Decamerovisus: appunti di una presentazione

Di dibattiti e tavole rotonde sulla pandemia, in questi anni di coronavirus dilagante, ce ne sono stati molti, se non troppi. Ma quello tenutasi lo scorso 23 marzo a Roma, alla Libreria San Paolo di Piazza San Giovanni in Laterano è stato probabilmente sui generis, perché di covid, disastri e scenari futuribili si è parlato non in termini medicali o politici, come al solito, ma letterari. Fantascientifici, per la precisione. Si è presentata infatti un’antologia di racconti sci-fi, tra il distopico e il surreale, eloquentemente intitolata Decamerovirus – Venti racconti per sopravvivere alla peste del XXI secolo, edita da Homo Scrivens.


In presenza del suo curatore Gianfranco de Turris, dell’editore, di alcuni degli autori partecipanti (Alessandro Bottero, Claudio Foti, Andrea Gualchierotti, Antonio Tentori) e con la moderazione di Carmine Treanni, il novello Decameron dell’era Covid è stato illustrato con dovizia di particolari, spaziando dallo spunto di partenza (un castello in Friuli che accoglie un gruppo di intelletti affini, riuniti per scampare al contagio durante il primo pauroso lockdown) fino all’analisi di quanto c’è di plausibile e non nella carrellata di racconti che scandisce le “dieci giornate” che formano l’antologia. Storie a volte terrificanti (è il caso dell’epidemia “metafisica” di Gualchierotti), altre paradossali (come avviene nel racconto di Foti, dove il covid arriva ad essere il nuovo spartiacque “d.C.”, “dopo Covid”), e non prive di improvvisi sprazzi d’umorismo grottesco ( arma di Bottero e Tentori, che descrivono insospettabili – e divertenti! - risvolti sociali e psicologici di una malattia che esaspera gli individui).

Tutti racconti che de Turris – decano della letteratura dell’Immaginario nostrana – ha selezionato sulla base di un unico criterio: la qualità nell’ipotizzare scenari inediti, basi di una riflessione non banale non tanto sull’emergenza pandemica, ma sulle risposte che ad essa sono state offerte. “Di antologie ne ho realizzate molte, e il criterio guida è sempre stato quello di proporre storie non scontate, cosa importante soprattutto in circostanze come queste, dove lo spunto nasce da una realtà che tutti abbiamo vissuto. E devo dire che ciascuno a suo modo, gli autori hanno risposto in modo eccellente all’appello”.

"il mio racconto parte da un'intuizione. In un mondo dove i contatti fisici sono proibiti per motivi sanitari qual è il mestiere più colpito? Ovviamente quello dove i contatti fisici sono più approfonditi. E a questo punto gli immuni saranno i performer più richiesti. Sempre che gli regga l'asta". Dice Alessandro Bottero

Non sono mancate anche riflessioni sullo stato dell’arte della fantascienza italiana, di cui – ricorda sempre de Turris – si celebrano quest’anno i 70 anni di tradizione. “Anche se purtroppo gli spazi, specie in termini di riviste specializzate, sono pochi: la rivista a marchio Solfanelli Dimensione Cosmica, Urania per Mondadori… Ambiti che vanno riducendosi complice la crisi della carta stampata e la preferenza per le pubblicazioni digitali. Che però sono realizzate sovente senza passare alcun vaglio critico, e si vede”. Il sunto dell’incontro? Che nonostante l’emergenza pandemica sia restia a scomparire del tutto, almeno nel mondo dei libri e della cosiddetta “letteratura non mimetica”, c’è qualcosa per fortuna di più virale del covid: la voglia di fantasia. E di quella, gli autori italiani ne hanno davvero da vendere!

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