Un Putin non si nega a nessuno


L’intellighenzia europea e italiana dovrebbero innalzare un monumento a Putin. Infatti, finalmente possono dare sfogo al sogno segreto di ogni politologo e politico dal 1945 ad oggi: poter finalmente mettere in pratica la frase “Neville Chamberlain è stato un coglione. Se c’ero io a Monaco nel 1938 lo vedevi che fine faceva Hitler!”

Quando il premier inglese Chamberlain dopo la conferenza di Monaco tornò a Londra dicendo “Peace in our times!”, assicurando tutti che aveva convinto Hitler a fare il bravo SOLAMENTE concedendogli i Sudeti (“E che volete che siano i Sudeti, davanti alla pace per tutti noi? come dicono A chi tocca nun se ’ngrugna!”) tutti lo osannarono. Sette anni dopo, nel 1945, dopo la Seconda guerra mondiale il nome Neville Chamberlain premier inglese alla conferenza di Monaco divenne sinonimo di “politico coglione che si fece abbindolare dal dittatore”.

Da allora OGNI politico europeo ha vissuto con il timore di diventare un Chamberlain. “E se arriva una crisi a livello europeo e io mi lascio abbindolare da un dittatore? Diventerò un Chamberlain!”. Nelle scuole di politica e diplomazia questa era la cosa più temuta: fare la figura del coglione, che abboccava alle bugie del dittatore di turno.

E veniamo a oggi.

Qui il punto non è dire se sia giusto o no combattere Putin. La cosa che ci interessa e su cui vorremmo ragionare in questi pochi minuti di attenzione che ci dedicate è una cosa forse ancora più grave: l’ipocrisia.

L’ipocrisia di chi vuole fare il duro, per non sembrare un debole e scemo “Chamberlain”, ma senza sporcarsi le mani né in un senso né nell’altro. Guerrafondai, che però alla resa dei conti fanno combattere gli altri (qualcuno ha detto USA?), e pacifisti che non si espongono più di tanto per non perdere il posto fisso nei talk.

Finalmente nel 2022, dopo 84 anni, diplomatici, giornalisti e analisti geopolitici da social possono dimostrare di non essere dei Chamberlain.

“La diplomazia è inutile! Il dittatore va eliminato fisicamente!”. È divertente vedere come una società che fino a ieri si arrovellava su come essere il più inclusiva possibile, su come comprendere ed empatizzare con tutti, su come “bisogna capire e stabilire un contatto anche con i bulli di Scampia o dello ZEN” oggi trova come posizione più MACHO e risoluta quella di suggerire ai russi di uccidere il capo, per toglierlo di mezzo.

E va anche bene. Il diritto internazionale non esiste, e il fine giustifica i mezzi. Macchiavelli, schifato dai docenti di etica o teologia morale, torna sempre a galla. Ma allora ammettiamolo.

Diciamo apertamente “Siamo tutti diplomatici tosti, col cuxxxo degli altri”. Si, perché la cosa divertente è che qui l’alternativa a Chamberlain non è Churchill, che almeno era uno onesto e disse “Inglesi? Io ci sto, ma guardate che saranno caxxi. Ci saranno lacrime, sudore e sangue. I nostri figli moriranno, cadranno le bombe. La guerra verrà da noi. Ma se pensate che sia giusto soffrire e lottare per dei valori io ci sto. Voi?”.

Qui non è Churchill. Qui siamo ai livelli di Totokamen in Totò contro maciste (cult del 1962): “Tebani, abbiamo lance, spade, frecce, mortaretti, tricche tracchi e castagnole. E con queste armi potenti, dico armi potenti, noi, noi, spezzeremo le reni a Maciste e ai suoi compagni, a Rocco e ai suoi fratelli! Valoroso soldato tebano, mio padre da lassù ti guarda e ti protegge. Armiamoci e partite! Io vi seguo dopo”.

Vi suona familiare? Provate a declinarlo al presente: “Ucraini, abbiamo sanzioni, armi che vi mandiamo, meme sui social, tricche tracchi e castagnole. E con queste armi potenti, dico armi potenti, noi, noi, spezzeremo le reni a Putin e ai suoi compagni, agli oligarchi e ai gatti russi! Valoroso soldato ucraino, mio padre da lassù ti guarda e ti protegge. Armiamoci e partite! Io vi seguo dopo

La storia quando si ripete è farsa.

Dissolvenza e tristezza…


PS. In un infomondo in cui o sei bianco o sei nero ci rendiamo conto che queste riflessioni potrebbero sconcertare. “Ma allora… è giusto fare la guerra a Putin, o no?”. Tenero lettore il punto, come cercavamo di dire prima, non è questo. Il punto è la mancanza di coerenza e di “capacità di accettare le conseguenze delle proprie azioni” della politica e degli autoproclamatosi “esperti di geopolitica”.

Dici che vuoi fare la guerra? Allora falla ANCHE te. Vai a Kiev. Non DIRE che vai a Kiev. Vacci.

Dici che ripudi la guerra? Allora sii talmente onesto da ammettere che ci saranno delle conseguenze e sii disposto a pagarle ANCHE te. Vota contro l’invio di armi all’Ucraina, perché in Italia inviare armi a un Paese in guerra è vietato per legge. Vota contro, se vuoi la pace, anche se così perderai il posto di sottosegretario e non ti inviteranno più in TV. Non fare come Cuperlo, che va alle manifestazioni per l pace e poi vota a favore dell’invio di armi.

Ossia: prendi a PAROLE una posizione? E allora traine le conseguenze e AGISCI secondo cosa proclami.

Ma dire “Armiamoci e partite”, ossia fare i duri e puri col cuxo degli altri (tanto per essere chiari “Amici Ucraini, vi sosteniamo nella vostra eroica resistenza sotto le bombe russe con i messaggi che lanciamo sui social dai comodi salotti di casa nostra”) è quanto di più disgustoso possa esserci.

Se fossi un ucraino rispetterei più un russo che mi spara e mette in conto che io possa sparare a lui, di chi, da casa sua pensa di vivere le mie stesse tragedie, perché il suo post di sostegno all’Ucraina su Facebook o Instagram non ha avuto i Like che si aspettava.

L’umanità non finirà in una catastrofe nucleare.

L’umanità come valore dell’anima sta finendo nel ridicolo dei leoni da tastiera.

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