, Samuel L. Jackson, Mark Hamil e Michael Caine. In esso si raccontavano le gesta di un gruppo scelto di agenti britannici che prendevano il nome dai personaggi di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda.

Il film ebbe un successo di critica e, soprattutto, al botteghino da meritare nel 2017 un seguito, Kingsman – Il Cerchio d’oro, al cui cast originario si aggiunsero Julianne Moore, Halle Berry, Pedro Pascal, Channing Tatum, Elton John e Jeff Bridges.

Ovviamente squadra che vince non si cambia e quindi non poteva mancare un terzo capitolo, in questo caso un prequel, seguendo quella moda del passo indietro iniziata più di vent’anni fa dal Buon George Lucas con il suo Guerre Stellari.

Ed ecco che Vaughn torna di nuovo dietro la macchina da presa per narrarci ancora una volta le gesta “degli uomini del re” quando non erano ancora tali in The King’s Man – Le Origini.

Il film si apre in Sud Africa nel 1902, ove l’aristocratico britannico Orlando, duca di Oxford, sua moglie Emily e il loro giovane figlio Conrad visitano un campo di concentramento durante la guerra angloboere mentre lavorano per la Croce Rossa. Ivi Orlando ha un alterco, per i metodi adoperati sui prigionieri, col suo vecchio commilitone Herbert Kitchener e nel mentre l’accampamento subisce un attacco dei patrioti boeri nel quale Emily viene uccisa.

Tale tragedia, avvenuta davanti agli occhi del piccolo Conrad, portano Orlando, ex ufficiale dell'esercito ma divenuto un pacifista convinto, a determinare che il mondo ha bisogno di qualcuno che eviti tali conflitti prima che si verifichino. E promette anche, sul cadavere ancora caldo della consorte, che avrebbe protetto il suo unico figlio dalle minacce del mondo esterno.

Dodici anni dopo, Orlando ha reclutato due dei suoi servitori, Shola e Polly, nella sua rete di spionaggio, composta dai servitori dei grandi di tutta Europa, dedicata alla protezione dell’Impero britannico da un possibile nuovo conflitto su scala mondiale.

A fronte della mobilitazione dell’esercito e della compagna di arruolamento, Orlando vieta al figlio Conrad di arruolarsi, facendo intervenire anche l'amico Lord Kitchener, divenuto Segretario di Stato per la Guerra.

Pertanto, è forte il conflitto tra il giovane rampollo di casa Oxford e il suo apprensivo genitore. Fondamentalmente è un confronto tra ciechi Conrad, preso dal suo entusiasmo giovanile, non riesce a vedere le brutture della guerra e le insidie del mondo di contro il padre non riesce ad accettare che il figlio sia ormai un uomo e debba camminare con le sue gambe e con esse cadere e farsi male.

Nel frattempo, in un casolare sito su un picco inaccessibile, un uomo calvo e avvolto nell’ombra, che tutti chiamano il Pastore, raduna a sé i suoi fedelissimi. Al tavolo dei congiurati riconosciamo il mistico siberiano Grigorij Rasputin, consigliere “particolare” dello Zar Nicola II, l’illusionista austriaco Erik Jan Hanussen, della corte del Kaiser Guglielmo II, la fascinosa Mata Hari e un giovincello chiamato Gavrilo Princip.

Il Pastore, facendo riferimento ad un suo contatto all’interno dell’intelligence britannica, pianifica un’operazione importantissima da eseguire a Sarajevo, con la quale cambieranno per sempre gli equilibri europei, affidandola al giovane Princip…

Orlando e suo figlio, tramite Kitchener, vengono spediti proprio a Sarajevo in veste “diplomatica” per affiancare l’Arciduca Francesco Ferdinando ed ivi, nonostante i coraggiosi tentativi, non riescono a salvargli la vita assistendo quindi all’inizio di quella che sarà una delle più grandi mattanze della storia d’Europa.

In questo contesto bellico atroce Oxford&Son saranno catapultanti in situazioni al limite, tra cui un confronto con Rasputin ed una serie di enigmi e messaggi in codici tra ricatti e tradimenti… ma la tragedia umana incombe.

Il nuovo film di Vaughn è una piccola chicca e se questi sono i primi segnali del cinema 2022 siamo messi bene. È vero vi sono alcune piccole inesattezze storiche, forzature dovute alle esigenze di copione, ma non sono né le più grandi né le peggiori sinora viste ad Hollywood! Diciamo che forse il regista si adagia troppo ai luoghi comuni sui vari personaggi storici, talvolta eccedendo, come nel caso del povero Rasputin.

