Biancaneve non s’ha da fare!

Aggiornamento: 7 feb

La scure del politicamente corretto sembra non voler lasciare tregua neanche alla Biancaneve di Disney. La prima critica è avvenuta a maggio 2021, ai danni del Principe Azzurro, che è stato accusato di violenza nei confronti della celeberrima principessa, per il bacio - a detta di alcuni gruppi di femministe radicali - non consensuale. Queste accuse, oltre che folli, rivelano una profonda ignoranza, anche a riguardo di quello che è il genere fiabesco, che si contraddistingue per un linguaggio che parla attraverso le proprie simbologie, esattamente come Fantasy, Horror e Fantascienza. Se coloro che hanno mosso queste accuse si fossero prima informate, magari leggendosi due righe sui princìpi della regalità descritti da Levalois, avrebbero saputo perfettamente che cosa rappresentasse quel bacio e come, contrariamente a quello che il diktat mainstream promuove, la donna veniva realmente vista nel Medioevo.

Tutto sembra essersi concluso, ma ecco che la nostra amatissima Biancaneve torna nel mirino del politically correct. Questa volta, però, a muovere accuse è l’attore Peter Dinklage. Già noto al grande pubblico per il suo ruolo nella serie “Il Trono di Spade”, l’attore ha accusato la Disney, a proposito della nuova live action di Biancaneve e i Sette nani, di essere offensiva nei confronti delle persone affette da nanismo.


La major, di tutta risposta, ha assecondato questa critica e ha comunicato la sostituzione dei celeberrimi nani con delle creature magiche di nuova concezione.

A nostro avviso, talvolta si fa fatica a prendere sul serio la questione del politicamente corretto e delle sue crociate, in quanto le basi di queste battaglie sono talmente futili da lasciare veramente il tempo che trovano. Un esempio? Le accuse di razzismo della cantante Demi Lovato ai danni di coloro che definisco ‘’alieni’’, soggetti di natura extraterrestre. Non vi nascondiamo che questa vicenda in particolare mi ha fatto sorridere e non poco, immaginandomi lo Xenomorfo di Alien mentre piange perché qualcuno lo ha definito alieno… un’atrocità intergalattica.


La questione di Dinklage, invece, ci ha fatto riflettere sul livello di ignoranza di questi individui che muovono simili accuse e sulla mancanza totale di conoscenza, da parte loro, dei caratteri peculiari e fondanti della cultura fiabesca o comunque letteraria. Se al nostro Peter stava così a cuore la situazione di coloro che sono affetti da nanismo e la loro rappresentazione in ambito cinematografico, come mai non ha rifiutato il ruolo del nano Trumpkin nel film “Le Cronache di Narnia: il Principe Caspian” - peraltro, sempre prodotto da Disney? Oppure, perché non ha rifiutato il ruolo del nano Eitri in “Avengers: Infinity War”, pellicola distribuita sempre da Disney?


A queste domande probabilmente Peter non potrà fornire risposta, ma chi sta scrivendo può darvi alcune nozioni che potranno dimostrare la totale assenza di discriminazione, nei confronti di persone affette da nanismo, in Biancaneve e i Sette Nani.

La figura del nano affonda le sue radici nella tradizione letteraria europea, in particolare in quella germanica. A livello simbolico, rappresenta categorie umane dedite al lavoro, soprattutto nell’ambito della lavorazione dei metalli e del loro commercio. Nell’Edda di Snorri, sono i nani di Nidavellir a forgiare Gugnir, la lancia di Odino, oppure Mjolnir, il martello di Thor. Nei racconti di Tolkien, i nani di Belagost creano Nauglamír per Finrod Felagund, oppure vanno alla ricerca spasmodica di grandi vene d’oro, nella città sotterranea di Erebor, e arrivano all’Arkengemma. Lo stesso Walt Disney ha raffigurato i propri nani come individui dediti al lavoro minerario, in chiave fanciullesca, non c’è alcun dubbio, ma donando loro quei connotati che riconducono a simbologie, figlie di una mitologia antichissima.

Insomma, quello che per Peter Dinklage è offensivo, in realtà è una raccolta di simbologie che trovano largo spazio nella mitologia Germanica e in tutte le trasposizioni nate nel corso degli anni. Definirle offensive, a nostro avviso, denota una profonda ignoranza sia dal punto di vista filologico, sia dal punto di vista cinematografico. Inoltre, ci permettiamo di supporre che l’astio del nostro Peter verso il prossimo film su Biancaneve sia dovuto ad una sua mancata presenza nel cast; ma queste sono solo ipotesi che non possono essere paragonate ai grandi problemi di questi “divi”, che devono combattere ogni giorno annose e faticose battaglie, come il prendere parte a al trono o a Pixell. Meno fortunati sono gli altri, quelli che attendono il ruolo che può valere una carriera ma la loro opinione non fa notizia.

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