Ultimo concerto il giorno dopo

Aggiornato il: mar 5

Ebbene sì, ci siamo cascati tutti. Voi, noi, le tante testate giornalistiche nazionali che hanno annunciato l'evento dedicandogli articoli e servizi e tutte le centomila persone che sabato sera si dono collegate, anche con una certa difficoltà a causa dell'elevato numero di contatti contemporanei, al sito ultimoconcerto.it

Tutti trollati, tutti coinvolti in questo incredibile flashmob virtuale. Poi come prevedibile, è esplosa la bomba dei commenti social, fioccati come neve sul Gran Sasso. Chi si complimentava per l’innegabile genialità dell’iniziativa, chi protestava per la “fregatura” dimostrando di non aver capito lo spirito dell’iniziativa, chi confessava la gran tristezza provocata dalle immagini di quei locali vuoti, degli artisti silenziosi, o magari decisamente loquaci, come nel caso dei 99 Posse affiancati dai lavoratori della Whirlpool da mesi in lotta per il loro posto di lavoro. Ma, al di là del taglio scelto da ciascuno per interpretare la situazione, quel che è stato chiaro e penetrante come una stilettata è stato il messaggio. Che non è solo una lamentazione, non è una semplice richiesta di sostegno, ma una vera e propria piattaforma di proposte e rivendicazioni (la pubblichiamo integralmente per completezza d’informazione qui sotto) di una categoria che rischia di scomparire e con lei le nostre serate, i nostri concerti, la nostra socialità, gli stessi musicisti. Quando il virus sarà passato, quanti dei 130 Live Club aderenti alla campagna ci sarà ancora? La domanda non è per niente peregrina, vista la situazione. Toto Barbato, titolare del The Cage di Livorno, che abbiamo intervistato nell’articolo di sabato che dava conto dell’iniziativa, oggi, come tutti i coinvolti, è soddisfatto dei risultati, ma avverte: “Questo è solo un primo passo, la campagna prosegue e ci saranno altre sorprese, la prima in settimana”. Già perché, non trattandosi di una burla fine a se stessa, ma di un gesto simbolico e significativo, la cosa andrà avanti fino al raggiungimento degli obiettivi. L’idea, ispirata da una iniziativa analoga ma più piccola e decisamente meno clamorosa realizzata in Spagna, bisogna dirlo, è geniale nella sua ottica situazionista. “L’ultimo concerto?” come sottolinea Barbato, “grazie all’esposizione mediatica che ha generato in due soli giorni, ha portato al centro dell’attenzione le parole Live Club e anche solo questo è importante. Ci scusiamo per aver deluso qualche aspettativa,del resto però, se andate a leggere tutti i nostri comunicati, non troverete mai la parola “concerto” e non per caso”. Già, una finezza dialettica che lascia agli interlocutori il completamento del concetto, che viene spontaneo, automatico, ma lì sta la trappola. Ad ogni modo, per chi si è perso il flashmob è sempre possibile rivedere le performance di tutti gli artisti nei vari club sulla pagina www.ultimoconcerto.it . Certo, non sentirete musica, ma è comunque interessante scoprire come la creatività dei vari artisti ha interpretato la situazione. Da Ligabue al Vox di Nonantola ad Erica Mou allo Spazioporto di Grottaglie, gli Afterhours al Bloom di Mezzago, Edda all’Arci Ribalta di Modena, etc. Anche le accoppiate club-artisti non sono state casuali, ciascun club ha infatti scelto un artista o un gruppo che aveva uno stretto legame col locale, avendoci suonato spesso, magari fin dagli esordi. Quello identico per tutti era naturalmente il finale, la scritta che scorreva al termine di ogni video, sotto una citazione da “Where are we now?” di David Bowie:

“Dove siamo adesso? Nel momento in cui lo capisci, capisci di averlo capito”.

Nessun concerto, ecco lo avete capito anche voi.

