Dimensione Cosmica 18


Non è un mistero: qui nella redazione di PlusNews una rivista come Dimensione Cosmica piace, e pure tanto.

Del resto, non sono molte le testate in giro che si occupano di narrativa di genere. Quelle poi che lo fanno bene, con la giusta competenza e senza pretese di ortodossia, ancora meno. Ecco dunque spiegato, in breve, come mai l’attesa per la nuova uscita del nostro quadrimestrale preferito sia per noi sempre troppo lunga.

Se a tutto questo aggiungete – preferenza che non è strano faccia il paio con la prima – che difficilmente ci perdiamo qualcosa di ciò che riguardi il fantastico di casa nostra, capirete benissimo come mai, quando i nostri amici del quadrimestrale edito da Tabula Fati si sono lasciati scappare la notizia che il numero in uscita avrebbe contenuto niente di meno che uno speciale su Dino Buzzati, non solo abbiamo aguzzato le orecchie, ma abbiamo altresì sguinzagliato i nostri contatti per rimediare in anteprima il sospirato fascicolo in questione (il diciottesimo, per la precisione).

La nostra brama sarà stata debitamente saziata? Diamine, sì!

Scherzi a parte, è difficile non concordare con le ragioni – ricordate nel consueto doppio editoriale a firma di Adriano Monti-Buzzetti e Gianfranco de Turris – che hanno portato a dedicare a Buzzati questo numero. E non si tratta unicamente di ricordare un anniversario che fa cifra tonda, i cinquant’anni dalla morte.

In vita volontariamente allontanatosi dai vari circoli in cui gli amici degli amici facevano finta di occuparsi di letteratura, da morto Buzzati ha subìto il consueto stigma che affligge gli autori non allineati con la speranza nelle future sorti, e progressive: bravo, bravissimo, ma tutto sommato tenerlo a sonnecchiare in libreria non offre il fianco a troppi rimorsi. E poi, vogliamo mettere chessò, con Pasolini? Vogliamo mettere tutti gli altri più o meno al servizio di qualche bella idea (se poi finita male, non importa)?

Con la sua avversione per le ideologie, con il suo amore per il fantastico e l’imponderabile, Buzzati non era un unicumsolo nella cultura italiana di ieri, ma anche di oggi. E i vari articoli e saggi a lui dedicati in questo numero non fanno altro che offrire visuali meno scontate su questa irriducibile unicità, umana ancor prima che letteraria. I grandi temi della narrativa buzzatiana - la morte, il tempo, le barriere, la percezione di una realtà altra – tutti coniugati dalla medesima sensibilità inquieta eppur rigorosa, sono debitamente portati all’attenzione del lettore. Ne siano esempio l’articolo di Errico Passaro, dedicato al non-luogo per eccellenza della fantasia di Buzzati, la Fortezza Bastiani, e quello di Andrea Gualchierotti, che affronta la rilevanza della categoria del “confine” nei racconti dello scrittore di San Pellegrino bellunese.

Una silloge che trova la sua corona nella riproposizione di due introvabili pezzi d’epoca – una intervista proprio a Buzzati e una sua commemorazione nel momento della dipartita – entrambi a firma de Turris.

Ma come sempre, Dimensione Cosmica rifugge la monotematicità, per cui dopo aver saldato pienamente il debito del tributo dovuto a Buzzati, ecco che il numero prosegue senza indugio: si va dal ricordo della regina dei vampiri Anne Rice, ad opera di Milena Rao, all’approfondimento su C.E. Maine, definito da Davide Arecco “un Hitchcock avveniristico”, per poi passare al commento, invero deluso, di Enrico Petrucci alla recente serie tv dedicata alla Fondazione asimoviana, nonchè alla disamina delle piccanti origini segrete di Wonder Woman a firma del nostro Alessandro Bottero.

Segue infine l’abituale corredo di recensioni e racconti brevi, tra cui spicca il notevole “I trasmigratori di anime” di Valentina Semprini, abile nello strutturare la sua storia su un substrato di credenze che odorano di primitivo e di sciamanico.

Insomma, come si usa dire, il menù è di quelli ricchi (e abbondanti) e non sarà difficile che ciascuno trovi il boccone che fa per lui. Poi, dopo esservi leccati per bene i baffi, potrete infine risponderci: facciamo bene o no a non perderci neanche un numero di Dimensione Cosmica?

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