Difatti qui vengono ingigantite le sue pulsazioni sessuali e addirittura viene accusato di adorare i giovani belli e forti… questo era, semmai, un “vizietto” del suo assassino il debosciato ed effeminato Felix Yusupov spesso ammantato da un immeritato alone di eroismo.

In più due comparse storiche faranno venire i pruriti ai militanti degli opposti estremismi e saranno la gioia dei qualunquisti complottisti.

Ma ripeto tolte queste storture abbiamo davvero un buon film. Dramma umano mescolato a spy-story, roboanti duelli alternati a scene di guerra assai realistiche il tutto condito con una scenografia ed un cast davvero superbi.

Difatti sono i personaggi ed i loro interpreti a rendere grande questa pellicola. Su tutti titaneggia un superbo Ralph Fiennes nei panni di Orlando Oxford. In verità in passato, era il 1998, aveva già vestito i panni della spia britannica nel film The Avengers – Agenti Speciali, assieme a Uma Thurman e Sean Connery, quindi non gli è stato difficile calarsi ex novo in questa veste. Il suo personaggio è completo e complesso, un uomo spesso diviso tra ciò che è necessario fare, e non sempre la cosa più indolore o “eticamente” giusta, e quello che comanda il cuore. Un uomo costretto spesso a rivedere le sue posizioni e a rigenerarsi come una fenice.

Fiennes è un attore completo è stato capace di farsi odiare come Amon Goth in Schidler’s List, interpretazione che gli causò insulti e minacce (destino similare toccò al nostro Remo Girone per la sua interpretazione di Tano Cariddi ne La Piovra) questo quando le persone non sanno scindere la maschera dall’attore. Ci ha fatto sorridere in Grand Budapest Hotel e ci ha commossi in Fine di una Storia. Così come ci ha inquietati, come sociopatico, in Spider e Red Dragon. E anche il suo Orlando ci commuove, ci fa arrabbiare, ci entusiasma e ci fa sorridere. Difatti la scena del suo duello all’arma bianca con Rasputin mentre è in braghe di tela se, da una parte ci tiene col fiato sul collo, dall’altra ci diverte.

Un altro veterano che compare nel film è Charles Dance, che in molti ricordano come patriarca dei Lannister ne Il Trono di Spade, che qui interpreta Lord Kitchener e che da subito può risultare odioso per la sua freddezza e cinismo, che sfocia a tratti nella risoluzione più spietata, ma che alla fine si dimostra un uomo piegato alla ragion di stato costretto, quindi, a nascondere la propria umanità.

Matthew Goode, invece, è il big boss di questo film o se preferiamo il villain che lui riesce a rendere molto bene. Così come il tedesco Daniel Bruhl ha una propensione naturale nell’interpretare magistralmente personaggi subdoli ed un po' viscidi come in questo caso Hanussen.


Una menzione speciale merita il gallese Rhys Ifans nei panni ingombranti del buon Rasputin. Ifans si era già cimentato in ruoli di villains in Hannibal Lecter – Le origini del Male, nei panni di Vladis Grutas, e nello Spiderman del 2012 come Lizard. Innegabilmente si diverte e non poco a fare il mastodontico siberiano e, nonostante sia piegato ai cliché del copione, ci regala un’interpretazione meritevole che viene a paro con quella fatta da un mostro sacro come Cristopher Lee anni prima.

Nota positiva del film è che il politicamente corretto non riesce a farla da padrone. È vero sono presenti le immancabili quote rosa (Polly) e afro (Shola) ma non stravolgono il tessuto storico. Difatti la domestica Polly, interpretata da una scialba Gemma Artenton, benché simpatica come una micosi genitale, non è la classica “Marie Sue” molto overpower che viene propinata oggigiorno, la Rey “Skywalker”, dell’ultima e discutibilissima trilogia di Guerre Stellari targata Disney ne è l’esempio più lampante.

Parimenti Shola, interpretato da un bravissimo Djimon Hounsou, è quello che doveva essere nell’Europa del primo Novecento, ossia, un fedele servitore di un nobile britannico. Cosa ormai strana dopo i vari stravolgimenti visti nelle inguardabili serie tv propinate da Netflix.

Menzione d’onore spetta a Tom Hollander che interpreta i tre monarchi cugini. Nel cast fa anche una parte il sempre bravo Stanley Tucci che interpreta l’ambasciatore statunitense a Londra.


In buona sostanza King’s man è un film da vedere per passare due ore carichi di varie emozioni.



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