Qui è dove siamo adesso, la realtà che viviamo oggi e che rischia di essere anche il nostro domani. Ma vogliamo cambiare il futuro. L’ultimo concerto? Lo avete già vissuto nel 2020. Il prossimo? Noi vogliamo che ci sia!

Dateci voce, noi ci mettiamo la passione e i palchi.

Quello che questa campagna riuscirà ad ottenere ce lo dirà il tempo, ma di sicuro nessuno di noi vuole vivere in un mondo silenzioso, senza musica né socialità e dunque non resta che augurare ai Live Club, agli artisti, ai tecnici e tutti coloro che lavorano nell’ambito dei concerti, di vincere questa battaglia. Per loro e anche per noi.


L’Ultimo Concerto? è una delle più importanti iniziative che ha coinvolto per la prima volta, i live club di tutta Italia, oltre a un incredibile numero di artisti, che con il loro straziante silenzio, a distanza di un anno dalle prime chiusure, hanno sottolineato l’importanza essenziale di questi spazi anche in riferimento alla loro stessa formazione professionale, in quanto luoghi di passaggio e partenza necessari e obbligatori per tutti coloro che fanno della musica la loro carriera.

Ci domandiamo se sarà possibile tornare a organizzare concerti, se il settore resisterà fino ad allora, o se abbiamo già assistito a quello che potrebbe essere L’Ultimo concerto per questi luoghi. Luoghi che ancora oggi non sono in grado di programmare il momento della ripartenza, e che nel frattempo devono continuare a sostenere i costi per il loro mantenimento.

La situazione attuale, infatti, lascia emergere numeri allarmanti. I mancati incassi per il settore sono superiori a 50.000.000 di euro. Per una media di € 332.491 per singola realtà. Il 49% dei Live Club dichiara di non avere certezza circa la possibilità di una riapertura a fine pandemia. Durante l’anno di chiusura forzata, infatti, i costi fissi, hanno avuto un peso di oltre 10.000.000 di euro, per una media di € 63.922 per singolo Live Club. La musica dal vivo è uno degli elementi fondamentali per la crescita degli artisti e del mondo della musica. Non solo. L’ascolto della musica, la partecipazione agli eventi live, l’incontro con musiche di ogni tipo, sono fondamentali per la crescita culturale delle persone e sostengono processi di coesione sociale.

Secondo i dati dell’osservatorio annuale SIAE 2019, nell’ambito delle attività di spettacolo, i concerti e le manifestazioni musicali dal vivo rappresentano: - il primo settore in assoluto come volume d’affari (pari quasi a 1 miliardo) - il secondo settore (dopo il cinema) per numero di spettacoli (385.000) e numero di ingressi e presenze (53 milioni) fra spettacoli di musica leggera, i cosiddetti ‘concertini’ e gli spettacoli all’aperto. I Live Club sono uno dei pilastri sui cui si reggono questi dati e, a prescindere da forma giuridica, dimensione e localizzazione. Sono luoghi multifunzionali e multidisciplinari, di promozione culturale e del proprio territorio.

Questa ricchezza di competenze e funzioni rende i Live Club degli ambienti fortemente dinamici all’interno dei quali lavorano migliaia di persone nell’ambito delle professioni dello spettacolo.

Eppure, fino ad oggi, non è mai stato riconosciuto il valore e il ruolo di questi spazi, al pari di quello che avviene, invece, per i cinema e i teatri. Per questo, mentre ci interroghiamo sull’ultimo concerto, immaginiamo come sarà e se ci sarà il Prossimo Concerto:

Non ci potrà essere un Prossimo Concerto e una vera ripartenza, se non sarà preceduta e accompagnata dalla sostenibilità e dal riconoscimento specifico per i Live Club, richiesto da tutta la categoria a gran voce da diversi anni.

Le particolarità degli spazi da noi rappresentati - che rappresentano delle colonne portanti del settore musica dal vivo - esigono per la loro ripartenza un orizzonte temporale concertato con le Associazioni di categoria che conoscono le particolarità organizzative e programmatiche di questi spazi (compatibilmente all’andamento della campagna vaccinale e quindi alla curva dei contagi).

Sarebbe pertanto molto difficile seguire questa onda emotiva che vorrebbe la riapertura in primavera, perchè i Live Club hanno esigenze di programmazione, fruibilità da parte del pubblico, economie di sostentamento, diverse da altri luoghi dello spettacolo quali Cinema e Teatri.

Inoltre, diversamente da questi, i Live Club non godono di riconoscimento e quindi di misure di sostegno permanenti.

Con questa premessa rappresentiamo le priorità del nostro settore:

  • È urgente avviare il processo di riconoscimento dei live club come luoghi della cultura da sostenere e promuovere, siano essi sale private o circoli.

  • Il nostro comparto non potrà aprire con capienze ridotte.

Gli attuali indici di affollamento previsti dalla normativa, sono fra i più bassi in Europa, sottostimano la capacità di lavorare in sicurezza dei nostri luoghi, e già in condizioni normali e in assenza di misure di sostegno, rendevano difficile il raggiungimento della sostenibilità economica della maggior parte degli spettacoli e delle strutture, e vanno opportunamente rivisti indipendentemente dalla pandemia.

  • Devono essere previste delle linee di ristoro economico emergenziale fino alla completa ripartenza.

  • Alla ripartenza devono essere collegate misure per incentivare la partecipazione del pubblico agli eventi, come la deducibilità fiscale sui biglietti e una campagna di promozione dei concerti di produzione e organizzazione di musica contemporanea.

LE RICHIESTE DEI LIVE CLUB:


SOSTEGNO EMERGENZIALE FINO ALLA COMPLETA RIPARTENZA

  • Contributi a fondo perduto parametrati al calo di fatturato registrato nel 2020 (che nel nostro settore è pari al 90%) che consentano la copertura dei costi fissi e quindi la sopravvivenza.

  • Riconferma del credito d’imposta sugli affitti come concessa già parzialmente nel 2020.

  • Proroga moratoria mutui e leasing.

  • Azzeramento dei canoni di affitto da parte degli enti pubblici per i concessionari degli spazi adibiti ad attività culturali

  • Estensione di tutte le misure di sostegno al reddito dei lavoratori, ammortizzatori sociali, CIG, bonus autonomi e lavoratori dello spettacolo, o altre misure assimilabili.

  • Intercessione verso i gestori dei servizi energetici e idrici per l’abbattimento dei costi fissi relativi alle utenze o realizzazione di un “buono utenze”.

RICONOSCIMENTO

  • Riconoscimento valoriale e ministeriale della categoria dei Live Club come luoghi della cultura; sale spettacolo per la musica contemporanea dal vivo con pari dignità di cinema e teatri, come già avviene in altri paesi europei, permettendo di accedere ad agevolazioni e misure di sostegno, tramite l’istituzione di un fondo e categoria ad hoc, nonché derivare questo riconoscimento a livello regionale.

RIFORMA

  • Rivedere e uniformare le aliquote Iva, al 10% per i biglietti di ogni forma di spettacolo

  • Ampliamento dell’applicazione del Tax Credit e dell’Art Bonus per l’acquisto di attrezzature per lo spettacolo, di strumenti musicali, organizzazione di corsi di formazione professionali, la realizzazione di spettacoli, format e tour.

  • Revisione/riduzione delle imposte e tariffe Imu e Tari ai Live Club in qualità di luoghi della cultura.

  • Uniformare le capienze per gli spettacoli in piedi al parametro di 2 persone al mq come indice di affollamento.

  • Abolizione imposta sugli intrattenimenti (ISI)

NEXT GENERATION

  • Promuovere e sostenere la realizzazione e la gestione di nuove sale spettacolo, anche attraverso progetti di recupero e rigenerazione urbana.

  • Promuovere e sostenere interventi ed attività rivolte all’efficientamento energetico, all’ammodernamento tecnologico e alla riduzione dell’impatto ambientale (generazione energia green, adozione materiali compostabili, ottimizzazione della raccolta dei rifiuti e smaltimento.

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